A proposito di start-up, business plan e mortalità aziendale.

Start-up e business plan
Start-up e business plan

Start-up e business: due parole che, da un po’ di tempo, vanno di “moda”; le sento nominare sempre più spesso, quasi in ogni contesto, in tantissime occasioni, durante incontri “istituzionali” e non, nel bel mezzo di un convegno (anche se si parla di altre cose) o in un’aula di formazione. Le sento utilizzare a proposito di cose che a volte c’entrano ma che, molto più spesso, non c’entrano niente: “Sai.. con la mia nuova fidanzata siamo in fase di start-up!”. Oppure, sono utilizzate in contesti in cui c’entrano assolutamente niente: “Devo andare da Roma a Milano e devo fare il business plan del percorso..”. Si, ho sentito anche questo genere di cose, non sto scherzando! E ne potrei citare altre ancora..

Insomma: si tratta di un vero e proprio BOOM!  Diciamo che, in casi come questi, siamo di fronte al “percorso” tipico che fanno,  più o meno, tutte le parole “nuove” di origine anglo-sassone nel momento in cui entrano a fare parte del nostro parlare quotidiano e vengono, di conseguenza, usate e abusate in tutte le situazioni, in ogni contesto, per ogni occasione! Stanno sempre in mezzo a tutto: come il prezzemolo! C’è che le usa per dare un’immagine  di sé al passo con i tempi; chi per darsi un tono. Altri le usano per vendersi come imprenditori o per passare per persone acculturate. Altri ancora le usano perché fa “cool”, “alla moda”. Fa tanto “business”…

E quando mi trovo in qualche contesto e ascolto e osservo queste cose con gli occhi del “tecnico”, mi scappa sempre un sorriso poiché so perfettamente che, la maggior parte di quelli che usano queste due parole, non ne conosce il significato così come non conosce i contesti cui sono riferite e nei quali è, invece, opportuno nominarle. E allora, dato che la nostra Vision è “Portare la Cultura d’Impresa nelle imprese”, vediamo cosa significano queste due parolacce, in quali contesti andrebbero usate e come andrebbero usate. E, soprattutto, vediamo cosa si nasconde dietro a ognuna di loro.

Start-up nel contesto economico-aziendale

Solitamente i contesti più frequenti nei quali si usa la parola “start-up” sono quelli delle imprese (e, quindi, degli imprenditori); quelli dei consulenti d’azienda; il mondo della formazione (più o meno aziendale); l’ambiente dei commercialisti, quello degli avvocati. Contesti, nei quali, la parola “start-up” ricorre frequentemente. In questi contesti, solitamente, la parola viene usata correttamente perché gli operatori dei settori sanno a cosa si riferiscono; con il termine “startup” si vuole indicare la fase iniziale relativa all’avvio di una nuova impresa, ossia quel periodo durante il quale l’organizzazione aziendale cerca di guadagnare soldi da un’idea ponendo in essere una serie di processi che si possono ripetere nel tempo.

Ci troviamo di fronte, in pratica, a una specie di neonato che ha appena visto la luce e che necessita di tutte le cure e le attenzioni possibili e immaginabili poiché è fragilissimo e, in modo quasi autonomo, può solo respirare. Tutti sanno che il momento della nascita è il primo trauma di un neonato e che, da questo preciso momento in poi, dipenderanno una serie di cose future. E’ un momento molto delicato, quello della nascita. Ecco.. con un’impresa in start-up possiamo dire di essere nella stessa situazione poiché, in questa fase molto delicata della vita di un’azienda, la parola d’ordine è: “ATTENZIONE!“. Ogni anno incontriamo centinaia di imprenditori e aspiranti imprenditori e ascoltiamo centinaia di idee di business per fare soldi che, in molti casi, sono idee campate un po’ in aria, elaborate senza obiettivi e senza strategie, misurate con uno strumento di precisione che si chiama “spannometro”, meglio conosciuto come “a naso”.

Il momento più delicato della vita di un’azienda, la nascita o start-up, troppo viene spesso viene affrontato con un po’ di superficialità, con poca preparazione, con poca esperienza e con poca competenza. E’ un po’ come affidare la nascita del bimbo ad una persona che non è un medico ostetrico o anche un medico generico: può darsi che ce la faccia, a farlo nascere. Ma è più probabile che finisca male! Eh..già. Hai letto bene! Ci sono tantissimi aspiranti imprenditori, ma anche molti imprenditori, che una mattina si svegliano con un’idea di business e vogliono diventare ricchi grazie alla sua applicazione pratica. In molti casi si tratta di idee start-up davvero valide sia dal punto di vista della fattibilità economica che della fattibilità finanziaria. Ma, in altrettanti casi, siamo di fronte ad idee campate in aria, senza riscontri di mercato, prive di qualunque analisi, previsione, proiezione. Senza verifiche tecniche, basate sulla mancanza di buon senso.

Start-up e previsioni economico-patrimoniali

Non sto dicendo che svegliarsi una mattina con un’idea folgorante sia di per se sbagliato: trovo sbagliato l’approccio. Non si può pensare che aprire e avviare un’attività sia la cosa più semplice del mondo, perché la pianificazione strategica dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei finanziamenti inizia nella testa, molto tempo prima. DEVE iniziare molto tempo prima! Molto tempo prima devi iniziare a prendere informazioni sul “quanto ti costa aprire la baracca” e gestirla fino a che non inizia a produrre soldi in modo autonomo; ciò significa che devi prendere informazioni sul costo degli arredamenti, delle ristrutturazioni, degli impianti di condizionamento (se lo vuoi), delle macchine, degli impianti, macchinari e attrezzature che servono per svolgere l’impresa. Devi conoscere quanto costa inserire i lavoratori; devi sapere quanto costano gli approvvigionamenti di materie prime necessarie al ciclo di produzione (se c’è); devi sapere quanto incidono i costi di affitto, di assicurazione, di gestione commerciale e generale etc. Per non parlare, poi, della tenuta dei conti! Devi conoscere il linguaggio della banca perché, come imprenditore, ti ci relazioni in modo completamente diverso rispetto a quando ti ci relazioni da persona “qualsiasi”. Si, è vero: per questi conti c’è il commercialista (che paghi..) ma l’andamento, almeno generale, dei conti, lo devi avere presente!! Mica puoi usare la cassa dell’azienda come il bancomat della tua famiglia!! Non puoi pensare che, se devi prendere in affitto un capannone per lavorare, che sia di 1.000 metri quadri o di 3.000, sia la stessa cosa!

Insomma: devi tenere presenti davvero un bel po’ di cose che devi iniziare a pianificare da molto tempo prima, nella tua testa fino a quando, un giorno, senti la necessità di scrivere tutto quello che hai in mente perché altrimenti rischi di perdere un tassello del puzzle. ECCO! Questo è il momento giusto per iniziare a scrivere il business plan start-up della tua idea di business e per iniziare a mettere un po’ di nero su bianco. Ecco, allora, che le idee prendono una forma diversa, inizi a considerare cose che, fino a quel momento, non avevi nemmeno immaginato; scrivere il business plan serve proprio a questo!

Sono ancora pochi gli imprenditori e gli aspiranti imprenditori che scrivono il piano i business senza che gli venga espressamente richiesto dalla banca o dallo Stato per la concessione di finanziamenti agevolati. Il business plan, soprattutto in fase di start-up dovrebbe essere la guida da seguire passo passo per evitare di commettere errori nella fase più delicata dell’azienda; la sua nascita.

Sai cos’è la “mortalità aziendale“? E sai quali sono i gli errori che commettono, più frequentemente, gli  aspiranti imprenditori che iniziano un’attività? Sono tutti errori riconducibili esattamente a quello che ho scritto prima:

  1.  Scarsa conoscenza del mercato: questo fa parte del contesto “idea brillante senza verifica di mercato”! Moltissimi, infatti, e rigorosamente dopo avere fallito,  ammettono di essere andati in fallimento perché non avevano studiato cosa voleva il mercato da loro. Non si sono posti  la domanda se il prodotto (o servizio) che stavano progettando potesse avere dei riscontri di mercato ma hanno deciso che era arrivato il momento di “produrre” e hanno prodotto. E poi, non hanno venduto..
  2. compagine sociale debole: la compagine sociale è uno degli aspetti cruciali di qualsiasi azienda, che sia in start-up oppure no (per approfondire, clicca qui): è la composizione di un’azienda. Sono i soci, con le loro competenze, che si alleano per dare vita ad una società. In molti casi i componenti della compagine sociale (soprattutto quando si tratta di una start-up innovativa) vengono messi dentro senza conoscenze, senza competenze e sono completamente estranei all’attività svolta! E’ come mettere e fare il pizzaiolo uno che fino a ieri mattina faceva il contabile o qualsiasi altro lavoro. Per fare la pizza ci vuole competenza. Così come per fare qualsiasi lavoro serve competenza in quel lavoro;
  3. Mancata pianificazione: questa è la fase più critica poiché è quella che deve essere affrontata prima ancora che i soci vadano dal notaio a costituire la società. Molti, in questa fase, dicono che “..non avevamo individuato bene la nostra nicchia di mercato”. Oppure cose come “..La voglia di strafare ci ha fatto fare passi più lunghi delle nostre gambe”. O ancora: la mancanza di FOCUS generale è stata fatale!!

Queste sono le cause di fallimento di una start-up entro i primi 12 mesi di vita. Il dato di mercato è implacabile: circa il 70% delle start-up “muore” entro i primi 365 giorni di vita. Praticamente siamo di fronte ad una strage..

Ecco perché non ci stanchiamo mai di ripetere che per “mettere al mondo” una start-up occorre avere le idee chiare e, soprattutto, occorre scrivere in modo dettagliato il business plan dell’idea tenendo presenti tutti gli aspetti e tutte le criticità tipicamente connesse ad una start-up.

Start-up, business plan e mortalità aziendale.

 

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