A cosa serve il business plan e chi dovrebbe farlo?

business planQuando si avvia un’azienda è di fondamentale importanza redigere il business plan per non incorrere in brutte sorprese!

Il business plan è in pratica un documento di programmazione, che determina gli obiettivi che l’imprenditore vuole raggiungere con la sua nuova impresa, la strategia che intende adoperare per raggiungerli e, inoltre, serve a mettere in luce tutti i problemi e i pericoli che potrebbero presentarsi durante questo percorso.

Teoricamente è stato creato per essere fornito agli intermediari finanziari (banche, finanziarie e assicurazioni), per aiutarli a valutare il rischio intrinseco delle attività della nascente impresa che, non avendo uno storico, è di difficile calcolo. In questo modo si agevola la pratica per la concessione di un finanziamento e il calcolo del premio, nel caso l’imprenditore volesse garantire alla sua azienda un’adeguata copertura assicurativa.

Tuttavia, l’importanza del business plan trascende l’utilizzo che ho appena menzionato in quanto si è visto, negli anni successivi la sua “invenzione”, che esso è fondamentale anche nella creazione dell’azienda e, successivamente, nel controllo di gestione dopo che l’impresa è stata avviata.

L’aiuto che dà questo documento dipende dal modo in cui esso viene redatto, che prevede un elenco di domande a cui si deve rispondere in modo sintetico, ma non troppo. Man mano che l’imprenditore si pone le domande, si accorgerà in automatico dei punti deboli della sua idea.

Elenco adesso le domande che ti devi porre nel caso tu voglia svilupparne uno. Tuttavia tieni presente che, nel caso desideri sfruttare il business plan per le start-up, ci sono alcuni accorgimenti di cui dovrai tenere conto e che non sono presenti in quello standard, questo a motivo di alcune leggi speciali di agevolazione per alcuni tipi di imprese nascenti.

In ogni caso, i 10 punti da compilare sono:

► Descrizione del progetto: consiste nella descrizione dell’idea imprenditoriale, cioè dell’idea di business che c’è alla base. La descrizione deve essere sintetica e deve trattare tutti i prodotti o servizi che si vogliono commercializzare.

Di ogni prodotto bisogna illustrare le caratteristiche, i processi produttivi che si vuole usare per produrlo, i materiali utilizzati, cosa ha di innovativo (se vi è un’innovazione rispetto a ciò che il mercato ha offerto fino a quel momento), quali sono i punti di forza – che secondo l’ideatore dovrebbero rendere il prodotto appetibile – e i punti deboli (e come si è pensato di superarli).

E’ molto gradita anche un’idea approssimativa dei costi di produzione e del prezzo di vendita (più questi dati sono precisi, meglio è), dei ricavi che ci si aspetta e soprattutto il confronto con i costi della concorrenza.

Inoltre si può cercare di anticipare, per quanto possibile, quali sono i volumi di vendite previsti (e perché), quali sono i volumi minimi richiesti per andare in break-even (punto di pareggio) e qual è il massimo di capacità produttiva che si potrebbe raggiungere, dato l’apparato organizzativo che si sta cercando di mettere in piedi.

Insomma, per fare un esempio, si vogliono produrre bottiglie di vetro che l’azienda potrà produrre di vario formato (1 litro, 1,5 litri, 0,66 cl, 0,33 cl, eccetera). Inoltre si illustrerà se esse hanno un’innovazione particolare rispetto a quelle già in commercio (ad esempio: sono infrangibili, oppure hanno una miscela più economica a parità di qualità, oppure sono anti-ribaltamento, eccetera).

Poi si passa a un’analisi dei costi di produzione per ciascuna bottiglia e al prezzo al quale si intende vederla. Ad esempio: la produzione della bottiglia da un litro costa 60 centesimi e si può vendere tranquillamente ai grossisti ad un euro al pezzo con un margine di 40 centesimi. Se esiste un prodotto simile, si può fare il confronto con i prezzi della concorrenza, altrimenti si può fare un confronto con un prodotto vagamente somigliante e giustificare il prezzo maggiore con l’innovazione.

Poi, dato il ricavo per bottiglia (specificare per tutti i modelli), si può stabilire, in base ai costi di ammortamento dei macchinari (che si fa in un altro punto del business plan), quante bottiglie si devono produrre per andare almeno a pareggio (nelle produzioni industriali se si produce meno di una certa quantità si va in perdita). Oltre a questo si indicherà, al massimo regime con i macchinari e il personale previsto, quante se ne possono produrre giornalmente.

Se sai dare indicazioni convincenti in questa prima parte cominci con la marcia giusta. Se invece non sai dare risposte esaurienti, allora è altamente probabile che la tua pratica di finanziamento finirà nel cestino dei rifiuti.

A parte la questione finanziamento (che magari non ti serve), questi calcoli e questo punto ti servono anche autonomamente per valutare se la tua idea può far guadagnare oppure, già dai calcoli, sembra essere solo una perdita di tempo.

► Forma giuridica della società: questa sezione del business plan è fondamentale, anche se molti non le danno peso, in quanto ne va della vita dell’imprenditore. Non sto scherzando e ti spiego il perché.

Spesso, quando si apre un’attività imprenditoriale, si ha il problema della sotto-capitalizzazione. In pratica si apre un’azienda con i soldi appena sufficienti a comprare le prime cose (poi si vedrà). A questo punto si cerca di tagliare in ciò che a prima vista sembra un capriccio o, comunque, una cosa non strettamente necessaria in un primo momento.

Ovviamente la prima cosa che salta all’occhio è la forma giuridica che si sceglie per fondare la società. La società migliore per attività serie (insomma che non siano cose tipo:”mi apro il negozietto di souvenir”), è quella di puntare a una società di capitali (S.R.L. o S.P.A.).

Il problema è che per una S.R.L. occorrono 10.000 euro di deposito, più i costi del notaio, più il fatto che la contabilità è di tipo ordinario e il commercialista per tenere i conti si prende molti più soldi rispetto a una contabilità semplificata, oltre a un certo numero di registri che necessitano ognuno di copiose marche da bollo da applicarvici sopra. Se poi occorre una S.P.A. siamo già a 50.000 euro di deposito e tutto il resto è ovviamente maggiorato.

Bene, l’idea brillante è di aprire una società di persone (SNC, SAS, a volte anche SS per le attività agricole) perché costa meno. Questo si pagherà amaramente se insorge un problema come il fallimento oppure ci si indebita in modo pesante. Con le società di capitali il patrimonio aziendale è separato da quello dei soci mentre con quelli di persone no! Ci si accorge sempre del problema quando è troppo tardi.

Inoltre, se devi chiedere un finanziamento, l’intermediario finanziario andrà a guardare immediatamente la forma giuridica scelta perché da questo capisce la serietà del progetto imprenditoriale.

Se vede una società di persone (in alcuni casi più grotteschi addirittura la partita iva semplice) il finanziamento te lo scordi, tranne il caso in cui i soci siano ricchi e quindi, nel caso accada qualcosa, il rischio per la banca è minimo in quanto si potrà rifare pignorando i beni dei soci…

► Organico e compagine sociale: in questa sezione si fa un punto sulle esperienze e le competenze di tutti gli interessati nell’organizzazione o, per lo meno, di chi deve effettivamente lavorarci dentro (escluso i dipendenti). Si deve poi chiarire come funzionerà la struttura, come saranno gestite le risorse umane, quali competenze si cercheranno nel mercato, eccetera.

L’amministratore delegato (chi in pratica sarà destinato a dirigere l’azienda) è qualificato per farlo? Ha già diretto un’azienda? Soprattutto, ha già avuto a che fare con il settore (nel nostro esempio, della produzione di recipienti in vetro). Qual è il suo know-how che dà garanzie di una corretta gestione?

Il resto dei soci o delle figure chiave aziendali ha esperienze al riguardo? E infine si trovano facilmente queste qualifiche, oppure potrebbero esserci problemi nel caso ci si voglia approvvigionare all’esterno? Per esempio: se servono qualifiche particolari, ma l’azienda è in un punto un po’ decentrato, potrebbero esserci problemi a trovare il personale che accetti di fare il pendolare su lunghe distanze… motivo per il quale le grosse aziende tendono a essere ubicate vicino grandi città e assi viari importanti.

► Analisi di mercato: è piuttosto ovvio che il punto cardine di ogni attività di impresa è l’analisi del mercato. Si deve quindi illustrare quali sono le richieste del mercato (insomma la gente cerca attivamente quello che vuoi proporre?) e spiegare perché si pensa di agire proprio in quel settore.

In pratica, bisogna chiedersi se ciò che si vuole offrire esiste già o meno. Se non esiste, come mai nessuno l’ha proposto prima? Non ci hanno pensato oppure non c’è richiesta? Oppure, perché i potenziali clienti dovrebbero venire da me invece che rimanere con la concorrenza?

Nel caso delle bottiglie di vetro che ho portato precedentemente come esempio, bisogna chiedersi se la nostra bottiglia anti-ribaltamento ha una richiesta nel mercato oppure no. Insomma, qualcuno le sta già cercando? Se no, non le cerca perché non ci pensa o perché non lo ritiene una cosa utile? Se sì, è disposto a spendere di più per averla oppure la sceglierebbe solo se costasse uguale? E’ motivato ad averla, oppure la trova una cosa curiosa ma sotto sotto non la trova interessante?

Se dall’analisi risulta che l’idea sembra piacere e che l’acquirente medio sembra disposto a spendere per avere il nuovo bene, allora si può procedere alle altre parti del business plan. Altrimenti, forse è il caso di interrogarsi se, dopo tutto, il nostro prodotto non è poi questa gran trovata…

Fare quindi un’attenta analisi di mercato può evitare gli errori più macroscopici ed evitare quindi di perdere intere fortune, nonché una marea di tempo, in un’attività che si poteva capire essere perdente prima ancora di partire. Se non si è in grado di fare un analisi di mercato valida ci si può sempre rivolgere a un professionista.

► Strategia di marketing: in base a quanto emerso dalle analisi di mercato, in un buon business plan occorre anche pianificare una strategia di marketing. In particolar modo si deve far emergere il bisogno del mercato, e quindi trovare il modo di colmarlo in base al prodotto disponibile. In realtà, per essere più corretti, occorre che il prodotto si crei di proposito in base al bisogno del mercato.

Poi si deve illustrare come si intende distribuire il prodotto (in pratica mettere in evidenza il sistema della filiera formata da venditori, distributori, assistenza pre e post-vendita, eccetera.

Oltre a ciò, in questa parte si deve delineare il consumatore tipo del prodotto/servizio attorno al quale si pianificherà il marketing e il modo per raggiungerlo.

Per ritornare all’esempio delle bottiglie: ci sono clienti disponibili a cui serve la bottiglia anti-ribaltamento? Se si è fatta la giusta analisi di mercato, a questa domanda abbiamo già risposto. La vendita di tali bottiglie avverrà tramite dettaglianti per raggiungere il cliente finale, oppure è meglio vendere direttamente ad aziende che imbottigliano e lasciar perdere il cliente privato?

Inoltre, ci affideremo a rappresentanti oppure vendiamo con un vettore esterno già collaudato? C’è modo di personalizzare la bottiglia (assistenza pre-vendita) oppure non si può cambiare? Nel caso di prodotti in garanzia, l’assistenza è assegnata a imprese esterne oppure abbiamo una nostra filiera?

► Come si intende raggiungere l’obiettivo: questa è la parte più tecnica in quanto deve illustrare come si produrrà e come si ha intenzione di raggiungere l’obiettivo.

Quanto è grande il capannone industriale (oppure il negozio, il garage, eccetera), quali macchinari occorrono, quali licenze si devono ottenere, dove accantoniamo le materie prime e i semilavorati e dove stocchiamo i beni finiti.

Inoltre, qual è il flusso della lavorazione per ottenere il prodotto? E per finire: si ha già in mente come potrebbe evolvere l’organizzazione qualora tutto vada, oppure tutto va male o, caso più comune, se solo alcune cose vano bene e altre meno?

Per ritornare al solito esempio, lo stabilimento per produrre le bottiglie quanti metri quadri deve essere grande? Si può fare ovunque oppure la lavorazione è particolarmente rumorosa (o puzzolente), per cui si è costretti ad impiantarla lontano dai centri? Abbiamo già la lista dei fattori produttivi che servono a produrre il bene? Abbiamo già in mano il flusso produttivo che sforna il prodotto? Abbiamo già tutte le licenze in materia per la produzione (sicurezza, antinquinamento, eccetera)?

Se tutto va per il verso giusto, come si ha intenzione di far evolvere l’impresa? Si punta a mercati esteri? Si amplia il catalogo? Si raggiungono altre categorie di clienti modificando alcuni prodotti? Si diversifica in altre attività parallele? Oppure si verticalizza la produzione (ad esempio oltre che alla produzione si pensa anche alla vendita diretta)?

In pratica, ci buttiamo nella produzione di bottiglie di diverso tipo oppure vendiamo a fasce di clienti diversi? Vogliamo produrre anche bicchieri oppure preferiamo organizzare una nostra filiera di venditori e non passare più da intermediari?

Se invece, come spesso capita, solo una parte dell’idea è buona ma un’altra parte non funziona, si ha già in mano un piano alternativo che permetta di rimediare (il cosiddetto piano B) con altro, oppure l’impresa non può andare avanti?

Nel caso delle bottiglie, se si scopre che quelle da 33 e 66 cl non vendono perché ritenute troppo care per la taglia, comporta un problema non produrle più? Oppure si può modificare il processo produttivo per farle rientrare in parametri migliori?

O ancora, se l’idea dell’anti-ribaltamento non dovesse funzionare (magari in laboratorio la cosa funzionava ma si scopre che producendo in serie le bottiglie hanno poi un comportamento differente), si può passare alla produzione di bottiglie normali o con altre caratteristiche in modo da salvare il salvabile?

Se va tutto male, si ha in mente un modo per riottenere dei soldi indietro, anche se magari non tutti? Ovvero, è possibile vendere facilmente i macchinari, i capannoni, eccetera, oppure sono tutte cose che ad altri non interessano? Si può produrre qualcosa di totalmente diverso con gli stessi macchinari o con un investimento relativamente piccolo, oppure è tutto perso? Cioè, possiamo metterci a produrre bicchieri se con le bottiglie non va bene?

► Aspetti organizzativi della società: rispetto ai dipendenti dell’organizzazione, ci sono percorsi formativi da erogare? È previsto un piano di crescita formativa del personale oppure sono lavori generici? Sono previsti piani di carriera? Come si muoverà l’ufficio delle risorse del personale?

► Piano finanziario: e veniamo alle note dolenti! Quanto costa avviare la nostra start-up? Abbiamo già i soldi oppure ci servono finanziamenti? In quanto tempo possiamo rimborsare il finanziamento? Quali sono i piani di ammortamento dei macchinari e a quanto ammontano?

La copertura finanziaria dove la troviamo? Le materie prime si possono pagare in modo dilazionato oppure si devono pagare in contanti? Il nostro cliente tipo pagherà in contanti alla consegna o per vendere si necessita di poter fare dei pagamenti dilazionati al cliente?

Questo è tutto molto importante in quanto, se non abbiamo copertura finanziaria per svolgere il lavoro, rischiamo di avviare un’impresa ma non poterci permettere di comprare dai fornitori, oppure di vendere incassando a 90 giorni rischiando il fallimento per via di un errato calcolo del bilancio d’esercizio.

► Promozione e pubblicità: bene, ora dobbiamo mettere nero su bianco il modo con cui abbiamo intenzione di far conoscere il prodotto. Ci affidiamo alle TV, alla carta stampata, alle riviste di settore? Oppure andiamo su una promozione via internet con pubblicità mirata? Oppure ancora abbiamo intenzione di far conoscere il prodotto con il passaparola?

In base al tipo di promozione si andrà ad avere più o meno credibilità negli intermediari finanziari. Una cosa è dire che abbiamo un budget di tot milioni di euro per pubblicizzarci in RAI, un’altra è dire che confidi nei venditori porta a porta e nel classico passaparola (del tipo il prodotto si vende da solo…).

► Motivazione: dulcis in fundo, cosa ti spinge ad avviare quest’impresa? Può sembrare scontato (voglio fare soldi) ma non lo è!

La motivazione dell’imprenditore indica la forza di volontà dello stesso ad ottenere i risultati anche in presenza di condizioni avverse o quando tutto sembra perduto. Se non sei fortemente motivato a raggiungere il tuo obiettivo, è facile che non riuscirai mai a raggiungerlo.

Questo lo sanno anche i finanziatori che danno molto peso a questa parte finale. Se sono in dubbio e non li convinci veramente, il finanziamento te lo scordi. Se non hai bisogno di finanziamenti, serve comunque per te stesso. Sei così motivato da rischiare tutti i tuoi risparmi? Oppure stai facendo un tentativo perché magari non trovi lavoro e pensi di risolvere così?

Sai quante volte capita che qualcuno apra una pizzeria, un ristorante, un franchising solo per ottenere un lavoro e perde tutti i risparmi suoi e dei suoi genitori? Solo chi è veramente motivato ottiene risultati e sarà sufficientemente reattivo in quanto smuoverà mari e monti per far quadrare tutto.

Ciò detto, redigere un business plan richiede a volte anche diversi mesi di lavoro preliminare (non tanto la redazione scritta del documento quanto tutto il lavoro di ricerca, analisi del mercato, reperimento dei costi dei fattori produttivi, eccetera) che culminano nel documento finale.

Una “vulgata” di imprenditori lo ritengono un lavoro inutile e preferiscono navigare a vista, altri non si alzerebbero nemmeno dal letto senza avere un piano su come farlo. Io sono per il piano sempre e comunque. Quelli che possono permettersi di non redigerne uno sono quegli imprenditori che hanno un’attività così semplice da non necessitare né di finanziamenti né tanto meno di spese ingenti da sostenere.

Ad esempio, se vuoi fare il venditore porta a porta per piazzare aspirapolveri, ovviamente non ti serviranno spese per cominciare (se non andare qualche volta a seguire le lezioni aziendali) e neanche se vuoi aprire la bancarella al mercato rionale per vendere calzini visto che comunque è un’attività abbastanza semplice da organizzare.

Tuttavia, se la tua idea di business prevede già l’affitto di immobili, l’acquisto seppur minimo di macchinari, di fare spese pubblicitarie, di ottenere una qualche licenza, eccetera, per non avere sgradite sorprese non potrai fare a meno di redigere un buon business plan.

15 commenti a “A cosa serve il business plan e chi dovrebbe farlo?

  1. Salve, mi chiamo empirio luigi… Sono in Puglia -provincia di brindisi, posseggo un terreno di circa 10000 mq con una piccola struttura e vorrei realizzare un piccolo allevamento di cani, nella fattispecie razza rottweiler… Posso essere contattato per avere maggiori informazioni sui finanziamenti? Oppure potete dirmi come posso fare? Grazie buona giornata. Luigi

    1. Ciao Luigi,

      per sapere cosa puoi fare per avere i finanziamenti per aprire l’allevamneto dovresti mandarci una e-mail a:

      staff@businessplanvincente.com

      oppure dovresti chiamarci allo 06-688.91.958

      Facendo così ti manderemo un FORMAT all’interno del quale ti chiediamo alcune informazioni. Quando ce lo re-invii compilato, facciamo un’analisi di pre-fattibiità (gratuita) e, se susssitono i requisiti per poter agire su qualche bando pubblico di finanziamento, ti diciamo cosa fare e come farlo. Innanzi tutto, c’è da fare il business plan dell’iniziativa per capire i margini di fattibilità economica e finanziaria e poi lo presentiamo per la domanda di finanziamento.

  2. Vorrei capire perché essendo tutti e due i soci dissocupati si debba avere un capitale iniziale se é proprio x questo che chiediamo un prestito. Vorrei aprire una serigrafia digitale ma fatto il business an a quale spese vado incontro? E se poi non mi accettano la richiesta? Grazie.

    1. Ciao Silvia,
      occorre disporre di un minimo di capitale iniziale per sostenere le prime spese come per esempio il costo del notaio per la costituzione della società, i costi per gli adempimenti burocratici dell’iscrizione in CCIAA, le spese per la fideiussione assicurativa (per ottenere il primo 40% dell’agevolazione richiesta), etc.
      I tempi di erogazione dei fondi pubblici sono abbastanza lunghi: perché circa un 40% dell’agevolazione viene data al momento della sottoscrizione del contratto con l’ente pubblico a fronte di una fideiussione assicurativa; il restante 60% dell’agevolazione viene restituita all’imprenditore a fronte di spese che l’imprenditore deve dimostrare di aver sostenuto tramite rendicontazione prima di poter ottenere il saldo dell’agevolazione.
      Questo è il motivo per il quale sconsigliamo ai nostri clienti di fare SOLO E SOLTANTO affidamento alle agevolazioni pubbliche: il ricorso alla finanza agevolata è uno strumento ma NON può essere il solo.
      Se si vuole avviare un’attività occorre disporre di alcuni risparmi oppure occorre affiancare alla finanza agevolata il ricorso al credito bancario che oggi è divenuto anche più semplice per le START UP grazie al FONDO CENTRALE DI GARANZIA.
      Per conoscere requisiti e modalità di accesso a questo FONDO ti invio il link al Bando:
      http://www.businessplanvincente.com/2014/06/finanziamenti-alle-pmi-professionisti.html

  3. Salve mi chiamo Michele, ho un progetto per delle t-shirt totalmente prodotte in Italia che vorrei proporre a dei finanziatori e vorrei fare un business plan in modo da non farlo sembrare complesso. Mi potete dare delle dritte?. Il marchio e` mio ed e` gia` stato registrato.

    1. Ciao Michele,

      per questioni di privacy (oltre che per l’esistenza di alcune nostre policy interne), se hai bisogno di informazioni ti invito a contattarci allo 06-688.91.958 oppure a mandarci una e-mail all’indirizzo:

      staff@businessplanvincente.com

      Grazie.

  4. Salve mi chiamo Angelo dalla Sardegna e ho 30 anni,sono un imprenditore agricolo a tutti gli effetti da 4 anni, ho preso il primo insediamento proprio 4 anni fa ma essendo partito da zero e quindi non avendo nessun capitale per poter andare avanti con la mia azienda avrei bisogno appunto di capitale soprattutto per quanto riguarda l’ acquisto di un terreno,volevo sapere se in Sardegna esiste qualche finanziamento a cui possa accedere, vorrei continuare a fare questo lavoro che da sempre mi appassiona ma piano piano sto perdendo le speranze, vi ringrazio in anticipo.

  5. Salve mi chiamo roberta e sono della calabria .. il mio sogno e realizzare un azienda agricola ma non ho terreno c e qualche fondo finanziario per comprare terreno??

    1. Ciao Roberta,

      considera che, in linea di massima, i fondi finanziano l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature, computer e investimenti in generale ma NON l’acquisto del terreno.

  6. salve vorrei aprire un negozio d articoli sportivi nella mia citta pero pearto da zero con un po di risparmi miei come posso scrivere un business plan convincente re u finaziamento grazie.

    1. Ciao Paul,

      per prima cosa ti suggeriamo di scrivere il business plan della tua idea di business che ti serve per capire questi punti:
      1) come devi organizzarti;
      2) se c’è un mercato, e quindi dei clienti, interessati ad acquistare i tuoi prodotti, e soprattutto a che prezzo sono disposti ad acquistarli;
      3) chi sono i tuoi concorrenti che già operano nel mercato (prima di te) e come “posizionarti” rispetto a loro;
      4) quanti soldi ti occorrono per acquistare i beni strumentali per avviare il negozio (mobili e arredi, impianto di illuminazione, impianto di riscaldamento, eventuali opere murarie, PC, registratore di cassa, etc);
      5) quanti soldi ti servono per affrontare tutti i mesi i costi di gestione ( canone di affitto del locale; utenze varie; costo per al fornitura della merce; costo per gli stipendi del personale; etc)
      6) quanti soldi devi chiedere in prestito ad una banca o ad un ente pubblico
      Solo dopo aver messo “nero su bianco” questi dati nel business plan, allora puoi iniziare ad individuare se ci sono bandi pubblici che possono aiutarti a coprire una parte dei costi che devi sostenere.
      Per scrivere il business plan in completa autonomia e allo stesso tempo in modo efficace (risparmiando i costi per la consulenza di un professionista che ti scrivere il piano di impresa) puoi utilizzare le nostre guide che sono disponibili in questa pagina:
      http://www.businessplanvincente.com/prodotti
      Per ulteriori approfondimenti continua a scriverci e ti risponderemo.
      Ciao

      1. Mi chiamo Mario ho 42 anni vorrei acquistare dei terreni agricoli vorrei usufruire di agevolazioni Achille mi devo rivolgere?

        1. Ciao Mario,

          le informazioni che hai scritte sono un po’ poche per poterti dare una risposta esauriente e, soprattutto, professionalmente accettabile.
          Se credi, puoi contattarci allo 06-688.91.958 oppure puoi scriverci una e-mail a questo indirizzo:

          staff@businessplanvincente.com

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