Analisi di bilancio e business plan: parte II

L'analisi di bilancio e il business plan
L’analisi di bilancio e il business plan

Analisi di bilancio e business plan: già in passato abbiamo parlato del rapporto tra le analisi che vengono condotte nel business plan per conoscere lo stato di salute dell’azienda. Oggi torniamo a fare qualche considerazione in merito.

Iniziamo con il dire che, quando un imprenditore presenta il business plan a qualcuno, lo fa per vari motivi; il più importante dei quali è certamente legato al fatto che il piano d’impresa è la descrizione di quello che vuole fare l’imprenditore della sua azienda nel breve, medio e lungo termine.

Ciò detto, è facile immaginare che chi legge un piano di business scritto da qualcuno, lo fa perchè  vuole capire la fattibilità economico-finanziaria dell’idea stessa. Esistono degli strumenti che consentono di capire abbastanza rapidamente se un’idea di business è più o meno profittevole? Bella domanda…

Mettiamoci, per un secondo, nei panni di una banca (per esempio), la quale vende soldi a chi glieli chiede e in cambio vuole avere una specie di certezza: che chi riceve il denaro in prestito è in grado di restituirlo, con tanto di interessi… E come fa una banca (o chi per lei) a valutare se un’idea di business è buona, oppure si tratta solo di una bella speranza? Semplice: fa l’analisi del bilancio previsionale.

Partiamo da un presupposto semplicissimo: fare l’analisi su un bilancio passato è identico al fare la stessa analisi su un bilancio di previsione. L’unica differenza è data dal fatto che, mentre per un bilancio passato (e quindi depositato) i dati sono certi (proprio perchè depositati), per il bilancio di previsione le analisi si basano su dati previsionali. Ma il tipo di analisi che si fa è la stessa.

Analisi di bilancio: trucchi e segreti da conoscere

Come sappiamo, il business plan è diviso in due parti: una parte descrittiva, all’interno della quale si racconta cosa si vuole fare dell’idea nel futuro (e quindi con tutte le analisi di mercato, le analisi della concorrenza, la stima delle vendite eccetera…). E l’altra è la parte tecnica, cioè la “traduzione” in numeri di quanto è stato raccontato nella parte descrittiva. E, nell’ambito dei numeri della parte tecnica, è ricompresa l’analisi del bilancio di previsione perchè non bisogna dimenticare che a una banca (o chi per lei) interessano alcuni dati sulla patrimonializzazione dell’azienda; interessano alcuni aspetti cruciali relativi alla finanza e, ovviamente, interessano alcuni dati sull’aspetto economico del business; cioè alla differenza tra ricavi e costi di gestione, di cui abbiamo parlato in vari articoli come questo.

E quindi, un finanziatore (che può essere sempre la solita banca, oppure una finanziaria o lo stesso Stato), ha a disposizione alcuni strumenti di analisi che vanno dai più semplici a quelli più complessi (anche se, come abbiamo già scritto in questo articolo, molto spesso banche e simili non arrivano ad analizzare così a fondo certi aspetti della dinamica finanziaria dell’azienda). Un pò come un medico, che per controllare lo stato di salute generale del paziente lo sottopone ad alcuni esami…

L’analisi del bilancio ha esattamente questa funzione: effettuare una sorta di check-up dell’azienda a tutti i livelli. E per fare questo check-up, l’economia aziendale ci ha dotato di alcuni strumenti che non tutti conoscono, e che sono molto interessanti soprattutto per la capacità che hanno di scoprire tutto quello che c’è da scoprire… Quali sono questi strumenti? Sono i tre tipici livelli di analisi che si possono fare sul bilancio di un’azienda e sono:

1) l’analisi patrimoniale

2) l’analisi finanziaria (per margini e indici)

3) l’analisi economica

1) analisi di bilancio: gli indici patrimoniali

Questo tipo di analisi riguarda essenzialmente la composizione dello Stato Patrimoniale, sia dal punto di vista dell’attivo, che dal punto di vista del passivo e consente al valutatore di capire da “cosa è composto” il patrimonio dell’azienda; in tal senso, questa analisi serve per capire se c’è uno squilibrio tra l’attivo immobilizzato e il capitale circolante, nonchè serve per studiare il meccanismo di formazione delle fonti di finanziamento. Lo schema a cui fare riferimento è questo. Questo tipo di analisi ha a che fare con la struttura dei costi (fissi e variabili) e la struttura dei finanziamenti e riguarda le analisi del punto di pareggio, di cui abbiamo parlato qui.

Questo tipo di analisi serve per conoscere le percentuali di “composizione” del patrimonio: serve, cioè, per capire se la struttura aziendale è più o meno “rigida” o “elastica” . Un’azienda con il 90% del capitale attivo composto da immobilizzazioni, è un’azienda “rigida”. Il che può comportare qualche problema in termini di ricavi necessari per coprire i costi (fissi). Ecco perchè riguarda l’analisi del Break Even Point (BEP). Se invece l’analisi patrimoniale evidenzia immobilizzazioni per il 30%, allora la struttura è “elastica”, poichè significa che il rimanente 70% del patrimonio attivo è composto da capitale circolante.

2) Analisi di bilancio: l’analisi finanziaria

L’analisi finanziaria, invece, serve per capire come sta messa la situazione complessiva dell’azienda, dal punto di vista finanziario. Questa analisi viene solitamente effettuata per Margini e Indici finanziari i quali forniscono indicazioni essenziali per capire se la finanza dell’azienda versa in condizioni preoccupanti, oppure no. L’analisi finanziaria serve anche per indagare sui livelli più o meno ottimali dell‘indebitamento dell’azienda e usa indicatori come il LEVERAGE o l’INDICE DI INDEBITAMENTO, di cui abbiamo parlato in questo articolo. I Margini finanziari sono degli indicatori che danno notizia sulle differenze che ci sono tra le grandezze dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale. Se i tre margini (di Struttura, Di CCN e di Tesoreria) sono positivi, allora significa che l’azienda è finanziariamente equilibrata. E quindi anche molto affidabile… Se, al contrario, i margini sono negativi, allora iniziano a suonare le campane di allarme!! E questo è uno dei motivi per i quali tantissimi imprenditori trovano difficoltà a farsi finanziare qualche idea di business: cè troppo alto il rischio finanziario!

3) Analisi di bilancio: l’analisi economica

In questo caso, entriamo a pieno titolo nell’ambito della valutazione relativa alla fattibilità economica di un’idea di business, cioè la valutazione al quanto i RICAVI sono maggiori dei COSTI. Perchè non basta che i ricavi siano maggiori dei costi, ma devono esserlo anche per un certo valore!!  Quando parliamo di fattibilità economica, intendiamo riferirci a quello che abbiamo scritto in alcuni articoli che abbiamo scritto. Nella prassi ci sono alcuni indicatori maggiormente utilizzati, che sono i soliti ROI, ROE, ROS e CTO, di cui abbiamo già parlato. In linea di massima, questi quattro indici economici sono sufficienti per capire la situazione economica (anche previsionale) di un’azienda e sono, tra l’altro, gli indici maggiormente utilizzati nella prassi, anche se ve ne sono tantissimi altri molto più importanti che sono praticamente sconosciuti (anche alle banche!).

Quando l’analisi economica evidenzia che gli indici sopra menzionati vanno bene, allora il giudizio complessivo sull’azienda assume un altro valore.  Ma attenzione: non è detto che se l’analisi economica dice che va tutto bene (e che quindi gli indici economici danno delle percentuali soddisfacenti), allora automaticamente il finanziatore mette mani al portafogli ed eroga!!

Assolutamente NO!! Perchè l’analisi del bilancio viene effettuata a tutti e tre i livelli di cui abbiamo parlato: è sufficiente che una delle tre analisi fornisca risposte poco soddisfacenti per far cadere tutto il catsello che è stato costruito!! Ecco perchè, soprattutto in fase previsionale (e quindi relativa ai contenuti del business plan, che è lo strumento della pianificazione e della programmazione), è importante fare in modo che i risultati dei numeri scritti siano in equilibrio: sia dal punto di vista patrimoniale, ceh d quello finanziario che da quello economico.

Ed ecco, ancora una volta, perchè il business plan ha tutta questa importanza nell’ambito della gestione di un business: consente di conoscere a priori le macro-grandezze che ci saranno in futuro!

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2 thoughts on “Analisi di bilancio e business plan: parte II

  1. davvero complimenti per la semplicita’ con cui affrontate argomenti cosi’ complessi. E’ tutto molto chiaro.
    Volevo chiedere se fare l’analisi economica usando gli indici che avete indicato sopra e’ ufficiente per valutare se un’idea di business e’ conveniente, oppure serve tenere presente qualcosa in piu’.

    Nel business plan quanto e’ importante evidenziare i risultati dell’analisi economica? Per esempio: una banca a cui chiedo in prestito dei soldi per avviare un’idea o per effettuare investimenti nella impresa gia’ operativa, cosa guarda quando legge i risultati dell’analisi economica?

    Grazie

    1. Ciao Serena,

      grazie anche a te per i complimenti sulla chiarezza: facciamo quello che possiamo, nei limiti entro cui certe cose sono comprendibili!

      Rispondo alla tua domanda: fare l’analisi economica usando gli indici di cui sopra, spesso può bastare per capire se un’idea di business è conveniente. E, ovviamente, i risultati di questa analisi vanno inseriti all’interno del business plan. Anzi: sarebbe meglio evidenziare il tutto in modo chiaro. Stando, però, attenti a una cosa: evitare di “sparare” previsioni di redditività che possono risultare poco credibili.

      Scrivere, infatti, che un’idea di business “rende” il 60% in termini di ROI (o di ROE) spesso rende la previsione poco credibile agli occhi di chi legge il business plan, anche se certi dati sono reali. Per questo, spesso, diciamo di abbassare i valori di redditività…

      Infatti, una banca, molto spesso si limita a leggere questi dati di redditività per giudicare positivamente o negativamente un’idea. Spesso, gli stessi direttori di banca (o gli addetti alla concessione di prestiti) non sanno nemmeno loro cosa significano certi dati!

      Consiglio, quindi, di scrivere le motivazioni che hanno determinato il verificarsi di certi valori degli indicatori economici. Se poi ci aggiungi anche una previsione dei flussi finanziari, allora la cosa va meglio.
      Molto meglio.