L’ANALISI DEGLI INVESTIMENTI e la sua valutazione

L'analisi degli investimenti
L’analisi degli investimenti

L’analisi degli investimenti (o “valutazione” degli investimenti) è uno degli aspetti più importanti della finanza aziendale.

Infatti, essa riguarda i calcoli che qualsiasi imprenditore dovrebbe fare prima di aprire il portafogli, tirare fuori i soldi e acquistare nuovi macchinari, impianti e/o investimenti in generale per lo sviluppo della sua azienda oppure per il lancio di una nuova start-up.

Troppo spesso, quando devono effettuare nuovi investimenti, molti imprenditori decidono di affidarsi al “naso”. In pratica, questi imprenditori, fanno una valutazione di massima e poi decidono di effettuare gli investimenti senza usare una base razionale. Ma questo è uno dei metodi più pericolosi su cui basare certe decisioni. vediamo il perché.

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IL FABBISOGNO FINANZIARIO E LE FONTI DI FINANZIAMENTO

Il fabbisogno finanziario e le fonti di finanziamento sono due aspetti della gestione tra loro strettamente collegati, e spesso rappresentano uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un’idea di business poichè si affrontano questioni legate alla finanza aziendale, cioè ai soldi che sono necessari per dare avvio a un’attività o per far partire un nuovo investimento. Un’azienda in fase di start-up ha bisogno di soldi per finanziare la sede, l’acquisto di immobilizzazioni, l’acquisto di materie prime, l’assunzione di personale, il sostenimento di eventuali azioni promozionali e altri costi.

 

Un’azienda già avviata, che vuole mettere nel mercato un nuovo prodotto/servizio frutto di una nuova idea, ha bisogno di soldi per finanziare gli investimenti e i costi di gestione necessari per immettere sul mercato questo suo nuovo prodotto/servizio. In entrambi i casi, c’è necessità di soldi… e quindi l’azienda ha un fabbisogno finanziario (cioè di capitale) per fare fronte a tutte queste spese. La scelta del finanziamento per coprire il fabbisogno non può essere lasciata al caso, ma deve essere “studiata” attentamente.

Per le aziende in fase di start-up, la scelta del finanziamento sarà decisiva per l’aspirante imprenditore, poichè dovrà determinare correttamente proprio di quanti soldi ha bisogno per fare partire il suo business. Troppo spesso si sentono aspiranti imprenditori che si limitano a dire: “Per far partire la mia idea, mi servirebbero 100.000 euro!”, senza fermarsi a calcolare se la somma è esattamente quella necessaria, oppure un pò di più o un pò di meno. Ma, soprattutto, non calcolano quanto di quella somma serve per finanziare investimenti in immobilizzazioni (impianti, macchinari, attrezzature, capannoni e altro), e quanto serve per finanziare i  costi di esercizio (lavoro dipendente, utenze, pubblicità, affitti, consulenze, assicurazioni e altri).

Quindi, appare evidente che il fabbisogno assume una duplice veste: 1) fabbisogno finanziario strutturale,  che serve per “coprire” gli investimenti in immobilizzazioni; 2) fabbisogno finanziario corrente, generato dall’attività di produzione/erogazione e che serve per “coprire” i costi che l’azienda deve affrontare tutti i giorni, come costi di materie prime, semilavorati, utenze, lavoro dipendente, crediti e altri. Nella fase iniziale del business, spesso si verifica una situazione in cui l’aspirante imprenditore si trova in una doppia difficoltà: la prima, legata al reperimento delle fonti di finanziamento per coprire il doppio fabbisogno. La seconda, determinata dal fatto che, una volta partita l’attività,  dovrà affrontare dei momenti di “flusso di cassa negativo“, cioè la situazione in cui prima del conseguimento dei ricavi, deve sostenere dei costi.

Questo, dal punto di vista strettamente finanziario-monetario, significa che “prima si paga e dopo si incassa”, il che può creare delle “tensioni” finanziarie se l’imprenditore non ha fatto bene alcuni conti e soprattutto se non dispone di risorse finanziario-monetarie per mandare avanti il business per un certo periodo di tempo, cioè fino a che si inverte il flusso di cassa negativo e si trasforma in un flusso positivo. Quello che accade è rappresentato in questo grafico:

 

il fabbisogno finanziario e le fonti di finanziamento

Il fabbisogno finanziario, le fonti di finanziamento e il Business Plan

Tutte le considerazioni e le analisi relative al calcolo del fabbisogno finanziario e della sua relativa copertura, vanno inserite all’interno del business plan, nella sezione dedicata alla pianificazione finanziaria (clicca qui per il piano economico-finanziario). Qui devi specificare tutti gli  aspetti  necessari all’avvio dell’iniziativa e al suo sostenimento finanziario nel breve e medio termine. In questa sezione del business plan verifichi proprio la fattibilità finanziaria della tua idea di business: infatti, la fattibilità finanziaria del progetto poggia le sue basi proprio sulla fattibilità finanziaria dell’idea.

Va specificato che il fabbisogno subirà delle variazioni nel tempo, mano a mano che la nuova iniziativa economica prende il via, e che il ciclo incassi-pagamenti inverte la sua rotta. Nella fase di copertura del fabbisogno finanziario è di importanza cruciale la scelta delle fonti di finanziamento, poichè occorre prestare attenzione al tipo di capitale da recuperare e successivamente impiegare. Le fonti di finanziamento a cui si può ricorrere, sono di vari tipi: : 1) capitale proprio (o di rischio) : è il capitale che l’aspirante imprenditore mette di “tasca sua” nel business che vuole avviare.

Questo capitale è detto “permanentemente vincolato all’azienda”, poichè non richiede obblighi di rimborso. 2) Capitale di terzi (o capitale di debito): sono tutti i finanziamenti che provengo da soggetti esterni all’azienda. In tal senso: banche, finanziatori, società di leasing, società finanziarie, investitori, business angels, banche d’investimento, privati cittadini, amici, parenti e altri.

Questo capitale (preso in prestito) deve essere restituito in base alle scadenze contrattuali previste. 3) Autofinanziamento dell’impresa: è il capitale che l’azienda è in grado di produrre “in proprio”, senza chiedere niente a nessuno. Deriva dalla gestione economica, ed è un valido indicatore di come il flusso incassi-pagamenti (di cui abbiamo parlato sopra) ha invertito la sua rotta. Infatti, quanto più un’azienda è in grado di coprire il fabbisogno con questa forma di finanziamemto, tanto è più indipendente dal punto di vista finanziario. 4) Contributi e agevolazioni da parte dello Stato o della U.E.: in questo caso, quando si presenta la necessità di coprire il fabbisogno finanziario (o per nuove imprese, o per imprese che devono fare nuovi investimenti), lo Stato o  l’Unione Europea  “contribuiscono” con incentivi e agevolazioni di carattere finanziario per lo sviluppo delle nuove idee.

Ovviamente, tali contributi non “coprono” l’intero ammontare del fabbisogno, ma solo una sua parte che varia al variare di alcune condizioni di cui parleremo in articoli successivi. In questo caso, la presentazione di un adeguato business plan che dimostri la fattibilità economico-finanziaria è il requisito indispensabile per accedere alle graduatorie di ammissione al contributo! Nella fase della pianificazione finanziaria è opportuno prestare attenzione anche alle scadenze temporali degli investimenti e dei finanziamenti. Questo aspetto della finanza aziendale è stato affrontato in questo articolo.

 

Conclusioni

Alla luce di quanto scritto sopra, appare evidente il ruolo che ha la pianificazione economico-finanziaria all’interno del business plan: mettere l’imprenditore o l’aspirante imprenditore nelle condizioni di riflettere attentamente sulla qualità del fabbisogno finanziario e di provvedere alle sue fonti di copertura. Poichè dimenticare anche solo una voce di costo (pluriennale o di gestione che sia), può pregiudicare la fattibilità finanziaria dell’idea di business. Se vuoi conoscere quali sono le regole della finanza aziendale fondamentali per gestire con successo la tua attività di business, clicca qui.

Come fare lo Stato Patrimoniale

Fare lo Stato Patrimoniale

Come fare uno Stato Patrimoniale? La redazione dello Stato Patrimoniale è una  attività fondamentale per scrivere un business plan convincente, poiché all’interno di questo documento sono sintetizzati tutti gli investimenti che occorre effettuare e tutti i finanziamenti che è necessario reperire per acquistare gli investimenti.

Ma partiamo dall’inizio: come accade ogni volta che ci si trova di fronte all’avvio di una nuova attività, per poter iniziare a produrre il prodotto (o erogare il servizio) che si vuole vendere occorre mettere in piedi l’intero processo produttivo e, quindi, occorre dotarsi di una struttura produttiva, possibilmente organizzata in base a criteri di efficienza. Ma cosa significa “organizzare una struttura produttiva efficiente?”. Vediamo insieme.

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COME SI FORMA IL CONTO ECONOMICO

Come si forma il Conto EconomicoCome si forma il conto economico? In molti ci chiedono come si forma il Conto   Economico:  ecco la  risposta! Il Conto Economico di un’azienda  si forma partendo dai costi e dai ricavi. L’azienda per realizzare il suo processo produttivo ricorre ai seguenti fattori produttivi: capitali, fabbricati, impianti, attrezzature, automezzi, materie prime, materiali di consumo, merci, risorse umane, illuminazione, energia elettrica, acqua,gas, telefoni, fax manutenzioni, fitti, assicurazioni, consulenze, ed altri.

Ogni volta che  l’azienda acquista i fattori produttivi di cui ha bisogno per la sua attività  sostiene dei COSTI. Esiste una relazione molto intima tra alcuni tipi di costi (i cosiddetti  “costi pluriennali”) e i costi di esercizio presenti nel conto economico.

Infatti, tra i fattori produttivi ed i costi si ha questa relazione:

 

Come si forma il Conto Economico

Tutte le volte, invece, che l’azienda  entra in contatto con il mercato per la vendita  dei suoi prodotti o servizi consegue dei RICAVI. La differenza tra ricavi e costi determina il risultato economico. Se i ricavi sono maggiori dei costi si ha un UTILE D’ESERCIZIO; se al contrario i costi sono maggiori dei ricavi si ha una PERDITA D’ESERCIZIO. Ogni giorno, il contabile dell’azienda registra, in vari conti,  tutte le operazioni gestionali che danno luogo a ricavi e  a costi.

 

Come si forma  il Conto Economico?

Alla chiusura dell’esercizio i saldi dei vari conti vanno a formare il CONTO ECONOMICO. Il Conto Economico  a scalare divide le voci  dei costi in base al criterio della”natura o origine” cioè in base al fattore produttivo che ha originato i costi stessi. Si hanno quindi:

  • Costi originati dall’utilizzo  delle materie prime (esempio: costi per acquisto stoffa, filo, bottoni,etc)
  • Costi originati dall’utilizzo dei macchinari (esempio: ammortamento per acquisto macchina da cucire)
  • Costi originati  dall’utilizzo delle risorse umane (esempio: retribuzione per la sarta)
  • Costi originati dall’utilizzo dei servizi (esempio: costi per spese di pubblicità e consulenze)
  • Costi originati dall’utilizzo dei capitali ( esempio: costi per interessi passivi su prestiti)

Prima che la IV direttiva CEE n.78/660, fosse recepita nel nostro ordinamento giuridico, il Conto Economico veniva presentato a sezioni contrapposte: la sezione  sinistra riportava i costi, la sezione di destra  riportava i ricavi, in questo modo:

 

CE a sezioni contrapposte

Dal 1991, anche l’ordinamento italiano ha recepito la IV Direttiva con   decreto legislativo n.127/1991 e da allora il Conto Economico  si redige in forma scalare. Il Conto Economico a forma  scalare ha la carattristica di rappresentare dei risultati intermedi. Il Conto Economico a scalare parte dai ricavi per giungere al reddito d’esercizio, in questo modo:

Conto Economico  a scalare

Il Conto Economico presentato in questa forma mette in evidenza la produzione e la vendita dei beni e dei servizi che sono l’attività “caratteristica” dell’azienda. Ciò significa che per un’azienda di abbigliamento, l’attività caratteristica è rappresentata dalla produzione e dalla vendita di abiti. Ora  è evidente che in ogni azienda ci sono anche operazioni finanziarie, come ad esempio gli interessi attivi e passivi, ed operazioni straordinarie, come ad esempio, minusvalenze e plusvalenze straordinarie.

Ma queste operazioni, seppur facenti parti della gestione aziendale nel suo complesso, solo indirettamente riguardano la produzione di beni e di servizi per i quali l’azienda è presente sul mercato. Ecco  perchè è importante dividere l’attività aziendale in 3 aree: gestione caratteristica; gestione finanziaria; gestione straordinaria.

Il Conto Economico e le aree di gestione

La gestione caratteristica riguarda la produzione  e la vendita di  beni o servizi per i quali l’azienda è presente sul mercato. In questa gestione occorre considerare solo i ricavi ed i costi specifici e caratteristici che riguardano la produzione  e la vendita di un determinato bene e/o servizio. Ad esempio, se un’azienda produce  abiti,  deve considerare  solo i ricavi derivanti dalla vendita di abiti e deve  confrontarli  con i costi sostenuti per produrre abiti:

  • costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: stoffa, fodera, bottoni, chiusure lampo
  • costi per servizi: energia, acqua, gas, telefono, assicurazioni,consulenze, royalties, lavorazioni esterne
  • costi per godimento di beni di terzi: affitto, canoni di leasing, concessioni
  • costi per il personale: salari e stipendi, oneri contributivi,trattamento di fine rapporto
  • ammortamenti per immobilizzazioni immateriali:  costi di impianto e ampliamento; avviamento, costi per acquisto software
  • ammortamento per immobilizzazioni materiali: fabbricati, macchine, attrezzature, mobili ed arredi
  • variazioni intervenute nel valore delle materie prime, sussidiarie, di consumo tra il 1° gennaio ed il 31 Dicembre di ogni ogni anno

La gestione finanziaria si occupa invece di rilevare i proventi di natura finanziaria (ad esempio gli interessi attivi  sui conti correnti dell’azienda) e gli oneri fimanziari ( ad esempio gli interessi passivi  su mutui). La gestione straordinaria riguarda invece proventi ed oneri straordinari che sono:

  • contributi erogati dallo Stato, o dalle  Regioni o dalle  Province o dai Comuni
  • plusvalenze che derivano dalla vendita di cespiti
  • sopravvenienze attive, come ad esempio, liberalità ricevute
  • rimborsi da parte delle assicurazioni per danni subìti
  • minusvalenze che derivano dalla vendita di cespiti
  • sopravvenienze passive, come ad esempio, furti o danni che derivano da calamità naturali

Il tenere separate le 3 diverse aree di gestione consente  di valutare i singoli risultati intermedi. Dal momento che lo scopo  dell’azienda è quello di produrre e vendere beni e servizi oggetto della propria attività, allora un’azienda viene  valutata positivamente quando è alta  la differenza tra il Valore della produzione ed i costi della produzione.

Al contrario, un’azienda che ha una bassa differenza tra il Valore della Produzione e  i Costi di produzione, viene valutata in modo negativo in quanto questo risultato dimostra che l’impresa ha una scarsa capacità di produrre reddito con la sua attività caratteristica. E’  da considerare anche preoccupante un alto saldo negativo della gestione finanziaria, perchè esso indica che l’azienda ha forme di indebitamento molto onerose che vanno ad “erodere” pesantemente il reddito della gestione caratteristica.

Anche un risultato dell’esercizio salvato ” in extrenmis” da un saldo positivo della gestione straordinaria, è da considerarsi preoccupante. Poichè i proventi straordinari (esempio contributi di enti pubblici) che si sono avuti  nell’esercizio sono situazioni “occasionali” che difficilmente possono ripetersi  nel futuro. Di seguto riportiamo un esempio di Conto Economico scalare:

 

Esempio Conto Economico a scalare

Conclusioni

Quindi appare evidente come si forma il Conto Economico:  a fronte di un  valore della produzione pari a € 516.457 si è avuto  un costo totale della gestione caratteristica pari a € 463.417. La differenza tra Valore  e Costo della produzione  è pari a €  53.040: in altre parole, il reddito della gestione caratteristica, cioè l’utile creato dalla gestione delle attività per cui l’azienda è sul mercato, per esempio la produzione e la vendita di abiti, è positivo. A questo primo risultato vanno aggiunti i risultati derivanti dalla gestione finanziaria e dalla gestione straordinaria.

La gestione finanziaria registra una perdita pari ad € 5.165 come diffrenza tra i ricavi derivanti da interessi attivi su conti correnti e  interessi passivi di conto corrente. La gestione straordinaria ha dato luogo ad un risultato positivo pari a € 30.987 dovuto da una parte,  ad un contributo  della Regione (provento straordinario)  pari a €36.152 e dall’altra  ad una dismissione di vecchi macchinari (oneri straordinari) pari a € 5.165.

Come emerge da questa breve analisi, attraverso il Conto Economico scalare è possibile individuare, oltre al risultato d’esercizio, i risultati intermedi cioè l’apporto separato della gestione caratteristica, finanziaria e straordinaria.

INVESTIMENTI, FINANZIAMENTI E CORRELAZIONE TEMPORALE

Principio di correlazione temporale investimenti-finanziamentiQuando si parla di investimenti e finanziamenti e della loro correlazione temporale, ci si riferisce ad uno degli aspetti più importanti della finanza d’impresa, Inoltre, ci si riferisce ad uno dei principi di corretta gestione finanziaria dell’azienda. La gestione finanziaria dell’azienda ha a che fare con il denaro e la sua gestione. Si tratta di capire da dove arrivano i soldi e dove vanno a finire a seguito delle operazioni di investimento. questo riguarda si il breve che il lungo termine.

Ma non solo: ciò che conta è anche la “qualità” del denaro che l’azienda riesce a reperire sul mercato. Perché il denaro è  così importante in un’impresa? quali sono i veri motivi per i quali occorre stare attenti alla gestione finanziaria dell’impresa?

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BREAK EVEN POINT: COS’E’?

Break Even Point per le decisioni aziendali
Break Even Point per le decisioni aziendali

Il Break Even Point serve per calcolare il punto di pareggio tra i costi totali e i ricavi totali dell’azienda. Sappiamo che se il volume delle vendite è basso, l’azienda perde; se invece è elevato, l’azienda guadagna. Questo accade per il fatto che  ogni impresa  sostiene dei  costi  fissi per:

  • la struttura tecnica: cioè il fabbricato, gli impianti, le macchine, le attrezzature, i mezzi di trasporto, le macchine d’ufficio, etc:
  • la struttura organizzativa: cioè le risorse umane tecniche, amministrative, commerciali, etc

Ogni imprenditore deve, o almeno dovrebbe, conoscere qual è la quantità minima di vendite necessaria per coprire i costi fissi relativi alla struttura tecnica e a quella organizzativa.  L’analisi tecnica aziendale utilizza  l’analisi  del punto di pareggio per determinare il cosiddetto “fatturato di break even” cioè il volume di fatturato minimo che l’azienda deve raggiungere per non avere perdite di gestione.

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IL CONTROLLO DEI COSTI: PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE IN AZIENDA?

Il controllo dei costi Il controllo dei  costi è una delle funzioni più importanti nell’ambito della gestione dell’impresa ed è anche una delle funzioni meno presenti, considerando i vantaggi che porta a chi lo utilizza. Infatti, avere un sistema di controllo dei costi ti permette di sapere come si creano i costi all’interno della tua azienda e quindi di poterli controllare per aumentare i profitti.

Ma non è solo questo il ruolo del sistema di controllo dei costi: infatti, esso fornisce anche elementi utili per stabilire i prezzi di vendita dei tuoi prodotti e servizi. Inoltre, consente di tenere sotto controllo l’andamento economico della tua azienda poichè ti permette di avere numeri esatti che ti sono necessari per valutare con maggior precisione e cura cosa sta realmente accadendo nella tua azienda.

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LE STRATEGIE DI MARKETING

In questo articolo parliamo delle  strategie di marketing e del perchè devono essere specificate all’interno del Business Plan. Le  strategie di marketing  comprendono “le linee”  lungo le quali  la TUA azienda, nel medio-lungo periodo, vuole procedere per conseguire e raggiungere gli obiettivi che ti sei posto nella fase della pianificazione.

Ricordati sempre,  che la tua  strategia di marketing per essere efficace deve avere alcune caratteristiche, quali: l’ orientamento al cliente la visione di lungo termine la differenziazione rispetto alla concorrenza l’essere “flessibile”

Le strategie di marketing si compongono di alcuni elementi quali: la segmentazione, il posizionamento ed il marketing mix che tu dovrai descrivere nel BUSINESS PLAN. Che cos’è la segmentazione del mercato? La segmentazione è la suddivisione del mercato  in gruppi distinti di potenziali clienti e consumatori che hanno, al loro interno,  un elevato grado di omogeneità; Più semplicemente ancora, il mercato  del tuo prodotto /servizio può essere segmentato in base a:

  1. variabili  generali quali: età, sesso, luogo di residenza,  stato civile, ciclo di vita familiare,  classe sociale dei tuoi potenziali clienti
  2. variabili comportamentali quali: occasione d’acquisto, status del cliente,  intensità di uso, livello di fedeltà dei tuoi potenziali clienti

La segmentazione di mercato, ad esempio,  di un’atelier di moda  può essere fatta sulla base delle seguenti variabili:

 

 

Dopo aver segmentato il mercato,  devi decidere su quale segmento di mercato puntare.  Successivamente devi occuparti del posizionamento sul mercato  cioè devi differenziarti rispetto ai tuoi concorrenti: quindi il posizionamento sul tuo mercato consiste nel fatto che  il tuo prodotto/servizio deve avere delle  caratteristiche diverse rispetto a quelle della concorrenza. Solo dopo che hai segmentato il mercato e posizionato il prodotto/servizio, puoi far ricorso alle leve del marketing mix ( o cosiddette 4 P). Ciò significa che  solo ora  puoi decidere il genere e le caratteristiche del prodotto/ servizio che vuoi offrire, stabilirne il prezzo, scegliere le modalità di distribuzione nonchè le sue modalità di promozione.

 

Le 4 leve del marketing mix

Le cosidette leve del marketing mix sono  la combinazione di  strumenti commerciali che puoi utilizzare per agire sul tuo mercato obiettivo e per influenzare i tuoi clienti. Le 4 P sono:

  1. PRODOTTO: è sicuramente il primo ed il più importante tra gli elementi del marketing mix.  Alla base di ogni attività di impresa vi è un prodotto, ovvero un’offerta. Quando si parla  di PRODOTTO  devi far riferimento non solo al prodotto in senso fisico e concreto  che offri al mercato,  ma anche  alle sue  qualità, alla sua linea, al colore, alla confezione, al servizio post vendita, alla garanzia, etc;
  2. PREZZO: il  prezzo di vendita  del prodotto  che intendi offrire al mercato,   deve tenere in considerazione i costi aziendali, i prezzi praticati dalla concorrenza, le politiche di prezzo, gli sconti, le modalità ed i tempi di pagamento;
  3. PUNTO VENDITA (DISTRIBUZIONE): devi scegliere le modalità in cui pensi di distribuire il tuo prodotto. Puoi decidere  di avere un punto vendita diretto, oppure di avvalerti  di un intermediario come ad esempio un grossista. La scelta  del canale di distribuzione  dipende dalle risorse finanziarie che hai a disposizione e dagli obiettivi che hai pianificato
  4. PROMOZIONE:  comprende tutte le attività  di pubblicità, comunicazione e pubbliche relazioni che fai per far cononscere il tuo prodotto al mercato

E’ chiaro che le 4 P  esprimono  una visione del mercato secondo l’interesse del “venditore” e non del cliente. Questo perchè il cliente  nel valutare l’ offerta può avere un’idea diversa da quella  del venditore. Pertanto le 4P del venditore  possono essere sostituite  dalle 4C che descrivono il punto di vista del cliente:

  1. CUSTUMER VALUE cioè “valore per il cliente”
  2. COSTO per il cliente
  3. CONVENIEZA
  4. COMUNICAZIONE

Ques’impostazione delle 4 C pone  l’attenzione sul fatto che  il cliente punta ad aquisire “VALORE”  e che, quindi, ricerca la soluzione ad un suo problema o meglio cerca la soddisfazione ad un suo bisogno o desiderio. Da ciò consegue che l’impresa  dovrebbe sovvertire completamente ciò che ha praticato fino ad ora  e farebbe bene a pensare prima in termini di “valore” ricercato dal cliente, cioè le 4 C, e poi in termini di 4P.

COME FARE IL BUSINESS PLAN PER UN RISTORANTE

 

come fare il business plan per un ristoranteCome fare il Business Plan per un ristorante è uno degli aspetti più importanti da considerare nel momento in cui deve fare nuovi investimenti. Spesso, infatti, alcuni ristoratori sono esclusivamente preoccupati del costo dell’investimento, senza calcolare l’effettivo ritorno economico. Cosa significa? Semplicemente che, se devi acquistare la cucina nuova, le celle frigorifere, le stoviglie e tutte le attrezzature necessarie per avviare concretamente il tuo nuovo ristorante, devi anche stimare i ricavi connessi all’attività. E, di conseguenza, devi capire se fare un certo tipo di investimento ti conviene oppure no. Perché non sempre ad un investimento corrisponde un rendimento. E, per capire se ti conviene oppure no aprire il ristorante, è sempre meglio fare un paio di calcoli..

Quindi, vediamo insieme come fare il business plan per un ristorante.

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BUSINESS PLAN E PIANO ECONOMICO-FINANZIARIO

Il business plan e il piano economico-finanziario
Il business plan e il piano economico-finanziario

Business plan e piano economico-finanziario: è arrivato il momento di fare i conti! Il business plan, infatti, è composto di due parti: la parte descrittiva e quella tecnica. quest’ultima è la sintesi  “tecnica” di tutte le informazioni che sono state esposte nella parte descrittiva dello stesso business plan.  E’ anche la parte più complessa da scrivere, poiché la verifica numerica della coerenza di tutti i dati che sono stati esposti: investimenti, finanziamenti, ricavi, costi, entrate e uscite monetarie e altro, devono essere sintetizzati all’interno dei bilanci previsionali, che sono le proiezioni future dell’attività dell’impresa.

Le previsioni economico-finanziarie, solitamente, vengono fatte su un orizzonte temporale di tre-cinque anni, anche se bisogna specificare che un orizzonte così ampio perde di attendibilità perché per alcune variabili diventa praticamente impossibile fare previsioni esatte. Per esempio, per un’azienda che produce materiali plastici (derivati del petrolio) è fondamentale ipotizzare le oscillazioni di prezzo del greggio per i prossimi cinque anni: ma viste le oscillazioni del prezzo del greggio, diventa abbastanza arduo effettuare previsioni da qui ad un anno.

Figuriamoci a cinque… Per tale motivo, molto più spesso le previsioni di bilancio vengono fatte su un orizzonte temporale di tre anni.

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