L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (parte prima)

NIENTE PAURA!!! Abbiamo scelto di inserire questa immagine, per via dell’argomento che stiamo per trattare…

Chi è l’avvocato del diavolo? Facendo una ricerca on line (per la verità assai breve) abbiamo trovato la seguente definizione:”Fare l’avvocato del diavolo significa sostenere idee e opinioni in contrasto con quelle altrui per dimostrarne l’inconsistenza”. Ecco…

E cosa c’entra con questo sito? Cosa c’entra con quello che scriviamo in continuazione? Cosa ha a che fare con un imprenditore, o con un aspirante imprenditore, che vuole mettere su una nuova idea, o vuole fare nuovi investimenti, e quindi deve redigere il suo business plan?C’entra…c’entra!! Anzi, oseremmo anche dire che fare (o essere) l’avvocato del diavolo, spesso è uno degli aspetti strategici più importanti da tenere in considerazione. E di strategia ne abbiamo già parlato in vari articoli (leggi qui).

Vogliamo specificare una cosa importantissima, però: nello svolgere questo ingrato compito, nell’assumere i panni di chi “sostiene idee e opinioni in contrasto…per dimostrarne l’incosistenza…” non ci si diverte in modo particolare: non è uno sport, nè un divertimento, nè una passione. E’ solamente fare gli interessi dell’imprenditore o dell’aspirante imprenditore. E tra poco vediamo il perchè.

Purtroppo (o per fortuna),  l’esistenza di alcune materie manageriali (come il marketing, la finanza aziendale, la contabilità, il controllo di gestione) aiuta, nel tempo, ad acquisire una certa “forma mentis” analitica, orientata a considerare una serie di cose, prima di fare un certo passo. E, se è vero che nell’approccio all’attività imprenditoriale occorre un sano ottimismo ed un buon entusiasmo, è anche vero che occorre stare coi i piedi ben saldi per terra e considerare una serie di aspetti estremamente rilevanti…

In molti casi, infatti, quando un imprenditore (e soprattutto un aspirante imprenditore) vuole lanciare una nuova idea, ci troviamo di fronte ad una persona entusiasta alla quale è venuta un’idea e che vuole “tradurla” in un business: quindi, ci prospetta tutti i pro dell’idea; ci fa l’elenco di tutte le possibilità di sviluppo; ci parla della possibilità di realizzare finalmente un sogno.

E fin qui, va tutto bene. Noi siamo i primi sostenitori di chi vuole intraprendere una nuova attività.

Solo che, poi, noi siamo anche abituati a valutare altre cose: e questo è dovuto, principalmente, ad una posizione di “neutralità” rispetto all’idea dell’imprenditore, non essendo coinvolti emotivamente. Ma se qualcuno ci chiede un consiglio, non possiamo fare finta di niente, di fronte a certe cose. C’è un’etica professionale da dovere rispettare. E spesso (anche andando contro i nostri stessi interessi), ci troviamo proprio a dover fare l’avvocato del diavolo!

In cosa consiste questa scomoda attività? Consiste, semplicemente, nell’aiutare l’imprenditore a riflettere sulla possibile presenza di punti di debolezza dell’idea di business: significa ragionare insieme a lui (o lei) su quello che potrebbe non funzionare, sulle difficoltà che si possono incontrare, sull’eventualità che alcuni aspetti del business siano “irrealizzabili” o che presentino delle difficoltà di realizzazione tali per cui forse sarebbe meglio lasciar perdere. Il tutto lo facciamo non perchè tali considerazione sono fini a se stesse, oppure perchè ci divertiamo a “…sostenere opinioni diverse”,  ma per il semplice fatto che è nell’interesse dell’imprenditore sapere se una idea può funzionare o meno, prima di effettuare investimenti che rischiano di metterlo finanziariamente al tappeto! In questa pagina, abbiamo scritto di un’idea di business che ebbe un nostro cliente e che abbiamo dovuto dissuadere dall’effettuarla…

Tempo fa siamo stati contattati da un potenziale cliente il quale voleva investire una discreta somma (circa 700.000 euro) per avviare un’attività in una Regione del nostro Paese. Prima di parlare di qualsiasi cosa (compensi compresi), gli abbiamo chiesto di inviarci una serie di documenti via e-mail per capire di cosa si trattava. Ad una prima occhiata, l’idea in sè ci poteva anche stare, ma avevamo notato che era stata scelta una forma giuridica particolare. Abbiamo contattato un nostro collaboratore in quella regione e gli abbiamo chiesto alcune informazioni: lui ci disse che, per scelta “operativa”, quella regione ovviamente accettava le richieste di finanziamento (previo pagamento delle solite tasse tra carte bollate & CO), ma che poi non avrebbe mai finanziato una forma giuridica del genere!!

Cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiamato il cliente e gli abbiamo chiesto di verificare di persona se questa informazione era fondata, o se era il semplice frutto della fantasia del nostro collaboratore. Dopo due-tre giorni ci richiamò e diede conferma…Quindi, o cambiava forma giuridica, oppure non avrebbe avuto accesso ai finanziamenti regionali. Semplice. Cambiare la forma giuridica significava andare dal notaio e dargli qualche centinaio di euro.

Anche in questa occasione, abbiamo vestito gli scomodi panni dell’avvocato del diavolo. Ma la domanda da fare è: “E’ stato meglio spendere qualche centiniaio di euro per il notaio e risolvere questo aspetto cruciale,  oppure era meglio avviare gli investimenti per qualche decina di migliaia di euro nella convinzione di ottenere contributi pubblici che invece non sarebbero mai arrivati proprio a causa di quell’aspetto del business?”.

La risposta a questa domanda non serve. In molti casi si tratta di scegliere il male minore, sempre supposto che l’idea di base funzioni.In molti casi, non occorre nemmeno entrare nella fase di valutazione, analisi e costruzione del business plan, per sapere se un’idea funziona o meno. Basta parlare con l’imprenditore e rendersi conto se ha pensato a tutti, ma proprio tutti, gli aspetti cruciali della sua idea.

Ci sono, poi, alcuni casi ovviamente più complessi in cui fare l’avvocato del diavolo diventa ancora più complicato. Promettiamo di parlarne in un altro articolo.

 

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3 thoughts on “L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (parte prima)

  1. Innanzitutto complimeti agli autori di questo Blog.
    Vorrei porre una questione

    “Quale è il percorso di chi fonda una impresa?”

    Mi piacerebbe un giorno(ho 22 anni) fondare una azienda (in particolare di abbigliamento)
    Dopo due letture di Kiyosaki, che mi ha molto ispirato ho cominciato a leggere un paio di libri per cominciare a buttare giu delle basi.

    -il primo tratta di finanza con argomenti dalla macro/microeconomia e gestione di impresa(un po sul generale ma è l’obiettivo del libro dare una base per cominciare a orientarsi)

    -Il secondo ‘Il manuale della marca’ una visione a 360 sul mondo del branding

    Come potrei continuare il percorso di studi?
    Vedo che c’è una vastita di argomenti esagerata.
    Non voglio specializzarmi in uno di questi campi(gia lo sto facendo in graphic&web design) ma vorrei farmi una buona cultura per circondarmi di persone giuste(che siano soci o figure professionali) per avviare l’azienda.
    Non posso iscrivermi ad una universita (ma mi vorrei informare su qualche master )
    perchè gia lavoro quindi lo faccio nel tempo libero(ne ho comunque abbastanza).

    Una volta che si ha una buona base di conoscenze come si dovrebbe agire ad esempio per trovare dei soci, o le prime figure per concretizzare il progetto?

    Si ha bisogno di un titolo, ad esempio un master per fondare un impresa?
    Sono indispensabili o basta avere capitali,idee e soci giusti?

    P.S: Che ne dite di una sezione dove consigliate libri sui vari argomenti?
    Saluti
    Luca

    1. Ciao Luca, grazie per il tuo commento.
      Rispondo con ordine, nei limiti del possibile.
      .
      Qual è il percorso di chi fonda un’impresa.
      I percorsi sono veramente i più vari: leggi qui (sono l’hai già letto):

      http://www.businessplanvincente.com/2010/04/un-business-nato-grande.html
      D’accordo che sono cose americane, ma è un percorso!

      Poi c’è l’esperienza del manager che ha lavorato per 20 anni nella stessa azienda (che magari è anche una multinazionale…) e ha un vero e proprio bagaglio di conoscenze lavorative, conoscenze imprenditoriali (ha gestito persone) contatti imprenditoriali, contatti commerciali, contatti politici anche. E decide che, invece di prendere “solo” 7-8000 euro in azienda, ne apre una sua e moltiplica per3-4-5-6 i suoi guadagni annuali, se ci sa fare…

      Ancora: il disoccupato che si è stancato di “morire piano piano” e decide di dare la svolta alla sua vita. Ha poco, ma quel poco se lo gioca tutto…

      Poi c’è il figlio dell’imprenditore, e ci spendo poche parole.

      Poi c’è chi “fiuta” l’aria giusta e si trova sempre al posto giusto, nel momento giusto..

      Poi c’è chi ha vissuto in un orfanatrofio, e oggi è il proprietario di una delle più grandi aziende del mondo per la produzione di occhiali…

      I percorsi sono tanti quanti sono gli imprenditori….

      I libri di Robert Kiyosaki sono interessanti, ma secondo me mancano di praticità: racconta di come ha fondato la sua azienda per i cinturini per i surfisti,ha fatto il boom. Poi come ha tirato su la sua scuola di formazione, e ha fatto boom. Poi ci dice che le persone traggono il loro reddito da uno dei quattro quadranti…per carità!! Molto americano, ma è più importante che qualcuno spieghi COME si fa….

      Come continuare il percorso di studi dipende da dove vuoi andare…si tratta di stabilie obiettivi, la stessa cosa di cui parliamo anche qui nel sito. E’ giusto studiare per conoscere (figurati…), ma poi c’è un errore che fanno tante persone anche più adulte di te: si laureano (non tutti), partecipano a decine di corsi di “formazione” e master di vario genere, accumulano un Curriculum spaventoso come titoli e poi quando vanno in azienda, si sente chiedere:”LEI COSA SA FARE?” e, in molti casi, qui casca l’asino…

      Hai mai sentito parlare di tal Steve Jobs, o di tal Bill Gates? (gli altri non li nomino perchè sono davvero troppi!!).
      Nessuno dei due ha fatto l’università, ma sono due degli uomini che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo tecnologico di questi ultimi 20 anni. Ma non hanno studiato…

      Non ti serve un titolo, un master o una laurea per fondare un’impresa. L’hanno fatto (e lo fanno tutti i giorni) migliaia di persone. Ti servono idee, obiettivi, perseveranza, progetti, conoscenze, professionalità, competenza, comunicazione, capacità commerciale, empatia, tecnologia e anche un pò di fortuna, che non guasta.
      Anzi, se ti può aiutare: la maggior parte degli imprenditori non sono laureati!! Se magari si formassero un pò di più su certe cose, non avremmo avuto il desiderio di fare questo sito!!

      Come agire per trovare soci, dipende da tantissime cose: dall’esperienza, alla conoscenza delle persone, dalle opportunità e anche dai soldi a disposizione.

      Quindi non bastano idee, soldi e soci giusti. Ci vuole qualcosa in più.

      P.S.: l’idea della sezione sui libri per vari argomenti ci pare davvero buona!