Cos’è il bilancio di esercizio e qual è la sua funzione

bilancio-di-esercizioIl bilancio di esercizio è un insieme di documenti contabili che ogni impresa deve redigere periodicamente alla fine di ogni esercizio amministrativo per stabilirne la situazione patrimoniale, finanziaria e stabilire il risultato dell’esercizio.

Il bilancio d’esercizio viene compilato dagli amministratori per determinare il reddito d’esercizio (al fine di poter calcolare la tassazione) e la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa (al fine di controllare l’andamento della stessa nel tempo).

La redazione del bilancio di esercizio deve avvenire secondo quanto indicato dal codice civile, dal testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) e dai principi contabili. Deve inoltre essere composto dallo Stato patrimoniale, dal Conto economico e dalla Nota integrativa.

Ci sono delle fasi da rispettare durante la stesura che sono: Continue reading “Cos’è il bilancio di esercizio e qual è la sua funzione”

L’ANALISI DEI COSTI

l’analisi dei costi

L’analisi dei costi è, forse, l’aspetto più rilevante del controllo di gestione poichè l’attività di controllo prende le sue mosse proprio da questa analisi. Solo che, quando si parla di controllo di gestione, sono pochi coloro i quali conoscono gli aspetti più “intimi” di questo approccio; infatti, siamo nel campo della contabilità industriale che, come parola, non deve mettere paura. Vediamo di cosa si tratta.

Partiamo da una considerazione di carattere generale: un sistema di rilevazione dei costi assolve ad alcune funzioni fondamentali quali: l’individuazione degli elementi che sono necessari per fissare il prezzo di vendita di un prodotto. Successivamente, tale sistema serve per rilevare l’andamento economico dell’azienda consentendo di tenere “sotto controllo” i fatti di gestione. Inoltre, la contabilità industriale consente all’imprenditore di effettuare delle valutazioni specifiche che non potrebbe fare  analizzando solamente i dati provenienti dalla contabilità generale (CO.GE.).

A dimostrazione di quanto diciamo, è sufficiente analizzare il metodo “classico” con il quale la stragrande maggioranza degli imprenditori stabilisce il prezzo di vendita del suo prodotto, che segue (più o meno) questo schema semplice:

 

l’analisi dei costi – prezzo di vendita

 

Ciò significa che al COSTO TOTALE viene aggiunta una percentuale di “ricarico” e quindi si stabilisce il prezzo di vendita. Esempio: il COSTO TOTALE è 100 euro, ci aggiungo il 20% e quindi il prezzo “giusto” di vendita è 120 euro.

Peccato che sia SBAGLIATO

Questo è il metodo “classico” utilizzato per la determinazione del prezzo di vendita di un prodotto, ma che presenta alcune lacune e imprecisioni che possono costare care all’imprenditore. Infatti, quello che deve essere tenuto in considerazione quando si effettua l’analisi dei costi, non è tanto capire come si comportano alcuni di questi costi, bensì comprendere come si comportano tutti i costi nell’ambito della gestione aziendale e capire come questi costi incidono sulla determinazione del prezzo.

Il punto di partenza potrebbe essere tenere presente la c.d. CLASSIFICAZIONE DEI COSTI, che è un’analisi abbastanza dettagliata di tutte le tipologie di costi che entrano in gioco quando si effettuano queste considerazioni. Solo che, poi, il rischio è quello di perdersi. Sarebbe già sufficiente considerare la differenza netta tra COSTI FISSI e COSTI VARIABILI (di cui abbiamo fatto cenno qui) per calcolare la variazione che subiscono i costi al variare dell’attività dell’azienda. Allo stesso modo, considerare costi fissi e variabili sarebbe utilissimo per calcolare il Break Even Point (di cui abbiamo parlato qui), oppure per conoscere i modo preciso il margine netto sul singolo prodotto. Ma non solo: l’analisi dei costi fissi e di quelli variabili sarebbe già da sola sufficiente per studiare la convenienza per effettuare nuovi investimenti e calcolarne la redditività.

Utilizzzando un sistema di analisi dei costi più specifico è possibile “scendere” in profondità del meccanismo di creazione dei costi e della loro attribuzione al singolo prodotto e determinare il prezzo di vendita “giusto”. Infatti, un sistema del genere permette di conoscere le componenti di costo del singolo prodotto in modo più preciso e consente di attribuire al singolo prodotto i “suoi costi” e non anche quelli che non gli competono.

L’analisi dei costi: un semplice esempio

Facciamo un esempio: produco (e vendo) i prodotti A e B che richiedono una quantità diversa di tempo della manodopera (che è un costo) per essere realizzati. Supponiamo che il prodotto A richiede un’ora di manodopera e il prodotto B ne richiede due. Inoltre, supponiamo che il costo della manodopera sia 10 euro/ora. Ciò significa che, utilizzando un sistema di attribuzione dei costi basato sull’analisi dei costi, attribuisco al prodotto A 10 euro di costo della manodopera e al prodotto B ne attribuisco 20. Quindi, quando vado ad effettuare il calcolo dei costi per ottenere i due prodotti, questi risentiranno in maniera diversa del “peso” del costo della manodopera.

Facendo, invece, come nel caso “classico” che abbiamo visto sopra, avrei semplicemente calcolato il costo complessivo della manodopera necessaria per fare i due prodotti (cioè 3 ore x 10 euro/ora = 30 euro) e lo avrei diviso “equamente” tra i due prodotti, cioè 15 euro ciascuno. Ma questo è un calcolo palesemente errato perché, ed è facilissimo intuirlo, nel momento in cui devo definire il prezzo di vendita dei due prodotti, il prezzo stesso non tiene presente che il prodotto B ha una maggiore incidenza del costo di manodopera (20 euro) rispetto al prodotto A (10 euro). E, quindi, potrebbe capitare che quando vendo il prodotto B, lo vendo a un prezzo non sufficiente a “coprire” il suo effettivo costo di produzione, il che significa venderlo in perdita. Questo spiega perché molte aziende vendono alcuni prodotti in perdita senza capirne il motivo.

L’analisi dei costi: conclusioni

Ovviamente, nell’ambito di questa semplice analisi dei costi, ci siamo limitati ad effettuare questa considerazione analizzando solamente il costo della manodopera. Ma è abbastanza agevole comprendere che, se estendiamo questo sistema di analisi a tutti gli altri costi (fissi e variabili), alla fine la determinazione del COSTO TOTALE a cui aggiungere la percentuale di mark-up per determinare il prezzo di vendita vista sopra, si rivela una strategia completamente sbagliata: si sbaglia il calcolo del costo totale e, di conseguenza, si sbaglia la determinazione del prezzo. E, di conseguenza ancora, si possono anche azzeccare le proiezioni di fatturato, ma si sbagliano completamente quelle sui margini NETTI finali… E questa è una delle risposte che diamo agli imprenditori quando ci chiedono: “Come è possibile che ho aumentato il fatturato e contemporaneamente è diminuito l’utile netto?”.

E’ possibile…è possibile: in certi casi è quasi certo!

Fare tutte queste analisi e considerazioni nell’ambito della predisposizione del business plan non è tempo perso, anzi: si rivela una strategia davvero vincente nel momento in cui si affronta un interlocutore (una banca, un finanziatore privato o chi per loro) poichè, così facendo, è possibile dimostrare di avere una certa competenza e una decisa conoscenza di quello che accade nel bilancio di esercizio e, soprattutto, nell’ambito della gestione dell’azienda.

L'analisi dei costi
L’analisi dei costi

L’IMPRENDITORIA FEMMINILE A GENOVA

  • L'imprenditoria femminile a GenovaL’imprenditoria femminile a Genova:  ecco i nuovi finanziamenti messi a disposizione dal Comune di Genova attraverso la concessione  di finanziamenti a fondo perduto e a tasso agevolato. Si tratta della possibilità per tutte le donne che vogliono fare impresa di poter beneficiare di contributi pubblici per un minimo di 15.000 euro fino ad un massimo di 35.000 euro per l’avvio di nuove attività.

Per accedere a questo tipo di agevolazione è importante che il titolare della ditta individuale sia una donna; oppure il 60% dei soci di  una società coopertativa o di società di persone (Snc; Sas) siano donne; oppure i due terzi degli amministratori di una società di capitali (Srl; Spa; Sapa) siano donne.

Possono far richiesta di questi fondi pubblici tutte le aziende che si occupano di: produzione; erogazione di servizi;  commercio all’ingrosso e  e-commerce.

Sono ammessi al contributo pubblico gli investimenti che si riferiscono a:

 

 

  • studi di fattibilità
  • studi di progettazione esecutiva e direzione lavori
  • studi di consulenza e assistenza
  • opere murarie
  • impianti produttivi
  • macchinari
  • attrezzature
  • arredi
  • sistemi informativi integrati per l’automazione
  • impianti automatizzati o robotizzati
  • software
  • mettere l’impresa nelle condizioni di rispettare le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
  • brevetti
  • certificazione di qualità

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MARGINE DI CONTRIBUZIONE E DECISIONI AZIENDALI

margine di contribuzione e decisioni aziendali

Margine di contribuzione e risultati aziendali: qualche navigatore ci ha chiesto di parlare di questa grandezza fondamentale nell’ambito della gestione di un’azienda perché, in effetti, è un po’ complicato comprendere fino in fondo l’aiuto complessivo che questo indicatore può dare alla gestione aziendale nel suo complesso. Iniziamo con il dire che il margine di contribuzione serve per prendere decisioni aziendali. Infatti, più d’uno ci ha scritto per avere qualche delucidazione su questa grandezza aziendale, poichè se lo sono ritrovato davanti per prendere delle decisioni, senza sapere di cosa si trattasse. E quindi, la decisione non è stata presa.

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I COSTI PER GESTIRE UNA SOCIETA’

Quali e quanti sono i costi per gestire una società? Questa è una domanda che molti navigatori ci hanno posto partecipando al nostro sondaggio on line. A questa domanda non c’è una risposta unica che può essere adattata a qualsiasi tipo di attività, ma sarebbe necessario scrivere un articolo per ogni categoria di business. Questo accade  perchè i costi per avviare e gestire un’attività variano in base ad una serie di fattori. Infatti, una cosa è avviare una società che si occupa dell’erogazione di servizi, un altro conto è avviare una società di produzione che prevede degli investimenti più cospiscui. E anche nell’ambito delle società che offrono  servizi, i costi non sono gli stessi perchè per affrontare l’avviamento di un’attività di parrucchiere o di un centro estetico i costi da sostenere sono  inferiori rispetto all’avviare e a gestire, per esempio, un albergo o un’attività di trasformazione industriale di qualche materia prima per ottenere un prodotto finito.

Cercheremo tuttavia in questo articolo di dare delle linee guida da seguire  per fare una stima dei costi necessari per avviare un’attività.

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CONOSCERE I COSTI PER STABILIRE I PREZZI NEL MODO GIUSTO

Conoscere i costi per stabilire i prezzi Conoscere i costi della tua azienda è molto importante perchè  ti serve per andare a calcolare il prezzo a cui vendere i tuoi prodotti/ servizi.

Devi sapere che i  prezzi di vendita sono strettamente correlati ai costi perchè  il profitto di un imprenditore è dato proprio dalla differenza tra ricavi (prezzo di vendita x quantità vendute) e costi.

Molto spesso, nell’attività di consulenza, ci è capitato di incontrare imprenditori che si lamentano di non guadagnare abbastanza e di non riuscire a calcolare  correttamente i prezzi di vendita e non sanno come imputare i costi al prodotto. Lo stesso commercialista molto spesso non ha tempo  o non ha le competenze per impostare un sistema di contabilità analitica (o industriale ), che serve all’imprenditore anche nella determinazione del prezzo di vendita dei suoi prodotti/servizi. Quindi il più delle volte accade che la fissazione del prezzo di vendita avviene sulla base  di ipotesi o stime approssimative.

La contabilità generale serve al commercialista per la dichiarazione dei redditi; mentre è la contabilità analitica  (o industriale) che analizza e fornisce all’imprenditore informazioni preziose sulla struttura dei costi e dei ricavi aziendali. E’ sempre la contabilità analitica che suporta l’imprenditore nel prendere le decisioni, anche quelle riguardanti la fissazione dei prezzi di vendita. Continue reading “CONOSCERE I COSTI PER STABILIRE I PREZZI NEL MODO GIUSTO”

L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (parte seconda)

Eccolo qui un’altra volta, l’Avvocato del Diavolo…

Come promesso, scrivo un altro articolo a propostio di chi “…sostiene idee e opinioni in contrasto con quelle altrui…”. Nella prima parte di questo articolo ho già inserito un link alla pagina che accennava di quel nostro cliente che voleva aprire un ristorante in cima alla collina proprio perchè quello è un esempio nel quale, senza troppi dettagli, è stato raccontato come spesso l’imprenditore si lascia “travolgere” dalla sua idea di business senza prendere in considerazione alcuni aspetti che, invece, sono fondamentali per il corretto svolgimento della sua attività.

Non entrerò nel merito di quell’idea, ma voglio parlare di un altra situazione  interessante che si è verificata qualche tempo fa. Un imprenditore ha avuto un’idea innovativa e decisamente brillante (che, per questioni di rispetto della privacy e della proprietà intellettuale, non citerò) per avviare un business su internet. Un’idea che, in effetti, non c’è (non so se al momento è stata realizzata dall’imprenditore o da qualcun altro).

Come spesso ci capita, l’imprenditore ha specificato tutti, ma proprio tutti, gli aspetti positivi della sua idea, soprattutto in merito ai potenziali profitti che avrebbe potuto lucrare. A prima vista, sembrava tutto ok, ma poi facendo una chiaccherata un pò più approfondita abbiamo scoperto qualche “bug”, cioè qualche buco nel sistema che aveva ideato. Queste sono cose che di solito non escono fuori facendo domande dirette come: “Ma ci hai pensato a questa cosa?” oppure “hai fatto una ricerca di mercato per sapere se i potenziali clienti ci sono e se, soprattutto, poi si trasformano in clienti, cioè ti pagano?”. No queste domande non si fanno a mò di intervista, ma si fanno chiaccherando…

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il break even point nel business plan: come si calcola e a cosa serve.

IL PUNTO DI PAREGGIO tra costi e ricavi

Punto di pareggio dell’azienda: che cos’è il Break Even Point? Questa è una delle tante domande che ci avete posto nel sondaggio on line e alla quale oggi rispondiamo.

Di questo argomento abbiamo già parlato, nel passato, in  un altro articolo.

Il Break Even Point è un’analisi che studia la relazione che c’è  tra i costi di struttura, i costi variabili e i volumi di produzione. Ha un  ruolo molto importante nell’ambito dell’analisi aziendale, poiché serve per identificare il cosiddetto punto di equilibrio. Il punto di equilibrio è il punto in cui i ricavi totali sono uguali ai costi totali.

Vediamo di cosa si tratta: per l’analisi del Break Even Point bisogna partire dalla definizione, anche grafica, dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi sono quei costi aziendali che non variano al variare delle quantità prodotte. Che cosa significa? Significa che, se io produco zero unità del mio prodotto o se ne produco centomila, i costi fissi  tali sono  e tali restano. Un caso tipico di costi fissi è l’ammortamento dei beni pluriennali.

Se ipotizziamo delle quantità sull’asse delle ascisse, c’è una costanza dei costi fissi pari a 130.000 euro. Che cosa significa? Significa che, sia che io produca zero quantità del prodotto o che produca 500 unità del prodotto, i costi fissi sono sempre pari a 130.000 euro.

Adesso vediamo i costi variabili.

Break Even Point: costi variabili, fissi e totali

I costi variabili sono, per definizione,  quei costi aziendali che variano al variare delle quantità prodotte. Questo significa che, a seconda delle quantità che io produco, ad esempio, 100, 200 e 300, ho dei costi che variano al variare delle quantità prodotte. Un tipico esempio di costo variabile è rappresentato dalle materie prime che vengono utilizzate per la produzione del prodotto. Se produco zero unità del prodotto, il costo variabile è uguale a zero; se produco 500 unità del prodotto, ho 39.000 euro di costo variabile.

L’economia aziendale, arrivati a questo punto, ci dice che ci sono i costi totali, che sono sono tutti i costi che l’azienda sostiene per mantenere in vita  l’attività. La somma dei costi fissi e dei costi variabili dà i cosiddetti costi totali. Il costo totale, graficamente, parte sull’asse delle ordinate dal valore di 130.000 euro, perché  la curva del costo totale è una traslazione verso l’alto della curva dei costi fissi e dei costi variabili.

Cosa significa questo? Significa  che,  se produco zero unità del prodotto, ma ho allestito una struttura, ho ovviamente, un ammontare dei costi fissi pari a 130.000 euro. Quindi  i costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi  e dei costi variabili. Mano a mano che aumento la quantità dei prodotti, ho la costanza dei costi fissi (cioè 130.000 euro) ma l’aumento dei costi variabili.

Il punto di pareggio: come trovarlo?

 

Vediamo la curva del ricavo totale. Se vendo zero unità del prodotto, il ricavo è pari a zero euro. Mano a mano che crescono le unità del prodotto che vendo, la curva del ricavo totale cresce. Se  si sovrappongono, all’interno dello stesso grafico, la curva del costo totale e la curva del ricavo totale, otteniamo nel punto in cui le due curve si incontrano, il punto di Break Even Point.

Il Break Even Point è il punto in cui i ricavi totali ed i costi totali sono uguali tra loro e il profitto dell’azienda è pari a zero. Se i ricavi totali sono uguali ai costi totali, significa che l’azienda ha un profitto pari a zero. La seguente immagine può aiutare a capire meglio il concetto di punto di pareggio economico tra costi e ricavi:

Punto di pareggio economico tra costi e ricavi aziendali
Punto di pareggio economico tra costi e ricavi aziendali

 

Quindi il Break Even point, identifica quella quantità  di prodotti che bisogna produrre e vendere per pareggiare i costi dato un certo prezzo di vendita.

Il punto di pareggio economico: il grafico

Se nel punto di equilibrio, ipotizziamo di avere dei costi totali pari a 150.000 euro che sosteniamo per produrre e vendere 277 unità. Ciò significa che se applichiamo un prezzo di vendita a queste 277  unità  che vendiamo, quel prezzo di vendita moltiplicato le 277 unità sarà sufficiente per coprire tutti i costi fissi cioè i costi di struttura e tutti i costi variabili di prodotto.

Quindi nel punto di equilibrio, a 277 unità  con un totale dei costi pari a 150.000 euro, si ha un profitto pari a zero. Questo accade perché i costi totali (costi fissi + costi variabili) sono uguali ai ricavi totali.

Ciò significa che 277 unità sono le unità da produrre e vendere ad un dato prezzo di vendita per pareggiare tutti i costi. Se si producono  e vendono più di 277 unità di prodotto, si entra nell’area di profitto per l’azienda. Se invece si producono e vendono meno di 277 unità di prodotto, l’azienda è in un’area di perdita. questo accade perché i prezzi di vendita applicati per le unità prodotte e vendute non sono sufficienti a coprire tutti i costi totali.

Il punto di pareggio economico: un esempio

Ora facciamo un esempio di calcolo del Break Even Point.

La formula per calcolare il Break Even Point è la seguente: Q*= Costi Fissi/ (Prezzo di vendita – Costo Variabile Unitario). Q* è la quantità di equilibrio cioè la  quantità di prodotto da produrre e vendere per pareggiare la struttura dei costi. La differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario è il c.d. Margine di Contribuzione. In pratica, è ciò che viene tolto dal prezzo di vendita per coprire i costi fissi. Se dal prezzo di vendita di  un prodotto togliamo il costo variabile unitario, ciò che rimane è un “margine” che serve per coprire i costi fissi.

Facciamo un esempio. Supponi che i costi fissi dell’azienda siano pari a 150.000 euro. Inoltre, supponi che il prezzo di vendita del prodotto sia pari a 970 euro. Infine, supponi che il costo variabile unitario per produrre un’unità del prodotto è pari a 430 euro.

Il punto di pareggio economico: un esempio

Applicando la formula, si ha:

Q*= 150.000/ (970-430)

e quindi

Q*= 277

Questo significa che la quantità di equilibrio (Q*)  da produrre e vendere per pareggiare i costi totali e ricavi totali è rappresentata da 277 unità. Queste 277 unità rappresentano la quantità di prodotto da  produrre e da vendere ad un prezzo di 970 euro per pareggiare i costi totali della struttura aziendale.

Occorre ricordare che i costi totali sono dati dalla somma del costo fisso, che l’azienda sostiene anche se non produce nulla,  e del costo variabile che si sostiene in relazione  alle quantità che si producono. Quindi se voglio pareggiare i costi totali devo produrre 277 unità e venderle a 970 euro.

Il punto di pareggio e i limiti dell’analisi

 

Concludendo dobbiamo però dire che l’analisi del Break Even Point, presenta però dei limiti che ne diminuiscono l’efficacia analitica.

Infatti il Break Even Point:

  • è un’analisi statica e non dinamica, perché non prende in considerazione, ad esempio, i flussi di cassa;
  • i costi ed i ricavi non variano in modo lineare; infatti,come abbiamo detto, i costi variabili variano al variare delle quantità prodotte. Ma il costo variabile non è una curva lineare, perché se andiamo da un fornitore e gli chiediamo di acquistare 10 unità di un determinato prodotto, ci applica un certo prezzo di vendita; se invece chiediamo al fornitore di acquistare 100 unità del prodotto, il prezzo di vendita è  oggetto di sconto;
  • non tiene conto del”gioco” delle rimanenze, perché questa analisi da un  identico valore sia a quello che produciamo sia a quello che vendiamo; presuppone che ciò che si produce è anche ciò che si vende e quindi non tiene presente ciò che regolarmente accade in tutte le aziende di produzione, ossia le rimanenze;
  • non sempre la distinzione tra costi fissi e costi variabili è agevole da fare, perché molto spesso ci sono alcuni tipi di costi, come il costo del lavoro, che talvolta viene considerato costo fisso ma che nel lungo termine è un costo variabile poiché è soggetto alle contrattazioni sindacali

Sebbene questi aspetti limitano un po’ il Break Even Point, ciò non toglie che comunque l’analisi  ha un’efficacia ai fini previsionali e può essere validamente utilizzata nella redazione di un business plan.

 

BREAK EVEN POINT: COS’E’?

Break Even Point per le decisioni aziendali
Break Even Point per le decisioni aziendali

Il Break Even Point serve per calcolare il punto di pareggio tra i costi totali e i ricavi totali dell’azienda. Sappiamo che se il volume delle vendite è basso, l’azienda perde; se invece è elevato, l’azienda guadagna. Questo accade per il fatto che  ogni impresa  sostiene dei  costi  fissi per:

  • la struttura tecnica: cioè il fabbricato, gli impianti, le macchine, le attrezzature, i mezzi di trasporto, le macchine d’ufficio, etc:
  • la struttura organizzativa: cioè le risorse umane tecniche, amministrative, commerciali, etc

Ogni imprenditore deve, o almeno dovrebbe, conoscere qual è la quantità minima di vendite necessaria per coprire i costi fissi relativi alla struttura tecnica e a quella organizzativa.  L’analisi tecnica aziendale utilizza  l’analisi  del punto di pareggio per determinare il cosiddetto “fatturato di break even” cioè il volume di fatturato minimo che l’azienda deve raggiungere per non avere perdite di gestione.

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IL CONTROLLO DEI COSTI: PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE IN AZIENDA?

Il controllo dei costi Il controllo dei  costi è una delle funzioni più importanti nell’ambito della gestione dell’impresa ed è anche una delle funzioni meno presenti, considerando i vantaggi che porta a chi lo utilizza. Infatti, avere un sistema di controllo dei costi ti permette di sapere come si creano i costi all’interno della tua azienda e quindi di poterli controllare per aumentare i profitti.

Ma non è solo questo il ruolo del sistema di controllo dei costi: infatti, esso fornisce anche elementi utili per stabilire i prezzi di vendita dei tuoi prodotti e servizi. Inoltre, consente di tenere sotto controllo l’andamento economico della tua azienda poichè ti permette di avere numeri esatti che ti sono necessari per valutare con maggior precisione e cura cosa sta realmente accadendo nella tua azienda.

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