LA STRUTTURA FINANZIARIA DELL’IMPRESA

la struttura finanziaria dell'impresa
la struttura finanziaria dell’impresa

Già in qualche articolo precedente abbiamo fatto riferimento alla struttura finanziaria dell’impresa e alla correlazione temporale che ci deve (o dovrebbe essere) tra gli investimenti e i finanziamenti. Queste considerazioni sono la conseguenza del fatto che la struttura dei finanziamenti che si scelgono sono una specie di “asse portante” per lo svolgimento dell’attività dell’azienda.

In molti casi, infatti (e purtroppo), si dimentica che lo stato patrimoniale attivo è composto da capitale circolante e da immobilizzazioni e che, quindi, il fabbisogno finanziario è diverso e varia al variare di cosa si deve finanziare. Ora: è chiaro che la prima considerazione da fare riguarda proprio “cosa” finanziare. Ma poi, occorrerebbe fermarsi a riflettere su un’altra serie di cose che fin troppo spesso vengono tralasciate, e che invece è fondamentale considerare nel momento in cui devono essere prese delle decisioni di carattere finanziario, che sono tra le più delicate da prendere nell’ambito della gestione dell’azienda. Perchè dai soldi dipende la sopravvivenza dell’azienda.

La struttura finanziaria dell’impresa: cosa considerare?

Nel momento in cui si inizia a pensare alla struttura dei  finanziamenti occorre considerare una serie di cose. Tra le più importanti ricordiamo:

1) LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO DEI CAPITALI

In tal senso, sarebbe utile avere qualche idea di massima a proposito di aspetti macro-economici del mercato in cui si opera, o si vuole operare. In tal senso, intendiamo riferirci ad alcuni parametri che danno un quadro ampio di ciò che accade in un mercato in termini di : politiche economiche perseguite dalle autorità monetarie; propensione al risparmio; propensione al consumo; accesso al credito; sviluppo del mercato dei capitali, sviluppo del mercato di Borsa e altre ancora. L’utilità di queste conoscenze è abbastanza semplice da afferrare: se, per esempio, voglio aprire una nuova attività (e quindi devo fare degli investimenti), è fondamentale sapere se e come posso accedere al credito da parte del sistema creditizio, oppure sapere se lo Stato finanzia o meno alcune attività, e in che termini le finanzia. Così come è importante conoscere lo “stato di salute” della Borsa. Allo stesso modo avere la conoscenza di alcuni  dati come la propensione al consumo (e magari anche come è ripartita…) si rivelano spesso fondamentali per le decisioni di fare o non fare un certo business.

2) LE CARATTERISTICHE DEL FABBISOGNO FINANZIARIO

In questo articolo abbiamo già affrontato l’aspetto del fabbisogno, e quindi non ci ripetiamo. Qui aggiungiamo solamente che nella scelta delle forme di finanziamento per la copertura del fabbisogno, è opportuno tenere anche presenti alcuni aspetti come : redditività aziendale; grado di rischio; possibilità di fornire adeguate garanzie; eventuale forza contrattuale, intesa come “posizione” dell’azienda sul mercato.

3) LA CONVENIENZA ECONOMICA

Quando si parla di convenienza economica (dei finanziamenti), di solito  ci si riferisce al costo del capitale di credito a al costo del capitale proprio. Questo è uno degli aspetti meno considerati nell’ambito della finanza aziendale poichè la tendenza è quella di considare il capitale proprio “un capitale a costo zero”, che proprio a zero non è. Uno degli aspetti più importanti da tenere presente quando si parla di convenienza economica, è l’aspetto fiscale del finanziamento. Occorre prestare attenzione a questo aspetto perchè la variabile fiscale può arrivare a capovolgere il giudizio di convenienza su uno strumento che apparentemente sembrava “ottimo” e che invece non lo è più, “tutto considerato”… e ribaltare il giudizio su uno strumento che inizialemente era stato scartato. Infatti, dal punto di vista fiscale vanno considerati due aspetti: il primo, è quello riguardante le imposte societarie. Il secondo riguarda, invece, le imposte personali.

4) LA FATTIBILITA’ FINANZIARIA

La fattibilità finanziaria di un finanziamento è tutto quello che riguarda i cosiddetti “flussi differenziali” che il finanziamento genera. Infatti, se prima di prendere il finanziamento il mio flusso finanziario era 100, devo verificare se prendere un finanziamento (sotto qualsiasi forma, per semplicità) fa diventare il flusso “100+X”. Se così accade, allora mi conviene prendere il finanziamento: in caso contrario, a cosa servirebbe prenderlo? Si tratta un pò di fare gli stessi calcoli che sono alla base della convenienza economica di un investimento, di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Questa specie di “calcolo” viene fatta poichè i finanziamenti “costano”  oneri finanziari che hanno ripercussioni nel conto economico dell’azienda in vari modi.

Conclusioni

Tutti questi aspetti sopra elencati, di solito sono considerati nell’ambito di una pianificazione e di una programmazione finanziaria in fase di redazione del business plan, quando è richiesta la sintesi “tecnica” delle idee dell’imprenditore, o aspirante tale. Il business plan, e lo abbiamo detto più volte, non è solo un documento che viene richiesto per creare ulteriori problemi a chi ne ha già da risolvere, ma è uno strumento operativo che aiuta l’imprenditore nello svolgimento della gestione della sua azienda. Basta parlare con qualche banca o qualche finanziaria per capire che  sono ancora troppi  coloro che prendono decisioni relative alla struttura finanziaria della loro azienda senza tenere presenti queste considerazioni. Di solito, vanno dal primo che gli presta i soldi, e poi fine dell’analisi sulla struttura finanziaria.

IL BUSINESS PLAN E L’ANALISI DEL BILANCIO

Business Plan e analisi di bilancio
Business Plan e analisi del bilancio

Uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione quando si scrive il Business Plan è l’analisi del bilancio previsionale. Infatti, il piano d’impresa è composto da due parti fondamentali. La prima, quella descrittiva, è quella in cui si “raccontano” i dati relativi al business che si vuole fare. In questa parte dici chi sono i tuoi potenziali clienti, i tuoi potenziali concorrenti e le strategie che vuoi adottare.

La seconda parte, quella “tecnica”, è quella in cui si sintetizzano i dati raccolti nella parte descrittiva e si trasformano in numeri. In questa seconda parte, le previsioni fatte vengono sintetizzate all’interno di un bilancio di previsione al fine di valutare la fattibilità economico-finanziaria dell’idea. Questa valutazione viene effettuata prima di dare il via agli investimenti. Vediamo come.

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FINANZIAMENTI AGEVOLATI PER LE PMI DEL LAZIO – FONDO ROTATIVO

Finanziamenti per le PMI
Finanziamenti per le PMI

Dal 28 Novembre c’è una nuova buona notizia! Arrivano i finanziamenti del Fondo Rotativo per tutte le PMI che operano nella Regione Lazio . Il Fondo Rotativo per le PMI mette a disposizione ben 240 milioni di euro per tutti gli imprenditori che vogliono fare nuovi investimenti per migliorare alcuni aspetti del loro business esistente.

Nonostante il  momento economico che sta attraversando l’economia italiana e quella internazionale, questi interventi hanno l’ obiettivo di  sostenere l’accesso al credito da parte delle Piccole e Medie Imprese che vogliono  sfidare la crisi facendo nuovi investimenti all’interno delle loro imprese.

Il bando è già attivo e rimane aperto fino al 20 dicembre 2009. Noi pensiamo che questa sia davvero un’ottima opportunità per dare nuova linfa agli imprenditori della regione Lazio che, come gli imprenditori di tutto il Paese, stanno tirando la cinghia da un pò troppo tempo.

Leggi l’articolo per conoscere i beneficiari, gli investimenti ammissibili, le procedure e tutto quello che c’è da sapere per partecipare al bando.

Finanziamenti per le PMI: chi può partecipare e cosa viene finanziato?

Possono richiedere i finanziamenti agevolati tutte le micro, piccole e medie imprese, le cooperative e  i consorzi che operano nel settore industriale, artigianale, commerciale e dei servizi con la sede operativa nella Regione Lazio.

Il bando è rivolto al finanziamento dei progetti di investimento che riguardano l’ampliamento, la riconversione, la riqualificazione, l’ammodernamento, la ristrutturazione, la riattivazione e il consolidamento delle PMI con sede operativa nel Lazio.

Inoltre vengono finanziati progetti di innovazione tecnologica, di internazionalizzazione e di  creazione di nuove imprese.

Vediamo nello specifico di cosa si tratta: acquisto di nuovi  impianti, di nuovi macchinari,   di attrezzature varie, di software; le spese per l’ampliamento, la ristrutturazione e l’adeguamento dei locali aziendali, e acquisto di beni strumentali vari; acquisto di brevetti, banche dati, know how e licenze d’uso.

 

Finanziamenti per le PMI: come avviene il finanziamento e chi eroga i finanziamenti?

L’importo  ammesso per ogni progetto  va da un minimo di 50.000 euro ad un massimo di 1.000.000 euro. Il progetto è finanziato al 100% con un finanziamento a medio termine (durata di 5 anni) in questo modo:  un 50% dell’investimento è finanziato ad un tasso agevolato dello 0,5% annuo da parte del Fondo Rotativo; il restante 50% dell’investimento viene finanziato  ad un tasso ordinario con la copertura di garanzia regionale pubblica prestata da BIL, Banca Impresa Lazio.

Il Fondo è gestito da Sviluppo Lazio  che concede, tramite le banche convenzionate, i finanziamenti sotto forma di mutui, agevolati e garantiti da Banca Impresa Lazio. Le banche convenzionate sono: Banca di Credito Cooperativo di Roma, Banca Popolare di Roma, BNL Gruppo BNP Paribas, UGF Banca, Unicredit Banca di Roma, Unicredit Corporate Banking.

La domanda per beneficiare delle agevolazioni proposte va presentata in un primo momento telematicamente  tramite il sito di Sviluppo Lazio; in una fase successiva  occorre inviare con raccomandata  la domanda in formato cartaceo con gli allegati.

Ovviamente, le domande per potere ottenere le agevolazioni di cui al presente articolo vanno corredate dalla presentazione di un business plan che spieghi in cosa consiste l’investimento e che dimostri il possesso dei requisiti di fattibilità economico-finanziaria del progetto. Alla presentazione, seguirà l’istruttoria da parte dell’Ente proponente per la verifica di legittimità formale e sostanziale del  progetto.

PIANIFICAZIONE STRATEGICA E STRATEGIA

Pianificazione strategica e strategiaPianificazione strategica e strategia sono gli aspetti fondamentali del business che devono essere considerati prima ancora di mettere mano al portafogli ed iniziare ad investire capitali in un’idea! Sempre nello stesso articolo abbiamo dato una certa attenzione a cosa significa “pensare” in modo strategico: pensare in modo strategico significa immaginare un futuro (più o meno lontano) e metter in atto una serie di attività e comportamenti che siano tali da raggiungere quella Visione aziendale che è stata immaginata. In questo articolo vogliamo continuare a dare qualche informazione a proposito della strategia, che è uno degli argomenti più delicati della gestione aziendale.

Perchè? Saremo ripetitivi, e ce ne scusiamo, ma sappiamo per esperienza che durante la vita dell’impresa non sempre l’imprenditore (o il management della sua azienda) definisce un quadro di sviluppo di lungo termine poiché, di solito, la gestione è orientata su periodi di tempo abbastanza brevi (di solito l’esercizio amministrativo). Sono abbastanza rari quegli imprenditori che pianificano tutto e, poi, seguono quello che hanno pianificato. Ma vediamo di capirci qualcosina in più.

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IL BUSINESS PLAN E LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA

Il Business Plan e la pianificazione strategica
Il Business Plan e la pianificazione strategica

Il business Plan e la pianificazione strategica: perché nel business plan è così importante fare la pianificazione strategica della tua idea imprenditoriale? Per quale motivo il business plan è considerato lo strumento con il quale un imprenditore mette nero su bianco la strategia che vuole attuare per realizzare la sua idea? 

Cosa deve fare un imprenditore per pianificare nel miglior modo possibile il futuro della sua attività? Da cosa dipende la possibilità di conseguire gli obiettivi che si è data un’impresa nel breve e medio termine?

Mamma mia, quante domande…

In questo articolo ti darò le risposte a queste e altre domande “classiche” che ruotano intorno all’argomento “il Business Plan e la pianificazione strategica”.

Tempo fa abbiamo scritto questo articolo e abbiamo voluto mettere in risalto il fatto che il piano d’impresa svolge una serie di ruoli molto importanti. Il ruolo più importate è quello di essere una “guida” per l’attività dell’imprenditore. In pratica, il business plan è una specie di “binario” sul quale viene messa l’impresa allo scopo di realizzare gli obiettivi prefissati. 

Seguendo questa “guida” hai la possibilità di fare esattamente quello che hai scritto nel tuo piano d’impresa. Altrimenti, senza guida, il rischio che corri è quello di procedere “a tentoni”, “a naso”, seguendo la via della fortuna.

Ora: se non ci fossero di mezzo i TUOI SOLDI, un simile modo di “gestire” l’azienda si potrebbe anche accettare! Allo stesso modo, se non ci fosse una concorrenza sempre più agguerrita e preparata, sarebbe (forse) possibile gestire un’azienda come si faceva fino agli anni ’90. Però, c’è un piccolo “però”: sono cambiate un po’ di cose, rispetto agli anni ’80 e ’90..

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BUSINESS PLAN E FINANZIAMENTI DEL COMUNE DI ROMA

Business Plan e finanziamenti del Comune di Roma
Business Plan e finanziamenti del Comune di Roma

Qualche mese fa (Luglio 2009), abbiamo fatto un business plan per chiedere i finanziamenti del Comune di Roma, e abbiamo partecipato al bando della legge 266 che finanzia nuove iniziative economiche. Come tantissimi navigatori del nostro sito che hanno in mente una nuova idea di business, anche noi ne avevamo (e ne abbiamo) una.

E  visto che è il nostro mestiere, abbiamo fatto semplicememte quello che diciamo di fare nelle pagine di questo sito web, perchè non ci piace “predicare bene e razzolare male!” . Quindi, abbiamo ragionato, ci siamo confrontati, abbiamo fatto una ricerca di mercato, abbiamo studiato la concorrenza, abbiamo fatto delle analisi e delle proiezioni sullo sviluppo futuro del nostro business, abbiamo fatto un paio di conti e alla fine ci siamo detti: “Bene, pare che i presupposti ci sono!”, e quindi abbiamo tirato giù il nostro business plan.

Compilato per benino, proprio come diciamo di fare a tutti coloro che navigano il nostro sito. Senza fare previsioni “stellari”, o lanciando numeri nell’iperspazio, ma   facendo attenzione alla coerenza economico-finanziaria del progetto e rimanendo “semplicemente” realisti. Il risultato quale è stato?

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COME FARE IL BILANCIO DI UNA COOPERATIVA [Terza Parte]

Come fare il bilancio di una cooperativa
Come fare il bilancio di una cooperativa

Per fare il bilancio di una cooperativa ti servono alcuni documenti: il Conto Economico, lo Stato Patrimoniale e la Nota Integrativa. Nell’articolo precedente a questo, abbiamo  visto  il significato che si nasconde dietro ai valori contabili di  costo e di ricavo che sono nel Conto Economico. Ora vediamo il  significato delle voci che trovi quando leggi lo  Stato Patrimioniale della tua cooperativa.

Continuiamo ad esaminare il bilancio di un asilo nido. Una cooperativa che gestisce un asilo nido deve sostenere una serie di costi. Alcuni dei quali sono costi cosiddetti d’esercizio e contabilmente vengono registrati nel Conto Economico.  Altri costi invece sono i cosiddetti costi pluriennnali (chiamati anche immobilizzazioni) cioè quei costi che la cooperativa sostiene in un determinato anno ma che hanno una durata utile di più anni.

Per capire meglio, i costi pluriennali della cooperativa sono gli investimenti che deve fare per acquistare i locali dove svolgere l’attività di ludoteca, gli arredi ed i mobili per le aule, la cucina, etc. Oltre agli investimenti per i costi pluriennali (cioè le Immobilizzazioni), la cooperativa può fare investimenti in scorte di magazzino, oppure crediti, oppure disponibilità di banca o cassa (cosiddetto Attivo Circolante).

Per affrontare tutti questi investimenti la cooperativa deve trovare dei soldi cioè deve cercare una copertura finanziaria. Quindi se la cooperativa ha necessità di comprare investimenti per 300.000 euro, deve trovare fonti finanziarie (cioè finanziamenti) per altrettanti 300.000 euro. Dove si possono “rimediare” questi 300.000 euro? Da varie parti: € 200.000 ce li mettono i soci sotto forma di “capitale sociale”; i rimanenti € 100.000 vengono chiesti in prestito a terzi (il cosiddetto capitale di terzi), cioè alle banche, agli istituti finanziari, a parenti, amici, fornitori o altri finanziatori.

Ecco come appare lo Stato Patrimoniale della cooperativa in forma sintetica:

Stato Patrimoniale di una Cooperativa
Stato Patrimoniale di una Cooperativa

 

Cosa significano quindi queste voci dello Stato Patrimoniale? Come vanno lette ed interpretate? Queste voci contabili ci dicono che che la cooperativa ha investito € 210.000 in immobilizzazioni cioè in beni (cucina, arredi, etc) che impiegano quindi molti anni prima di “ritrasformarsi” in denaro liquido (attraverso le quote di ammortamento); i rimanenti € 90.000 sono stati investiti in capitale circolante. Cosa c’è dentro a questo capitale circolante? Ci sono le rimanenze (€ 5.000); ci sono dei crediti (per 45.000 euro) e poi ci sono delle liquidità (per 40.000 euro). Tolte le liquidità, tutto quello che sta nel capitale circolante si “trasforma” in denaro entro un periodo di 12 mesi.

Per far fronte a questi investimenti di 300.000 euro, la cooperativa deve trovare la copertura finanziaria cioè le fonti di finanziamento o, se preferisci: deve trovare i soldi per comprare tutti gli investimenti. Come mostra lo stato patrimoniale, in questo caso € 200.000 sono messi dai soci sotto forma di capitale sociale; questo capitale sociale ha un peso positivo per la cooperativa perchè si tratta di denaro che essa ha a disposizione in modo permanente (cioè non deve restituire) e sul quale non vengono pagati gli interessi.

Invece il capitale di terzi (meglio conosciuti come debiti!) per una parte pari a € 80.000 sono stati prestati alla cooperativa dalla banca sotto forma di mutuo e quindi, pur rappresentando un debito, sono soldi che non devono essere restituiti subito (cioè entro 12 mesi) ma in un arco temporale di almeno 5-10 anni. Gli altri 20.000 euro sono debiti a breve termine, cioè debiti che la cooperativa ha nei confronti dei suoi fornitori, e che si impegna a pagare entro 12 mesi.

Esaminando quindi lo Stato Patrimoniale puoi vedere le scelte compiute dalla cooperativa cioè come ha investito i soldi a disposizione tra le immobilizzazioni e le attività liquide. E non solo: perchè leggendo lo Stato Patrimoniale puoi comprendere se ha rispettato il principio della correlazione temporale.

Stato Patrimoniale di una cooperativa
Stato Patrimoniale di una cooperativa

 

Leggengo i dati dello Stato Patrimoniale della coopertativa, tu stesso puoi vedere che il principio della correlazione temporale è stato rispettato perchè la cooperativa ha usato tutti i 200.000 euro del capitale sociale e una parte dei debiti a lungo termine per compiere gli acquisti in immobilizzazioni pari a €210.000. E non solo: la cooperativa, grazie all’indebitamento a lungo termine (cioè il mutuo) riesce a “coprire” anche il valore delle scorte (€ 5.000) e dei crediti v/clienti che deve incassare. Per far fronte ai debiti nei confronti dei fornitori, cioè che devono essere pagati nei prossimi 12 mesi, la cooperativa può utilizzare la disponibilità liquida della banca.

 

Conclusioni

Dopo quanto abbiamo visto, ora sicuramente comprendi meglio il perchè il Bilancio non risponde alla sola domanda “Quante imposte devo pagare quest’anno?”.

Se utilizzi il bilancio solo per cercare questa risposta, utilizzi le sue informazioni solo al 10% delle sue potenzialità.

Come hai letto in questo articolo e negli articoli precedenti, dal bilancio puoi trarre indicazioni importanti sulla tua attività caratteristica. Se essa ti ha generato risorse o te le ha assorbite; puoi inoltre anche tu verificare se hai utilizzato correttamente le fonti finanziarie (cioè i soldi) che hai a disposizione per fare i tuoi investimenti o se invece hai utilizzato debiti a breve termine per acquistare mobili e arredi. Il bilancio serve a questo e molto altro ancora…

Come fare il bilancio di una cooperativa [Prima Parte]

Come fare il bilancio di una cooperativa [Seconda Parte]

 

IL BUSINESS PLAN E IL BUDGET DI ESERCIZIO

Business Plan e budget d'esercizioIl business plan e il budget di esercizio: leggendo il titolo di questo articolo qualcuno potrebbe chiedersi: “cosa hanno a che fare il business plan e il budget di esercizio?”.  Questa è una domanda pertinente e per niente scontata. Infatti, in molti casi sembra proprio che i due concetti non abbiano niente a che fare l’uno con l’altro, tanta è la confusione che regna in questa materia! Abbiamo detto in tante occasioni che la parte tecnica del piano di business è la sintesi dei “numeri” con i quali l’imprenditore si deve confrontare per “far quadrare i conti”,  ossia per verificare se la sua idea funziona oppure no dal punto di vista economico-finanziario.

Ebbene, lo schema all’interno del quale  questi numeri devono essere sintetizzati è proprio il budget di esercizio. In molti ci hanno chiesto di dare maggiori delucidazioni relative al piano economico finanziario, tanto è vero che l’articolo di questo blog che ne parla è quello maggiormente commentato. Sappiamo che al solo leggere questo nome, molte persone iniziano ad avere la tachicardia e a sentire mancamenti, ma vogliamo parlarne con semplicità e leggerezza, tanto per prenderci maggiore confidenza…

Il Business Plan e il Budget di esercizio: partiamo dall’inizio

Dobbiamo specificare che è praticamente impossibile sintetizzare le tecniche di redazione di un budget nelle poche righe di un articolo; in questa sede proviamo a dare qualche linea guida, tanto per capire di cosa si tratta. Infatti, molto spesso, per capire bene un concetto complesso nella sua essenza, occorre solo illustrarlo con semplicità. E quindi iniziamo con una cosa semplice e poi complichiamo la questione strada facendo. Dunque: iniziamo col dire che il budget è una cosa che facciamo più o meno tutti, più o meno tutti i giorni. Infatti, ogni giorno dobbiamo affrontare delle spese per mettere benzina nella macchina, per mangiare, per pagare il mutuo o l’affitto della casa, per acquistare vestiti, per andare a cena al ristorante, per viaggiare, per comprare le sigarette etc… E ognuna di queste cose che dobbiamo comprare, costa . Per pagare tutte queste cose servono i soldi. Quindi, alla fine del mese arriva uno stipendio, che poi serve proprio per comprare quello che vogliamo.

Ed è chiaro che se lo stipendio è poco, diventa difficile potersi comprare una Ferrari, un vestito da 2.500 euro, o un paio di scarpe da 1.000, o fare due mesi di vacanza in Polinesia. E fino a qui, non abbiamo scoperto di certo l’acqua calda. In qualche caso capita che uno si mette seduto a tavolino “a fare i conti” per fare rientrare tutte le spese nell’ambito dello stipendio. Questa non è una cosa riservata a chi fa un lavoro dipendente e magari guadagna poco: anche gli imprenditori si mettono a tavolino a “fare quadrare i conti”, solo che ne devono far quadrare altri, magari un pò più costosi di quelli di un impiegato e magari un pò più complessi. Ma il concetto non cambia.

Quello che cambia è che, spesso, un imprenditore fa quadrare questi conti alla fine di un anno di lavoro, piuttosto che prima. Il che, non è il massimo, perché serve a poco sapere alla fine dell’anno che “non ce l’abbiamo fatta!” Infatti, sapere prima di cosa e di quanto si può disporre dopo, serve proprio per fare qualche conto con maggiore relax. E allora? Cosa significa questo “far quadrare i conti?”. Significa: fare il budget.

 

Che cos’è il budget di esercizio?

L’economia aziendale dice che “Il budget è lo strumento con il quale viene effettuata la previsione dell’andamento economico-finanziario dell’azienda, e può essere utilizzato come il punto di riferimento della gestione aziendale nel corso dell’esercizio. Possiamo paragonare il ruolo del budget a quello della bussola di una nave: serve per dare un punto di riferimento; serve per definire gli obiettivi; serve per decidere una rotta alternativa; serve per non lasciare l’azienda in balìa di se stessa evitando che vada a fracassarsi contro qualche scoglio.

In sostanza, quindi,  quando si affronta un tema come il business plan e il budget di esercizio, occorre specificare che questo strumento serve principalmente a due cose fondamentali: la prima è stabilire quali obiettivi si vogliono raggiungere e in quali tempi. La seconda è predisporre mezzi, azioni e risorse per raggiungere questi obiettivi. Pertanto in questo documento si dovrebbero rappresentare gli obiettivi (formalizzati su un programma) che l’azienda pensa realisticamente di raggiungere. Ecco perché abbiamo detto più volte che la definizione degli obiettivi dovrebbe essere il frutto di dati e di analisi, piuttosto che della fantasia o (peggio) della speranza. Infatti, se redatto con i criteri giusti, il budget serve a una serie di cose:

1) è una guida per il management dell’azienda;

2) definisce con chiarezza le responsabilità delle persone  che si devono impegnare per raggiungere gli obiettivi;

3) fornisce una serie di parametri con cui si possono confrontare i risultati programmati e quelli conseguiti;

4) è uno strumento che fornisce la motivazione a tutti coloro che lavorano in azienda.

Mentre dal punto di vista strettamente “tecnico”, il budget è composto da una serie di altri documenti che mettono in evidenza i risultati economico-finanziari che l’azienda vuole raggiungere nel breve termine: in questa veste tecnica assume la forma di un bilancio preventivo. E quindi, il budget è costituito da tra prospetti previsionali : lo stato patrimoniale, il conto economico e il budget finanziario (per saperne di più, leggi qui). E visto che il business plan è il documento in cui c’è la descrizione anche tecnica di cosa vuole fare l’azienda nei prossimi anni, ecco spiegato cosa c’entra il business plan con il budget d’esercizio: la parte tecnica del business plan è costituita dal budget annuale di ogni anno che si vuole considerare.

Come tante altre cose, anche il budget ha dei grandi vantaggi, ma incontra alcuni limiti. Sicuramente il migliore vantaggio che crea è dovuto al fatto che aiuta a concentrare l’attenzione verso obiettivi specifici piuttosto che generici, e quindi serve anche per rendere omogeneo il comportamento delle persone che lavorano in azienda. Infatti, se è vero che si tratta di una bussola, allora tutti devono remare nella stessa direzione… Un altro vantaggio estremamente importante è dato dal fatto che, mettendo gli obiettivi rivolti al futuro, introduce l’abitudine a guardare in avanti. Inoltre, proprio perchè è uno strumento di programmazione, aiuta anche a prevenire eventuali “fuori rotta” e a rimetter la barca nella giusta carreggiata, e permette di modificare la rotta stessa, qualora fosse stata impostata in modo sbagliato.

 

il business plan e il budget di esercizio: come fare il budget
il business plan e il budget di esercizio: come fare il budget

Poi, però, ci sono anche i suoi limiti: il più grande di questi è sicuramente il fatto che il budget, come qualsiasi cosa di carattere previsionale, è basato su stime. E una stima, per definizione, è soggetta ad un margine di errore. Anche gli addetti alle previsioni meteo ogni tanto commettono degli errori. Anche un campione di F1 a cui mancano 2 punti per vincere il mondiale ed è convinto di farcela, può sbagliare una curva e quindi non vincere. E nelle aziende è la stessa cosa: si possono commettere errori di previsione più o meno gravi che portano con se conseguenze più o meno gravi.

Infatti,  quando stai per scrivere il business plan e il budget di esercizio, un conto è stimare che una nuova attività avviata da un neo imprenditore, magari pure con pochi soldi,  possa fatturare immediatamente 100 milioni di euro nel primo anno di attività (cosa che non è impossibile di per se, anche se poco probabile). Altro conto è pensare che la stessa attività, con lo stesso imprenditore e gli stessi soldi, possa fatturare 1 milione di euro. Nel primo caso, siamo nel campo della speranza, nel secondo caso siamo nel campo di una maggiore realtà.

Quello che ci preme sottolineare è il fatto che un errore commesso sulla previsione delle vendite per eccesso di ottimismo, porta con se a cascata una serie di altri errori che poi mettono nei guai molto seri l’azienda e l’imprenditore. Infatti, fare una stima  sbagliata sulle vendite, porta con se errori di stima anche su altri aspetti del budget. Perchè?

Il business plan e il budget: il budget commerciale come punto di partenza

Quando affrontiamo il business plan e il budget di esercizio occorre dire una cosa: il punto di partenza è sempre il Budget commerciale. Qualcuno potrebbe pensare che il punto di partenza sia la predisposizione dell’apparato produttivo, ma non è così. Infatti, i dati contenuti all’interno del piano di marketing dovrebbero fornire dati e previsioni relativi all’ammontare delle vendite e poi, sulla base di queste previsioni, si tirano giù gli altri budget in funzione di quello che dice il mercato. Se io prevedo di vendere 100 untià del mio prodotto/servizio, vado a comprare un impianto in grado di produrre 100 unità, e non un impianto che ne produce 300. Perchè poi ci sono alcune differenze tra l’ammortizzare un impianto che produce 100 pezzi e uno che ne produce 300 : l’energia che consumano è diversa, e anche il numero di persone che ci devono lavorare probabilmente è diverso.

Senza parlare degli aspetti finanziari legati all’acquisto dell’impianto, perchè sono ovviamente ovvi… Quindi, prima di fare qualsiasi cosa, sarà bene tirare giù il Budget commerciale, e prima di farlo, sarà opportuno che ti poni una serie di domande:

1) che cosa vendo?

2) a chi lo vendo?

3) come lo vendo?

4) dove lo vendo?

5) a che prezzo lo vendo?

e 6) quanto ne vendo?.

Quando scrivi il business plan e il budget di esercizio, queste sono domande che ti servono per definire gli obiettivi di vendita del tuo prodotto/servizio al fine di stabilire anche i mezzi di cui devi disporre per potere raggiungere l’obiettivo, oltre che per fare il calcolo del fatturato (cioè delle vendite). Peri motivi che abbiamo detto sopra, infatti, fa parte del budget commerciale  il Budget dei costi commerciali, cioè la previsione dei costi che devi sostenere per vendere i tuoi prodotti/servizi. Come puoi facilmente capire, un conto è vendere 100 prodotti in un’unica città, un altro conto è vendere 500 prodotti in 5 città. I costi da affrontare aumentano, e quindi devi tenere presente che più è complessa la tua struttura commerciale, e più ti costa.

 

Il business plan e il budget di esercizio: gli altri budget

Dopo che hai fatto il budget dei costi commerciali, puoi pensare a preparare il Budget della produzione, che segue in linea logica quello commerciale proprio perchè l’azienda produce i suoi beni/servizi in funzione dei programmi di vendita. A differenza di quello commerciale che trova la sua ragione d’essere al di fuori dell’azienda, questa parte del budget ha a che fare con l’organizzazione interna della forza lavoro e dei mezzi tecnici a disposizione. Di norma, la previsione della produzione usa le proiezioni di vendita trasformandole in ore lavoro. Dopo aver fatto la previsione della produzione, devi pensare a fare il Budget delle scorte e dei volumi di produzione: devi, cioè, decidere quanti prodotti vuoi tenere in magazzino in scorta, e quindi sulla base di questa scelta devi decidere quanto produrre. Ovviamente, il budget di produzione va suddiviso per prodotti.

A questo punto, dopo il budget delle scorte,  devi fare il Budget degli acquisti, poichè devi acquistare tutto quello che ti serve per produrre le tue unità di prodotto servizio. In questa fase devi fare attenzione al fatto che le quantità di materie da acquistare non corrispondono ai consumi per via delle scorte di cui abbiamo detto poco fa. Cosa succede a questo punto? Che hai messo a budget, cioè hai fatto la previsione di una serie di costi che devi sostenere in base alle previsioni di vendita che hai ipotizzato (cioè stimato). Ma per produrre tutte queste cose, devi tirare su quella che in termini tecnici si chiama “la struttura produttiva” cioè l’elenco dei costi che devi sostenere per mettere in moto la lmacchina.

E quindi devi fare il Budget dei costi di struttura nel quale devi predisporre i budget relativi a: 1) la direzione generale 2) l’amministrazione 3) la gestione del personale 4) le spese generali 5) la gestione straordinaria 6) il budget degli investimenti da realizzare 7) il budget finanziario Alla fine di tutto il processo ottieni esattamente quello che abbiamo detto all’inizio: un conto economico di previsione, con tutti  i suoi costi e tutti i suoi ricavi; uno stato patrimoniale di previsione con tutti gli investimenti che devi realizzare e i finanziamenti necessari per comprarli; e il budget finanziario, con il quale verifichi la fattibilità finanziaria  di tutti   i budget che hai fatto in precedenza. Praticamente, tutto il contenuto della parte tecnica del business plan.

 

Conclusioni.

Ci rendiamo perfettamente conto che fare il business plan e il budget di esercizio è un’attività un po’ complessa, ma l’economia aziendale ci ha dato la possibilità di usare uno strumento davvero potente e altrettanto logico per prevedere nei minimi dettagli tutto quello che devi  fare per limitare al massimo i rischi che corri nel momento in cui hai deciso di lanciare la tua idea di business, oppure nel momento in cui hai deciso di fare degli investimenti per migliorare l’efficienza produttiva della tua azienda già esistente. Un’ultima raccomandazione: il tempo che investi nella preparazione del budget, e quindi del business plan, non è tempo perso.

E proprio perchè non devi considerare il tempo investito come tempo perso, non chiudere il tuo budget in un cassetto, come fanno in tanti! Il budget (cioè la parte tecnica del business plan) è la bussola della tua attività. Se lo chiudi in un cassetto nessuno potrà sapere in che direzione stai andando. Nessuno potrà sapere se ci sono scogli all’orizzonte, e nessuno ti potrà avvertire in caso di pericolo. Nessuno saprà davvero in che direzione sta procedendo la barca. Nemmeno tu.

il business plan e il budget d'esercizio
il business plan e il budget d’esercizio

IL BUSINESS PLAN E I FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE

Il Business Plan e i finanziamenti alle imprese: lo strumento strategico per ottenere credito.

 

Il Business Plan e i finanziamenti alle imprese
Il Business Plan e i finanziamenti alle imprese

In un precedente articolo abbiamo affrontato alcuni aspetti  che riguardano il business plan e i finanziamenti alle imprese. Abbiamo parlato del fabbisogno finanziario  e delle  fonti di finanziamento. Inoltre, abbiamo indicato qualcuna delle fonti a cui può attingere l’imprenditore per fare fronte alle necessità di soldi che si manifestano prima, durante e dopo l’avvio di un’iniziativa economica.

In questo articolo vogliamo approfondire alcuni aspetti della tematica dei finanziamenti. Infatti, spesso, capita che l’aspirante imprenditore, trova qualche difficoltà a gestire nel modo migliore, l’aspetto della finanza aziendale. Questa cosa accade anche all’imprenditore con impresa ben avviata, 

Anche se può sembrare una cosa assurda (e me ne rendo conto) qualche volta ho accompagnato il cliente a “contrattare” alcune condizioni contrattuali con la sua banca.

Perché l’ho fatto?

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L’ANALISI DEGLI INVESTIMENTI e la sua valutazione

L'analisi degli investimenti
L’analisi degli investimenti

L’analisi degli investimenti (o “valutazione” degli investimenti) è uno degli aspetti più importanti della finanza aziendale.

Infatti, essa riguarda i calcoli che qualsiasi imprenditore dovrebbe fare prima di aprire il portafogli, tirare fuori i soldi e acquistare nuovi macchinari, impianti e/o investimenti in generale per lo sviluppo della sua azienda oppure per il lancio di una nuova start-up.

Troppo spesso, quando devono effettuare nuovi investimenti, molti imprenditori decidono di affidarsi al “naso”. In pratica, questi imprenditori, fanno una valutazione di massima e poi decidono di effettuare gli investimenti senza usare una base razionale. Ma questo è uno dei metodi più pericolosi su cui basare certe decisioni. vediamo il perché.

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