La Ditta Individuale (o Impresa Individuale)

La ditta individuale
La ditta individuale

Ditta individuale e voglia di mettersi in proprio: le due facce della stessa medaglia che possono trasformare il tuo modo di lavorare e di proporti sul mercato! La ditta individuale è, infatti, la forma giuridica più semplice e meno onerosa per iniziare a lavorare in proprio poiché, per la sua costituzione, non sono richiesti particolari adempimenti. L”unica cosa da fare, è l’apertura di un numero di partita IVA e non è nemmeno richiesto il versamento del capitale, al momento della costituzione (se vuoi sapere come fare aprire una Partita IVA, clicca su questo link). 

La ditta individuale (anche conosciuta come impresa individuale) è quel tipo di impresa che fa riferimento a un solo titolare (cioè l’imprenditore) il quale  è quindi l’unico responsabile e anche l’unico promotore della sua iniziativa imprenditoriale: tutta l’attività ricade su di lui e sulla sua capacità lavorativa.

Questo titolare, come puoi vedere dall’immagine che abbiamo scelto per questo articolo, è quello che si occupa di tutto poiché l’attività ruota tutta intorno a lui: aprire una ditta individuale, infatti, significa curare in prima persona l’attività commerciale, l’attività operativa, la gestione contabile, la gestione dei fornitori, i contatti con i clienti e tutto quello che serve per tirare fuori un reddito in grado di garantire un margine di profitto dallo svolgimento della propria attività. In pratica, quando hai deciso di aprire una ditta individuale, devi mettere in conto che hai bisogno di due teste, quattro occhi, dieci braccia e dieci e venti mani, per gestire tutto!

Come abbiamo detto poco fa, e a differenza delle altre forme giuridiche, l’imprenditore che opera con la ditta individuale non deve versare una quantità  minima di capitale iniziale da investire. Essendo lui l’unico “responsabile” di tutto il processo imprenditoriale, è chiaro che il rischio d’impresa ricade tutto su di lui. Ciò significa che tutto il patrimonio dell’imprenditore individuale è soggetto al rischio d’impresa. In caso di insolvenza dei debiti della ditta individuale, egli risponde nei confronti dei terzi con tutti i suoi beni, compresi (e soprattutto) quelli personali.

Ditta individuale: quando è il caso di sceglierla?

Solitamente, ci sono alcune attività che vengono preferite quando si sceglie di aprire una ditta individuale: sono i mestieri, le arti e le professioni in generale che vedono l’imprenditore come unico titolare. Rientrano in questa categoria attività quali: commercialista, architetto, ingegnere, medico, cosmetologo, restauratore, massaggiatore, consulente di vario genere (dal consulente marketing, al consulente d’impresa, passando dal consulente di informatica al consulente di immagine), parrucchiere, riparatore di TV o di accessori elettrici, elettronici e altri ancora.

Diciamo che l’elenco di chi preferisce aprire un’impresa individuale è lunghissimo e non ci pare il caso di citare tutti gli esempi.

Ditta individuale: il rischio patrimoniale

Facciamo un esempio: suppone che io mi occupo di trasporto di persone e ho scelto di aprire una ditta individuale come forma giuridica. Svolgo la mia attività con un pullman che ho comprato questo pullman grazie ad un prestito che mi ha concesso la banca. Per qualche tempo la mia attività è andata a gonfie vele e, grazie al mio lavoro, sono riuscito a comprarmi una casa in città, una Ferrari e una bella villetta al mare in Sardegna!

Ad un certo punto gli affari iniziano ad andare male fino al punto in cui accumulo debiti per 500.000 euro, non riesco a pagarli e fallisco. Bene (anzi, male!). A questo punto, accade una cosa abbastanza brutta: i miei creditori (quelli, cioè, ai quali devo restituire i soldi dei debiti che ho fatto) vengono a sequestrare la mia casa, la Ferrari e anche la casa al mare fino a che il mio patrimonio personale non riesce a coprire tutti i debiti che ho accumulato. Fino a che, in pratica, non ripago con i miei beni personali tutti i 500.000 euro di debiti che ho fatto.

Praticamente, rimango senza niente. Forse sarebbe stato meglio costituire una società con forma giuridica di società di capitali e tutelare il mio patrimonio personale.

Per questo motivo, la ditta individuale viene solitamente preferita, come forma giuridica, quando si devono svolgere attività che non richiedono grandi investimenti e che comportano rischi abbastanza limitati.

La denominazione della ditta individuale deve comprendere il cognome del titolare o le iniziali del suo nome e del suo cognome.

Ditta individuale e impresa familiare: vantaggi e svantaggi

La ditta individuale può essere svolta anche nella forma di impresa familiare o di impresa coniugale.

E’ il caso in cui il titolare si avvale dell’aiuto delle prestazioni dei suoi familiari .Infatti, nel caso di impresa familiare  oltre al titolare possono partecipare alla ditta individuale anche il coniuge e i parenti entro il terzo grado, e gli affini entro il secondo ( art.230 bis CC). Tutti i partecipanti all’impresa familiare hanno diritto alla ripartizione degli utili e il titolare resta comunque l’unico responsabile dell’impresa.

Per l’ impresa coniugale, occorre dire che ci sono delle condizioni da rispettare: la prima è che deve essere costituita dopo il matrimonio; la seconda è che i coniugi devono essere in regime di comunione legale dei beni; la terza è che entrambi i coniugi devono gestire l’impresa nella parità delle condizioni, ossia senza vincoli di subordinazione.

La scelta della ditta individuale  e dell’impresa familiare come forma societaria viene fatta tenendo presente  vantaggi e svantaggi.

I vantaggi sono:

a) facilmente realizzabile: semplice iscrizione alla C.C.I.A.A. (Camera di Commercio, Industria e Artigianato) della provincia in cui è la sede della ditta individuale

b) rapidità delle tempistiche di costituzione

c) ridotte spese per la costituzione

d) tenuta della contabilità aziendale estremamente semplice: minori oneri amministrativi, cintabili e fiscali

e) accentramento decisionale dell’imprenditore

f)  velocità, flessibilità e rapidità decisionale

g) minori costi di gestione

h) assenza dell’obbligo di redigire il  bilancio a fine anno

Gli svantaggi, invece sono:

a) responsabilità illimitata nei confronti dei terzi creditori. In particolare, in caso di obbligazioni sociali, l’imprenditore risponde con tutto il suo patrimonio personale dei debiti contratti e non pagati

b) apporto delle sole risorse dell’imprenditore

c) assenza di soci con cui confrontarsi

d) limitata affidabilità creditizia

e) svantaggi fiscali: in caso di utili netti cospicui, questi si traslano sui redditi complessivi del titolare il quale poi paga le tasse anche in base a quanto dichiarato come reddito di ditta individuale.

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