La finanza aziendale: i criteri per gestirla in maniera corretta

finanza-aziendaleLa finanza aziendale, detta anche finanza d’impresa oppure corporate finance, è un’area specifica della finanza che si occupa delle decisioni e delle scelte che le aziende prendono in materia finanziaria, inclusi le tecniche, gli strumenti e le logiche su cui basano le varie decisioni.

L’obiettivo principale che l’azienda si prefigge di raggiungere mediante l’uso degli strumenti di finanza aziendale è sicuramente quello di migliorare il valore complessivo dell’azienda. A questo risultato in genere si arriva migliorando due parametri:

  1. Abbassando il più possibile il tasso di interesse sul debito aziendale
  2. Migliorando le performance degli investimenti, al fine di ottenere un tasso di interesse maggiore rispetto a quello da pagare sui debiti.

Maggiore è la differenza positiva fra il tasso di interessi attivo rispetto a quello passivo, maggiore è l’aumento di valore complessivo dell’azienda!

Qualcuno potrebbe obiettare che, se l’azienda ha soldi da investire per farli fruttare, potrebbe per prima cosa togliersi il debito in modo da non pagare interessi passivi su quel capitale e, se avanzano soldi, investirli e puntare al profitto.

Il problema è che in una gestione di impresa si devono tenere d’occhio diversi elementi.

Da un lato abbiamo che:

  • si devono pagare le quote per il leasing dei fattori produttivi
  • si devono spesso pagare anche le rate dei mutui dei capannoni industriali o quant’altro
  • ci sono i fitti passivi di altri beni immobiliari
  • spesso si devono comprare con molto anticipo le materie prime e i semilavorati per la produzione

dall’altro lato:

  • i ricavi dell’azienda difficilmente seguono le tempistiche esatte degli esborsi del leasing o dei mutui (facendo rimanere per un periodo più o meno lungo l’impresa scoperta
  • molto spesso la durata di un mutuo non corrisponde all’effettiva durata del bene nel processo produttivo creando minusvalenze (più di rado plusvalenze) che devono essere coperte
  • dal momento in cui si comprano (con esborso effettivo di denaro) le materie prime per iniziare la lavorazione al momento in cui si incassa e si copre l’esborso iniziale, passa del tempo in cui l’azienda è scoperta.

La finanza aziendale deve, in definitiva, fare in modo che si possano supportare adeguatamente i flussi di cassa e mantenere quindi un’adeguata potenza finanziaria (cioè far fronte a spese impreviste ed improvvise senza farsi trovare impreparati).

Per questa ragione in azienda abbiamo da un lato tutta una serie di voci al passivo (mutui, prestiti, leasing, scoperto su conto corrente, eccetera), dall’altro dobbiamo mantenere una liquidità sufficiente per sostenere i flussi di cassa e un risparmio accantonato per fornire l’adeguata potenza finanziaria.

Se da un lato chi si occupa della finanza aziendale deve cercare di stipulare mutui e prestiti con chi fornisce i tassi più bassi possibile (a parità di condizioni, o meglio, a condizioni che si adattano alla gestione dell’impresa), dall’altro deve gestire anche un capitale che deve sempre poter essere svincolabile in tempi rapidi, facendo in modo che esso renda il più possibile mantenendo il rischio basso.

Il tutto è molto facile a dirsi, ma decisamente difficile da fare!

Per fare ciò si deve creare una adeguata struttura finanziaria che vada a bilanciare il portafoglio degli attivi e dei passivi e che possa dare solidità al bilancio dell’azienda sia nel breve che nel medio e lungo periodo.

Quindi si deve fare un’analisi dell’impresa e vedere i flussi di cassa sia nel breve periodo che nel medio-lungo periodo e a questo punto si procederà a trovare gli strumenti finanziari adeguati per massimizzare il VAN (Valore Attuale Netto) e l’Equity in generale.

Per agevolare i processi di finanza aziendale si possono anche usare alcuni strumenti finanziari adatti allo scopo:

  • Le obbligazioni
  • Le azioni

Con le obbligazioni l’azienda può operare in due modi.

  1. Da un lato può cartolarizzare il proprio debito emettendo una obbligazione a cui è associata una cedola (a tasso fisso o variabile) che verrà staccata al risparmiatore o investitore che se la mette in portafoglio.
    Ovviamente questa pratica viene adottata quando la reputazione dell’azienda è buona e quindi può ricevere capitali dal mercato con un tasso di interesse inferiore a quello che otterrebbe dal prestito bancario.
  2. Dall’altro, può mettere in portafoglio obbligazioni di altre aziende (oppure governative), allo scopo di ottenere profitto dalle cedole.

Le azioni possono anch’esse essere utilizzate in due modi.

  1. Quotandosi nel mercato azionario in modo da vendere una parte dell’azienda stessa e ricavare un capitale a cui non fornire nessuna cedola (quindi senza pagare un interesse passivo), anche se, tuttavia, dovrà poi staccare un dividendo con la quota parte dei ricavi d’impresa.
  2. Dall’altro, come avviene per le obbligazioni, può mettere in portafoglio le azioni di altre aziende al fine di percepirne i dividenti e sfruttare l’andamento delle quotazioni. Spesso in questo caso si fa in modo di comprare le azioni di aziende che producono beni e servizi alternativi ai propri (in modo da avere maggiori rendimenti quando la propria azienda va in crisi), oppure di supportare aziende “amiche”, che sono partner in vari modi.

Non mi addentro ulteriormente nel discorso in quanto la finanza aziendale non è tematica semplice e chi è interessato a maggiori informazioni o ad un’analisi della propria azienda può contattarmi in privato. I nostri contatti li trovi cliccando qui.

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