IL CONTROLLO DEI COSTI: PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE IN AZIENDA?

Il controllo dei costi Il controllo dei  costi è una delle funzioni più importanti nell’ambito della gestione dell’impresa ed è anche una delle funzioni meno presenti, considerando i vantaggi che porta a chi lo utilizza. Infatti, avere un sistema di controllo dei costi ti permette di sapere come si creano i costi all’interno della tua azienda e quindi di poterli controllare per aumentare i profitti. Ma non è solo questo il ruolo del sistema di controllo dei costi: infatti, esso fornisce anche elementi utili per stabilire i prezzi di vendita dei tuoi prodotti e servizi. Inoltre, consente di tenere sotto controllo l’andamento economico della tua azienda poichè ti permette di avere numeri esatti che ti sono necessari per valutare con maggior precisione e cura cosa sta realmente accadendo nella tua azienda. Continue reading “IL CONTROLLO DEI COSTI: PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE IN AZIENDA?”

LE STRATEGIE DI MARKETING

In questo articolo parliamo delle  strategie di marketing e del perchè devono essere specificate all’interno del Business Plan. Le  strategie di marketing  comprendono “le linee”  lungo le quali  la TUA azienda, nel medio-lungo periodo, vuole procedere per conseguire e raggiungere gli obiettivi che ti sei posto nella fase della pianificazione. Ricordati sempre,  che la tua  strategia di marketing per essere efficace deve avere alcune caratteristiche, quali: l’ orientamento al cliente la visione di lungo termine la differenziazione rispetto alla concorrenza l’essere “flessibile” Le strategie di marketing si compongono di alcuni elementi quali: la segmentazione, il posizionamento ed il marketing mix che tu dovrai descrivere nel BUSINESS PLAN. Che cos’è la segmentazione del mercato? La segmentazione è la suddivisione del mercato  in gruppi distinti di potenziali clienti e consumatori che hanno, al loro interno,  un elevato grado di omogeneità; Più semplicemente ancora, il mercato  del tuo prodotto /servizio può essere segmentato in base a:
  1. variabili  generali quali: età, sesso, luogo di residenza,  stato civile, ciclo di vita familiare,  classe sociale dei tuoi potenziali clienti
  2. variabili comportamentali quali: occasione d’acquisto, status del cliente,  intensità di uso, livello di fedeltà dei tuoi potenziali clienti
La segmentazione di mercato, ad esempio,  di un’atelier di moda  può essere fatta sulla base delle seguenti variabili:     Dopo aver segmentato il mercato,  devi decidere su quale segmento di mercato puntare.  Successivamente devi occuparti del posizionamento sul mercato  cioè devi differenziarti rispetto ai tuoi concorrenti: quindi il posizionamento sul tuo mercato consiste nel fatto che  il tuo prodotto/servizio deve avere delle  caratteristiche diverse rispetto a quelle della concorrenza. Solo dopo che hai segmentato il mercato e posizionato il prodotto/servizio, puoi far ricorso alle leve del marketing mix ( o cosiddette 4 P). Ciò significa che  solo ora  puoi decidere il genere e le caratteristiche del prodotto/ servizio che vuoi offrire, stabilirne il prezzo, scegliere le modalità di distribuzione nonchè le sue modalità di promozione.  

Le 4 leve del marketing mix

Le cosidette leve del marketing mix sono  la combinazione di  strumenti commerciali che puoi utilizzare per agire sul tuo mercato obiettivo e per influenzare i tuoi clienti. Le 4 P sono:

  1. PRODOTTO: è sicuramente il primo ed il più importante tra gli elementi del marketing mix.  Alla base di ogni attività di impresa vi è un prodotto, ovvero un’offerta. Quando si parla  di PRODOTTO  devi far riferimento non solo al prodotto in senso fisico e concreto  che offri al mercato,  ma anche  alle sue  qualità, alla sua linea, al colore, alla confezione, al servizio post vendita, alla garanzia, etc;
  2. PREZZO: il  prezzo di vendita  del prodotto  che intendi offrire al mercato,   deve tenere in considerazione i costi aziendali, i prezzi praticati dalla concorrenza, le politiche di prezzo, gli sconti, le modalità ed i tempi di pagamento;
  3. PUNTO VENDITA (DISTRIBUZIONE): devi scegliere le modalità in cui pensi di distribuire il tuo prodotto. Puoi decidere  di avere un punto vendita diretto, oppure di avvalerti  di un intermediario come ad esempio un grossista. La scelta  del canale di distribuzione  dipende dalle risorse finanziarie che hai a disposizione e dagli obiettivi che hai pianificato
  4. PROMOZIONE:  comprende tutte le attività  di pubblicità, comunicazione e pubbliche relazioni che fai per far cononscere il tuo prodotto al mercato
E’ chiaro che le 4 P  esprimono  una visione del mercato secondo l’interesse del “venditore” e non del cliente. Questo perchè il cliente  nel valutare l’ offerta può avere un’idea diversa da quella  del venditore. Pertanto le 4P del venditore  possono essere sostituite  dalle 4C che descrivono il punto di vista del cliente:
  1. CUSTUMER VALUE cioè “valore per il cliente”
  2. COSTO per il cliente
  3. CONVENIEZA
  4. COMUNICAZIONE
Ques’impostazione delle 4 C pone  l’attenzione sul fatto che  il cliente punta ad aquisire “VALORE”  e che, quindi, ricerca la soluzione ad un suo problema o meglio cerca la soddisfazione ad un suo bisogno o desiderio. Da ciò consegue che l’impresa  dovrebbe sovvertire completamente ciò che ha praticato fino ad ora  e farebbe bene a pensare prima in termini di “valore” ricercato dal cliente, cioè le 4 C, e poi in termini di 4P.

COME FARE IL BUSINESS PLAN PER UN RISTORANTE

  come fare il business plan per un ristoranteFare il Business Plan per un ristorante è uno degli aspetti più importanti da considerare nel momento in cui deve fare nuovi investimenti. Spesso, infatti, alcuni ristoratori sono esclusivamente preoccupati del costo dell’investimento, senza calcolare l’effettivo ritorno economico. Cosa significa? Semplicemente che, se devi acquistare la cucina nuova, le celle frigorifere, le stoviglie e tutte le attrezzature necessarie per avviare concretamente il tuo nuovo ristorante, devi anche stimare i ricavi connessi all’attività.  

Fare un Business Plan per un ristorante: da dove iniziare?

Il primo passo da fare è sicuramente studiare il mercato per il tipo di ristorazione che vuoi fare. Ad esempio, potresti decidere di proporre cucina regionale; oppure cucina tipicamente di mare; oppure solo carne etc. Dopo che hai scelto il tuo prodotto/servizio, fai un’analisi di mercato per verificare che il tipo di prodotto che hai scelto viene richiesto dai tuoi potenziali clienti. Per esempio, se hai deciso di fare cucina tipica siciliana a Torino, devi verificare che effettivamente i torinesi vogliono degustare le specialità siciliane. Questa semplice verifica la puoi fare con strumenti come le ricerche di mercato. Puoi fare qualche intervista a qualche abitante di Torino di varie classi di età, reddito e status sociale; oppure puoi  proporre dei questionari o ancora  puoi studiare la concorrenza. Se a Torino ci sono altri 10 ristoranti tipici siciliani, e che lavorano da tanto tempo, allora è probabile che ai torinesi piace la cucina tipica siciliana. Dopo avere verificato che un mercato c’è (cioè ci sono potenziali clienti), devi fare l’elenco degli investimenti da effettuare: macchinari da cucina; celle frigorifere; forni; cappe; attrezzatura varia e minuta; stoviglie; tavoli,; sedie; tovaglie, posate, bancone eccetera. Insomma, fai l’elenco di tutto quello che ti serve e stima quanto ti costa. La somma dei soldi che devi spendere per allestire il tuo ristorante, rappresenta l’ammontare dei tuoi investimenti. Dopo che hai stimato il costo degli investimenti, devi specificare come credi di comprarli, cioè devi analizzare il piano di copertura finanziaria.  

Come fare il piano di copertura finanziaria per un ristorante

Il modo più semplice per fare il piano di copertura finanziaria per un ristorante è sapere prima di tutto quanti soldi hai  intenzione di mettere tu nella tua iniziativa. Facciamo un esempio semplice:   "piano   Allestire il tuo futuro ristorante ti costa 110.000 euro. La prima domanda a cui devi risponderti è:”Dove trovo i soldi?”. Dallo schema qui sopra, è chiaro che tu ci metti una parte, cioè 40.000 euro. La parte restante che ti serve la puoi trovare in vari modi: o da una banca, oppure da nuovi soci o da qualcuno che ti presta i soldi. Oppure, li puoi trovare in tutti e tre i modi. L’importante è che questa somma sia di 70.000 euro, altrimenti non puoi fare fronte ai tuoi investimenti. Dopo avere fatto il piano di copertura finanziaria per gli investimenti, devi passare a stimare i costi di gestione e i ricavi che puoi ottenere. A questo punto, devi fare il piano di copertura dei costi di gestione.  

Avviare un ristorante e i costi di gestione

I costi di gestione per avviare un ristorante sono tutti quelli che devi sostenere per acquistare ogni giorno le materie prime (cioè alimenti e bevande), per sostenere le utenze, per pagare il personale, e per pagare tutte le spese amministrative e/o commerciali e generali. I costi che sostieni devono essere “coperti” dai ricavi che presumi di conseguire vendendo i tuoi pasti. In questa fase è molto importante quello che abbiamo detto prima: se hai stimato che ogni giorno vengono nel tuo ristorante 50 clienti e ognuno è disposto a spendere 50 euro, e lavori per 200 giorni all’anno, allora i tuoi ricavi presunti saranno quelli riportati nel conto economico:   previsione dei costi per aprire un ristorante  

Questo semplice esempio di conto economico ti mostra che i ricavi di 500.000 euro sono più che sufficienti a coprire tutti i costi di gestione che devi affrontare. Ovviamente il calcolo nella realtà è un pò più complesso, ma per avere un’idea generale questo esempio è sufficiente. Una volta che sei riuscito a coprire i costi di gestione, la differenza tra i ricavi (500.000 euro) e i costi (399.000 euro) è il margine di profitto che ti rimane.

Conclusione

Se devi fare il Business Plan per avviare un ristorante tieni sempre ben presenti il piano di copertura finanziaria per assicurarti di potere finanziare gli investimenti,  ed il piano della copertura economica dei tuoi costi. Se tutti i conti “tornano”, allora sei sulla buona strada per avviare un’iniziativa di successo! Ovviamente, questa è una delle fasi più delicate del processo di pianificazione poichè se sbagli a fare le stime di mercato, il tuo piano di copertura dei costi risulterà falsato e ti potrebbe dare informazioni sbagliate. Cerca quindi di essere quanto più accurato e concreto possibile, perchè è meglio investire un pò di tempo prima nelle attività di ricerca e pianificazione, piuttosto che trovarti a dovere chiudere il tuo ristorante dopo, per mancanza di ricavi.

BUSINESS PLAN E PIANO ECONOMICO-FINANZIARIO

Il business plan e il piano economico-finanziario
Il business plan e il piano economico-finanziario
Business plan e piano economico-finanziario: è arrivato il momento di fare i conti! Il business plan, infatti, è composto di due parti: la parte descrittiva e quella tecnica. quest’ultima è la sintesi  “tecnica” di tutte le informazioni che sono state esposte nella parte descrittiva dello stesso business plan.  E’ anche la parte più complessa da scrivere, poiché la verifica numerica della coerenza di tutti i dati che sono stati esposti: investimenti, finanziamenti, ricavi, costi, entrate e uscite monetarie e altro, devono essere sintetizzati all’interno dei bilanci previsionali, che sono le proiezioni future dell’attività dell’impresa. Le previsioni economico-finanziarie, solitamente, vengono fatte su un orizzonte temporale di tre-cinque anni, anche se bisogna specificare che un orizzonte così ampio perde di attendibilità perché per alcune variabili diventa praticamente impossibile fare previsioni esatte. Per esempio, per un’azienda che produce materiali plastici (derivati del petrolio) è fondamentale ipotizzare le oscillazioni di prezzo del greggio per i prossimi cinque anni: ma viste le oscillazioni del prezzo del greggio, diventa abbastanza arduo effettuare previsioni da qui ad un anno. Figuriamoci a cinque… Per tale motivo, molto più spesso le previsioni di bilancio vengono fatte su un orizzonte temporale di tre anni. Continue reading “BUSINESS PLAN E PIANO ECONOMICO-FINANZIARIO”

IL BUSINESS PLAN E IL TASSO DI MORTALITA’ AZIENDALE

Business Plan e Tasso di mortalità aziendaleOggi parliamo di Business Plan e tasso di mortalità aziendale. Vuoi sapere cos’è? E’ un numero che indica la percentuale di aziende che chiudono subito dopo avere aperto, o nei successivi due anni. Cioè che “muoiono”! I dati UNIONCAMERE dicono che nel 2008 le aziende che hanno chiuso subito dopo avere aperto  sono state 374.262. Questo è il dato peggiore degli ultimi 10 anni, dopo quello del 2003, in cui le “morti aziendali” sono state 390.000. Sicuramente la crisi mondiale in corso ha “aiutato” questi decessi. Ma non è possibile ignorare il fatto che  ci sono anche altre cause che determinano la chiusura di un’impresa prima che essa possa esprimere tutte le sue potenzialità e prima che l’imprenditore abbia iniziato a lucrare dei profitti dalla sua attività di business. E, purtroppo, in molti casi queste cause non hanno niente a che vedere con la crisi economica in corso (infatti, nel 2003 la crisi non era presente, eppure c’è stato il “record” di decessi aziendali). E allora?  

Business Plan e tasso di mortalità: quali le cause?

Una delle principali cause di morte prematura delle imprese è la troppa improvvisazione dell’imprenditore o dell’aspirante imprenditore che ha bruciato troppo in fretta le sue tappe, oppure si è fidato unicamente del suo “fiuto” imprenditoriale senza considerare gli aspetti più rilevanti del suo business, come la redditività. Sedersi ad un tavolo, darsi da fare e raccogliere tutte le informazioni che sono necessarie per valutare l’idea di business che si ha in mente, non è mai tempo perso, al contrario di quanto pensano in troppi! Questo atteggiamento, questa attenzione e questi studi non garantiscono di per sè il successo assoluto del business, ma consentono di ridurre drasticamente il rischio di un fallimento! Lo sforzo che va fatto ORA è quello di mettere “nero su bianco” un Business Plan per evitare di incappare in qualche imprevisto dopo. Il Business Plan serve anche a questo… Un Business Plan ben fatto ti consente di verificare la reale fattibilità economico-finanziaria dell’idea che hai in mente, facendoti osservare il tuo potenziale business sotto tre aspetti fondamentali: l’aspetto tecnico, quello commerciale e quello economico-finanziario, forse il più “difficile” da considerare. Dedicare del tempo alla preparazione del Business Plan a molti potrebbe sembrare una perdita di tempo, ma non lo è! Perchè un Business Plan è anche una GUIDA OPERATIVA PER LA GESTIONE DELLA TUA IMPRESA, cioè la bussola con la quale ti orienti per dirigere la tua barca verso porti sicuri. Inoltre è il tuo biglietto da visita da esporre con orgoglio a tutti i tuoi contatti e a tutti i tuoi potenziali finanziatori. Un Business Plan fatto come si deve, ti da la possibilità di rispondere a queste due domande cruciali: 1) “mi conviene avviare questo business?” 2) “quale è il modo migliore per realizzarlo?” Se queste due domande non te le sei ancora poste, è arrivato il momento di farlo! Perchè poi diventa troppo tardi rimediare dopo a qualcosa a cui avresti dovuto pensare prima… E fai attenzione al rischio di fallimento. Non ti fidare di chi, preso dall’entusiasmo insieme a te, ti propone di decollare immediatamente senza prima avere almeno studiato un manuale di volo!! Moltissime aziende che si sono preoccupate prima di redigere un business plan, quando dopo si sono trovate davanti  a qualche difficoltà hanno avuto immediatamente gli strumenti adatti per fronteggiarla! Perchè nel Business Plan puoi fare anche delle previsioni catastrofiche, purchè trovi anche le soluzioni per affrontarle. Il Business Plan, non è un romanzo per forza a lieto fine: esso ti consente solamente di pre-determinare con un ottimo grado di approssimazione la convenienza che hai a buttarti in un business, e il rischio che corri nel farlo. Devi verificare se le ipotesi che hai fatto “stanno in piedi” dal punto di vista economico-finanziario e l’unico modo che hai per fare questa verifica è dare laparola ai numeri attraverso la redazione del Business Plan. Se i ricavi che conseguirai con il tuo business saranno maggiori dei costi che dovrai sostenere, allora sei sulla strada giusta per avviare un’iniziativa economica di successo. In caso contrario, non ti innamorare della tua idea e lasciala perdere prima di andare a sbattere contro lo scoglio del fallimento! Se fai il Business Plan della tua idea e consideri anche la peggiore delle ipotesi che si possono verificare, riduci di molto il rischio di andare incontro al fallimento: così facendo, la tua azienda non farà parte di quelle  aziende che, anno dopo anno, vanno ad incrementare il tasso di mortalità.

BUSINESS PLAN E REDDITIVITA’ D’IMPRESA

Business Plan e redditività d'impresa
Business Plan e redditività d’impresa
Business plan e redditività d’impresa: cosa devi fare per sapere se la tua azienda sta in buone condizioni di salute oppure no, se “rende” quello che ti aspetti oppure ti sta solamente succhiando risorse finanziarie e ti sta portando verso il fallimento? In questo articolo abbiamo voluto dare una risposta a tutti coloro che vogliono sapere come si fa a calcolare la redditività d’impresa e che vogliono sapere se la loro azienda sta in buone condizioni di salute oppure no.  Iniziamo con il dire che, solitamente, la redditività è misurata tramite alcuni indicatori economici (detti anche “indicatori di redditività“)  come il ROI (Return On Investments), che misura il guadagno percentuale sugli investimenti effettuati; il ROE (Return On Equity) che misura il rendimento percentuale del capitale netto; il ROS (Return On Sales) che indica il guadagno percentuale sulle vendite. Oltre a questi, l’analisi economica del bilancio prevede anche una serie di altri indicatori molto importanti che sono utili per scoprire il “vero” rendimento di un investimento. Una panoramica completa degli indicatori economici maggiormente utilizzati nella prassi professionale la forniremo qui nel blog. Se vuoi sapere di più sulla redditività dell’impresa, continua a leggere l’articolo. Continue reading “BUSINESS PLAN E REDDITIVITA’ D’IMPRESA”
il nuovo marketing: un vantaggio competitivo per le PMI

IL BUSINESS PLAN

Il Business Plan, anche chiamato piano d’impresa, è lo strumento con cui l’imprenditore verifica la fattibilità economico-finanziaria della sua idea di business e verifica se l’idea che ha avuto può “funzionare” oppure no. Solitamente, infatti, un business nasce da un’idea la quale può essere o totalmente nuova (e quindi si parla tecnicamente di “innovazione di prodotto/servizio) oppure può essere un “aggiornamento” di un’idea già esistente. Nella fase di ideazione di un business, oppure nella fase in cui  l’imprenditore deve realizzare nuovi investimenti per l’azienda con cui già opera, solitamente molte idee si ammassano nella testa di chi deve decidere, insieme ad una serie più o meno lunga di domande critiche: “sarà un’idea giusta”?; oppure: “funzionerà”?; e ancora: “e se mi stessi sbagliando”? Questi, e molti altri, sono i pensieri e i dubbi che deve affrontare chi ha deciso di dare sfogo a una sua idea imprenditoriale, soprattutto perchè in ogni investimento c’è il rischio, da considerare. Ed è evidente che, nel caso di domande come quelle che abbiamo riportato sopra, si tratta di domande che richiedono delle risposte sensate, ponderate, analizzate nel dettaglio, valutate con attenzione. Insomma: dalle le risposte che si ottengono dipende la sorte del business. Facciamo questa affermazione perchè spesso ci è capitato di parlare con imprenditori (ma più spesso aspiranti imprenditori) i quali hanno le idee un pò confuse sul da farsi. E non si tratta di idee confuse dal punto di vista “tecnico”, ma di idee che spesso non stanno in piedi nemmeno dal punto di vista logico! Queste considerazione, insieme a tante altre che possiamo fare, già sarebbero sufficienti per mettersi seduti a tavolino e iniziare a pensare a tutti gli aspetti che magari non sono stati considerati in precedenza. E, mano a mano che si effettuano le congetture e si presentano le possibilità, le idee (e quindi anche i dubbi) non fanno che aumentare. Quindi, proprio allo scopo di realizzare o sviluppare un’idea imprenditoriale, è necessario far ricorso al Business Plan: tantissime (quasi tutte) le idee che hanno avuto un successo di mercato, sono nate proprio da un primo foglio di carta, che poi è diventato una specie di “guida”, composta da tantissime pagine, grafici, analisi, statistiche, proiezioni eccetera… Continue reading “IL BUSINESS PLAN”

BUSINESS PLAN per finanziamenti agevolati del Comune di Roma: legge 266/97

FINANZIAMENTI AGEVOLATI DEL COMUNE DI ROMA

Per partecipare al Bando 2009  per i contributi della Legge 266/97 del Comune di Roma occorre compilare un formulario, ovvero occorre redigere il Business Plan dell’idea imprenditoriare che si vuole realizzare e sviluppare. Questo formulario è uno “standard”, cioè un modello di business plan che viene utilizzato dal comune di Roma. Ovviamente di modelli di business plan ce ne sono vari, tutti apparentemente diversi, ma tutti uguali nella sostanza, poichè chiedono tutti le stesse cose. Sono tutti modelli che, in buona sostanza, vogliono sapere chi sei, quale è la tua idea di business, come vuoi realizzarla, quanti soldi ci metti e quanti ne chiederai in prestito per far partire la tua idea! Oltre al fatto che, ovviamente.  

Il modello di Business Plan della legge 266/97: vediamo come fare!

Qualsiasi modello di business plan ti chiederà di :
  1. Descrivere  la compagine sociale: ovvero occorre dare un’indicazione precisa e puntuale di chi sono i soci e delle  competenze e conoscenze che apporteranno all’interno del business;
  2. Indicare la forma giuridica dell’impresa: cioè indicare se si tratta di avviare una ditta individuale, oppure una società di persone oppure una società di capitali oppure una cooperativa sociale. Come scegliere tra tutte queste possibilità? Semplice!  Se si intende avviare un business “da soli” allora si potrà scegliere la forma giuridica di ditta individuale; se invece si pensa di dare avvio ad un’attività economica con “più persone” ci si deve muovere nell’ambito delle società o delle cooperative sociali. Si sceglierà la forma giuridica della società (società di persone e società di capitali)  nel caso in cui si opera nel settore profit, altrimenti si opterà per la cooperativa sociale nel caso in cui l’attività si svolge nell’ambito del sociale ovvero del Terzo Settore.
  3. Definire la propria organizzazione  aziendale individuando le risorse umane che si intendono occupare e le loro competenze e capacità. Per ogni risorsa umana impiegata all’interno dell’azienda occorre identificare  il suo ruolo cioè occorre definire quelli che sono i suoi compiti e le sue responsabilità all’interno dell’organizzazione stessa.
  4. Individuare il settore di business cioè  il Codice ATECOFIN dell’attività economica che si intende svolgere, tra quelle ammesse al finanziamento agevolato. Esempio: Se si vuole aprire una pasticceria si indicherà: Settore attività:Industrie alimentari; Codice ATECOFIN  per la produzione di pasticceria fresca  10.71.20
  5. Descrivere il prodotto/ servizio che si vuole realizzare  evidenziando gli obiettivi e  le attività previste collegati al nuovo progetto di investimento.In particolare occorre descrivere il processo produttivo evidenziando i punti di forza e di debolezza della capacità produttiva.
  6. Indicare il mercato di riferimento in cui si intende operare facendo un’analisi del contesto locale, della concorrenza esistente e delle potenzialità di  crescita e di sviluppo dell’attività. E’ opportuno  ben indentificare chi sono i clienti  e quali strategie di marketing porre in essere.
  7. Definire con precisione quali sono gli obiettivi di vendita che si intendono raggiungere nei primi tre anni di  attività. Per ciascun prodotto/ servizio occorre, sulla base di accurate previsioni, identificare la quantità annua di vendita, il prezzo unitario di vendita del prodotto/servizio, il fatturato stimato.
  8. Verificare la “cantierabilità ” del business plan sulla base  sia della disponibilità del locale dove svolgere il business e sia del possesso delle autorizzazioni necessarie per lo svolgimento dell’attività aziendale
  9. Predisporre una pianificazione attraverso il piano economico finanziario che pone in evidenza,da una parte, nel conto economico, tutti i costi ed i ricavi generati dalla gestione; dall’altra parte, nello stato patrimoniale, tutti gli investimenti ed i finanziamenti strettamente legati alla realizzazione dell’idea imprenditoriale.
Una volta che hai descritto con attenzione e cura tutti gli aspetti che ti sono richiesti, devi “tradurre” tutto in numeri. Fai molta attenzione alla parte economico-finanziaria del Business Plan, perchè è quella che crea la maggior parte dei problemi alla maggior parte delle persone, in quanto richiede coerenza tra quello che hai detto nella parte descrittiva e quello che hai tradotto in numeri!

I FINANZIAMENTI AGEVOLATI DEL COMUNE DI ROMA: LA LEGGE 266/97.

Il Comune di Roma, Assessorato Lavori Pubblici e Periferie, ai sensi della legge 266/97 ha riaperto il bando per finanziare progetti di investimento e sviluppo di piccole e micro imprese nuove o esistenti in aree di degrado urbano. In particolare l’intervento agevola il potenziamento e la diffusione dell’economia in alcune aree del territorio di Roma, con obiettivo la creazione di nuova occupazione. Il bando mette a disposizione dei neo-imprenditori, o di imprenditori già esistenti che vogliano ampliare la loro attività, 3.800.000 euro. Possono beneficiare delle agevolazioni le piccole e le micro imprese che producono o forniscono beni e/o servizi. Continue reading “I FINANZIAMENTI AGEVOLATI DEL COMUNE DI ROMA: LA LEGGE 266/97.”
la pianificazione

LA PIANIFICAZIONE

La pianificazione aziendale: analisi della situazione di partenza

Analizzare l’impresa internamente significa studiare in modo analitico ognuna delle funzioni aziendali (es. marketing, produzione, R&S, finanza, etc). Dopo avere analizzato le funzioni aziendali, l’imprenditore deve confrontarsi con la concorrenza e valutare la propria capacitàdi far fronte all’ambiente. L’ambiente è il contesto in cui opera l’impresa. L’ambiente comprende l’aspetto socio-culturale, politico-economico, tecnologico e fisico. L’insieme di tutti questi aspetti costituisce la struttura dell’ambiente che circonda l’impresa. Caratteristiche dell’ambiente in cui opera l’azienda. Nell’ambito dell’analisi ambientale, l’imprenditore deve tenere presenti le caratteristiche dell’ambiente generale in cui l’azienda opera. A seconda della variabilità di alcuni elementi ambientali, distinguiamo un ambiente: Stazionario, quando gli elementi che compongono l’ambiente non variano, pertanto l’attività di pianificazione è data dall’esperienza passata; Ripetitivo, quando gli elementi dell’ambiente variano e passano da una posizione di equilibrio ad un’altra posizione identica sia in termini di qualità che in termini di quantità; Dinamico,quando gli elementi che compongono l’ambiente variano; tale dinamismo “stimola” l’impresa e la obliga ad intraprendere comportamenti attivi ed innovativi. Per esprimere la sua efficacia, l’attività di pianificazione effettuata dai managers, dovrebbe tenere presenti le caratteristiche dell’ambiente in cui opera l’azienda, e le sue possibili evoluzioni,  per rendere “sensibile” l’azienda agli eventuali mutamenti che la circondano. Specifichiamo innanzitutto che, anche se  di frequente i termini “pianificazione”  e “programmazione” vengono usati come sinonimi, essi si differenziano profondamente. Infatti la pianificazione indica le attività che si svolgeranno nell’arco di tempo dei futuri 3-5 anni, mentre la “programmazione” si riferisce alle attività da svolgere nell’arco di tempo dei successivi 12 mesi dell’attività. Inoltre, solitamente alla pianificazione è associato il concetto di “strategia“, mentre alla programmazione quello di “tattica“: la strategia ha un orizzonte temportale  più ampio della tattica, e un campo d’azione molto più esteso. Prima di pensare a come operare nel breve periodo di tempo, è opportuno considerare come ogni singola operazione di breve termine può essere ricompresa nella più ampia strategia. Anche in merito agli obiettivi, pianificazione e programmazione sono diverse: infatti, la pianificazione stabilisce obiettivi di medio/lungo termine (periodo di 3-5 anni), mentre la programmazione è solita procedere tramite la realizzazione di obiettivi di breve termine (12 mesi). Quindi, quando mi pongo un  obiettivo strategico (pianificazione)  allora io posso avvicinarmi al mio obiettivo strategico a “piccoli passi” ,  programmando e conseguendo una serie di sub-obiettivi che sono funzionali a quello più ampio.