L’ANALISI DEI COSTI

Scritto da il 19 dic 2011 | 14 commenti

l'analisi dei costi

L’analisi dei costi è, forse, l’aspetto più rilevante del controllo di gestione poichè l’attività di controllo prende le sue mosse proprio da questa analisi. Solo che, quando si parla di controllo di gestione, sono pochi coloro i quali conoscono gli aspetti più “intimi” di questo approccio poichè siamo nel campo della contabilità industriale che, come parola, non deve mettere paura. Vediamo di cosa si tratta.

Partiamo da una considerazione di carattere generale: un sistema di rilevazione dei costi assolve ad alcune funzioni fondamentali quali: l’individuazione degli elementi che sono necessari per fissare il prezzo di vendita di un prodotto; successivamente, tale sistema serve (ovviamente) per rilevare l’andamento economico dell’azienda consentendo di tenere “sotto controllo” i fatti di gestione; inoltre, la contabilità industriale consente all’imprenditore di effettuare delle valutazioni specifiche che non potrebbe fare  analizzando solamente i dati provenienti dalla contabilità generale (CO.GE.).

A dimostrazione di quanto andiamo dicendo, è sufficiente analizzare il metodo “classico” con il quale la stragrande maggioranza degli imprenditori stabilisce il prezzo di vendita del suo prodotto (o dei suoi prodotti), che segue (più o meno) questo schema semplice:

 

l'analisi dei costi - prezzo di vendita

 

Ciò significa che al COSTO TOTALE viene aggiunta una percentuale di “ricarico” e quindi si stabilisce il prezzo di vendita. Esempio: il COSTO TOTALE è 100 euro, ci aggiungo il 20% e quindi il prezzo “giusto” di vendita è 120 euro. Peccato che sia SBAGLIATO

Questo è il metodo “classico” utilizzato per la determinazione del prezzo di vendita di un prodotto, ma che presenta alcune lacune e imprecisioni che possono costare care all’imprenditore. Infatti, quello che deve essere tenuto in considerazione quando si effettua l’analisi dei costi, non è tanto capire come si comportano alcuni di questi costi, bensì comprendere come si comportano tutti i costi nell’ambito della gestione aziendale e capire come questi costi incidono sulla determinazione del prezzo.

Il punto di partenza potrebbe essere tenere presente la c.d. CLASSIFICAZIONE DEI COSTI, che è un’analisi abbastanza dettagliata di tutte le tipologie di costi che entrano in gioco quando si effettuano queste considerazioni; solo che, poi, il rischio è quello di perdersi. Sarebbe già sufficiente considerare la differenza netta tra COSTI FISSI e COSTI VARIABILI (di cui abbiamo fatto cenno qui) per calcolare la variazione che subiscono i costi al variare dell’attività dell’azienda. Allo stesso modo, considerare costi fissi e variabili sarebbe utilissimo per calcolare il Break Even Point (di cui abbiamo parlato qui), oppure per conoscere i modo preciso il margine netto sul singolo prodotto. Ma non solo: l’analisi dei costi fissi e di quelli variabili sarebbe già da sola sufficiente per studiare la convenienza per effettuare nuovi investimenti e calcolarne la redditività.

Utilizzzando un sistema di analisi dei costi più specifico è possibile “scendere” in profondità del meccanismo di creazione dei costi e della loro attribuzione al singolo prodotto e determinare il prezzo di vendita “giusto”. Infatti, un sistema del genere permette di conoscere le componenti di costo del singolo prodotto in modo più preciso e consente di attribuire al singolo prodotto i “suoi costi” e non anche quelli che non gli competono.

 

L’analisi dei costi: un semplice esempio

Facciamo un esempio: produco (e vendo) i prodotti A e B che richiedono una quantità diversa di tempo della manodopera (che è un costo) per essere realizzati. Supponiamo che il prodotto A richiede un’ora di manopera e il prodotto B ne richiede due e supponiamo che il costo della manodopera è 10 euro/ora. Ciò significa che, utilizzando un sistema di attribuzione dei costi basato sull’analisi dei costi, attribuisco al prodotto A 10 euro di costo della manodopera e al prodotto B ne attribuisco 20; e quindi, quando vado ad effettuare il calcolo dei costi per ottenere i due prodotti, questi risentiranno in maniera diversa del “peso” del costo della manodopera.

Facendo, invece, come nel caso “classico” di calcolo del prezzo che abbiamo visto sopra, avrei semplicemente calcolato il costo complessivo della manodopera necessaria per fare i due prodotti (cioè 3 ore x 10 euro/ora = 30 euro) e lo avrei diviso “equamente” tra i due prodotti, cioè 15 euro ciascuno. Ma questo è un calcolo palesemente errato perchè, ed è facilissimo intuirlo, nel momento in cui devo definire il prezzo di vendita dei due prodotti, il prezzo stesso non tiene presente che il prodotto B ha una maggiore incidenza del costo di manodopera (20 euro) rispetto al prodotto A (10 euro). E, quindi, potrebbe capitare che quando vendo il prodotto B, lo vendo a un prezzo non sufficiente a “coprire” il suo effettivo costo di produzione, il che significa venderlo in perdita. E questo spiega perchè molte aziende vendono alcuni prodotti in perdita senza capirne il motivo.

Ovviamente, nell’ambito di questa semplice analisi dei costi, ci siamo limitati ad effettuare questa considerazione analizzando solamente il costo della manodopera; ma è abbastanza agevole comprendere che, se estendiamo questo sistema di analisi e attribuzione dei costi a tutti gli altri costi (fissi e variabili), alla fine la determinazione del COSTO TOTALE a cui aggiungere la percentuale di mark-up per determinare il prezzo di vendita vista sopra, si rivela una strategia completamente sbagliata: si sbaglia il calcolo del costo totale e, di conseguenza, si sbaglia la determinazione del prezzo. E, di conseguenza ancora, si possono anche azzeccare le proiezioni di fatturato, ma si sbagliano completamente quelle sui margini NETTI finali… E questa è una delle risposte che diamo agli imprenditori quando ci chiedono: “Come è possibile che ho aumentato il fatturato e contemporaneamente è diminuito l’utile netto?”. E’ possibile…è possibile: in certi casi è quasi certo!

Fare tutte queste analisi e considerazioni nell’ambito della predisposizione del business plan non è tempo perso, anzi: si rivela una strategia davvero vincente nel momento in cui si affronta un interlocutore (una banca, un finanziatore privato o chi per loro) poichè, così facendo, è possibile dimostrare di avere una certa competenza e una decisa conoscenza di quello che accade nel bilancio di esercizio e, soprattutto, nell’ambito della gestione dell’azienda.

 

 

 

 

 

 

14 Risposte a“L’ANALISI DEI COSTI”

  1. salvatore says:

    salve vorrei sapere cosa costa chiudere una ditta individuale grazie

  2. salve sto cercando di chiudere una ditta di imbiancatura non conosco i costi.cosa costa?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Salvatore,

      non so che forma giuridica ha la ditta che vuoi chiudere e quindi non so cosa risponderti perchè i costi variano da forma giuridica a forma giuridica.
      Se ti rivolgi a un commercialista può sicuramente darti un aiuto.

  3. Gustavo Di Marzio says:

    Avevo scritto due pagine di commento competente. Tutto rigettato per errore mail. Non me la sento di riscrivere tutto. Mi scuso,
    G. Di Marzio

  4. Gustavo Di Marzio says:

    Insomma, mi riferivo alla mia competenza di budgeting e soprattutto di contabilità analitica. Di come gestirla in PD proprio per controllare a consuntivo il BeP con la correlata analisi delle varianti.
    Ho scritto almeno due pagine perdute in fase di invio per errore.
    Se l’argomento è di interesse, con particolare riguardo al direct-costing, mi impegno a riproporre il tutto.

    G. Di Marzio

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Gustavo,

      peccato per il rigetto di quello che hai scritto. Chiedi se è di interesse: la risposta è SI!

      Se te la senti di riscrivere tutto il BLOG è a tua disposizione!

      A presto, allora.

  5. Gent.mo Barbaris,
    Ho un istituto di bellezza e, per svariati motivi che non stò qui ad elencare, sta perdendo fatturato e clientela.
    La mia richiesta è la seguente:
    come si può fare l’analisi dei costi di un centro estetico?
    Quali sono gli strumenti di cui necessito per farla?
    Spero possa darmi una risposta esaustiva e produttiva.
    La ringrazio sin d’ora.
    Giuseppe Di Giovanni

    • NON LEGGO LA RISPOSTA DELL’ESPERTO SAREI INTERESSATA ANCHE IO TROVANDOMI NELLA STESSA SITUAZIONE.Ho fatto anche un corso di gestione ma non e’ semplice mettere in pratica!

      • Giancarlo Barbarisi says:

        Ciao Manu,

        grazie per quell’”esperto” che hai usato, se era rivolto a me..

        Non ho dato una risposta poichè è un pochino complicata e diffcile da sintetizzare in un commento di un articolo; ma, soprattutto, non te l’ho potuta dare poichè fa parte delle attività di consulenza che eroghiamo ai nostri clienti quando ci chiedono un intervento in tal senso.

        Scusa la franchezza della risposta, ma sono certo che anche tu riesca a capire che, se dovessimo dare risposte di consulenza qui, nel BLOG, a chiunque ce ne fa richiesta, avremmo chiuso il sito già da almeno un paio d’anni..

      • ok chiedo scusa!

  6. Vincenzo says:

    Buongiorno,
    sto redigendo un BUSINESS PLAN per il mio Progetto, lavoro con le imprese in campo edile da 10 anni sia in campo privato che pubblico, e ora a 34 anni è giunto il momento di far fruttare l’esperienza accumulata e soprattutto le conoscenze in campo pubblico e privato. Sto progettando la costituzione di una SRL che opererà nel campo dell’illuminazione pubblica e privata con l’ausilio di prodotti a risparmio energetico. Il progetto prevede di iniziare utilizzando, se si riesce ad avere accesso, i fondi regionali previsti per le Start Up e quelli per i giovani sotto i 35 anni inoltre sto valutando l’utilizzo di un Business angel. Nel redigere il Business plan ho la necessità di fare una previsione dei costi iniziali per la costituzione della SRL e un’idea su quelli che possono essere i costi del primo anno di attività, avreste qualche consiglio d darmi? Ve ne sarei immensamente grato!

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Vincenzo,

      la domanda che ci poni prevede una risposta un pò complessa! Nel senso che non è complessa di per se la risposta quanto l’individuazione dei costi della tua attività; purtroppo non abbiamo idea di quali costi devi affrontare perchè non siamo esperti in questo settore.

      Però, prova ad immaginare tutto quello di cui hai bisogno per esercitare la tua attività prestando particolare attenzione alla differenza fondamentale tra COSTI di GESTIONE e COSTI PLURIENNALI (cioè gli investimenti). I primi stanno nel conto economico, i secondi nello stato patrimoniale. I primi devono essere sottratti dai ricavi al fine della determinazione dell’utile di esercizio (da bilancio) mentre i secondi fanno parte del PATRIMONIO dell’azienda e NON entrano in conto economico se non nei termini dell’ammortamento e degli eventuali interessi passivi (e oneri finanziari) del finanziamento. Ci sarebbero, poi, altre cose da tenere presenti, ma mi fermo qui.

      Molti commettono un errore clamoroso proprio perchè non sanno distinguere questi due tipi di costo che sono totalmente diversi tra di loro.

      Quando scrivi il business plan, ricordati di questa differenza, altrimenti rischi il rigetto del tuo piano di business.
      Se vuoi avere maggiori dettagli in merito, prova ad andare qui:

      http://www.businessplanvincente.com/prodotti/il-bilancio-di-esercizio

      E’ il prodotto all’interno del quale spighiamo esattamente questo aspetto della questione.

  7. Buongiorno,

    è giusto calcolare il valore aziendale di una piccola Srl (cap. sociale € 10 000,00) usando la formula di Wacc?
    o il valore aziendale coincide con il capitale sociale investito?
    grazie in anticipo per un vostro gentile riscontro.
    Saluti

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Sam,

      il capitale inizialmente conferito non coincide con il valore dell’azienda poichè quest’ultimo dipende da una serie di fattori (in primis la capacità che ha l’azienda di produrre profitti positivi). Infatti, è pieno di aziende che hanno un capitale di 10.000 euro e producono redditi per centinaia di migliaia di euro/anno: il valore di un’azienda può essere calcolato con vari metodi (finanziari, patrimoniale e misti); quelli finanziari sono i più usati perchè danno il reale valore dei redditi futuri attesi che l’azienda è in grado di produrre. E se i redditi futuri attesi sono di centinaiai di migliaia di euro, è il loro valore chr deve essere valutato, e non il valore del capitale conferito.

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