I CENTRI DI COSTO IN AZIENDA

I centri di costoI centri di costo in azienda sono uno strumento di gestione che tutti gli imprenditori dovrebbero padroneggiare, per poter controllare e contenere, entro certi limiti, i costi aziendali e per accrescere l’efficienza della propria impresa.  Ogni imprenditore, dal più piccolo al più grande, dovrebbe organizzare la contabilità della propria azienda in  centri di costo perchè solo in questo modo egli è in grado di avere dei dati  certi e sicuri su cui basarsi per  stabilire i prezzi di vendita dei suoi prodotti/servizi e per quantificare il  fabbisogno finanziario ed economico che gli serve.

Tutte le imprese, sia di produzione che di servizi, sono organizzate e divise in “reparti” all’interno dei quali vengono svolte attività diverse. Per esempio, un imprenditore che gestisce un  albergo, ha a che fare con alcuni di questi reparti, che possono essere: il ristorante; la reception; il servizio ai piani; l’amministrazione, e altri ancora.

Che cosa vuol dire per un imprenditore avere  “l’azienda divisa in centri di costo“? Significa semplicemente poter stabilire quante e quali risorse economico-finanziarie  ciascun reparto assorbe; o più semplicemente ancora, significa sapere quanto “costa” ciascun reparto.

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L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (parte seconda)

Eccolo qui un’altra volta, l’Avvocato del Diavolo…

Come promesso, scrivo un altro articolo a propostio di chi “…sostiene idee e opinioni in contrasto con quelle altrui…”. Nella prima parte di questo articolo ho già inserito un link alla pagina che accennava di quel nostro cliente che voleva aprire un ristorante in cima alla collina proprio perchè quello è un esempio nel quale, senza troppi dettagli, è stato raccontato come spesso l’imprenditore si lascia “travolgere” dalla sua idea di business senza prendere in considerazione alcuni aspetti che, invece, sono fondamentali per il corretto svolgimento della sua attività.

Non entrerò nel merito di quell’idea, ma voglio parlare di un altra situazione  interessante che si è verificata qualche tempo fa. Un imprenditore ha avuto un’idea innovativa e decisamente brillante (che, per questioni di rispetto della privacy e della proprietà intellettuale, non citerò) per avviare un business su internet. Un’idea che, in effetti, non c’è (non so se al momento è stata realizzata dall’imprenditore o da qualcun altro).

Come spesso ci capita, l’imprenditore ha specificato tutti, ma proprio tutti, gli aspetti positivi della sua idea, soprattutto in merito ai potenziali profitti che avrebbe potuto lucrare. A prima vista, sembrava tutto ok, ma poi facendo una chiaccherata un pò più approfondita abbiamo scoperto qualche “bug”, cioè qualche buco nel sistema che aveva ideato. Queste sono cose che di solito non escono fuori facendo domande dirette come: “Ma ci hai pensato a questa cosa?” oppure “hai fatto una ricerca di mercato per sapere se i potenziali clienti ci sono e se, soprattutto, poi si trasformano in clienti, cioè ti pagano?”. No queste domande non si fanno a mò di intervista, ma si fanno chiaccherando…

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L’ANALISI DEI PRODOTTI E DEI SERVIZI

L’analisi della composizione del portafoglio dei prodotti e dei servizi è uno dei primi aspetti che un imprenditore deve affrontare nel momento in cui pianifica le proprie attività di marketing. Ciò significa che l’imprenditore, dopo aver analizzato il mercato in cui intende operare e dopo aver individuato ciò che quel  mercato “vuole”,  realizza il prodotto o servizio da offrire.  Tutti i prodotti che vengono realizzati dall’azienda e  messi sul mercato rappresentano il cosiddetto “portafoglio prodotti“. In questo “portafoglio prodotti” ci sono  più linee di prodotto che l’azienda decide di offrire al proprio mercato per soddisfare le  esigenze dei  suoi clienti. Prendiamo per esempio la Barilla: i prodotti del marchio Mulino Bianco sono una linea di prodotto che al suo interno ha tanti prodotti simili (biscotti “Pan di stelle”, oppure i biscotti “Abbracci”, etc) che  però soddisfano tutti  la stessa esigenza del  mercato, che è quella di fare colazione, o di fare uno sputino o di fare merenda…

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IL FATTURATO E L’UTILE NETTO

Il fatturato e l'utile netto
Il fatturato e l’utile netto

Qualche giorno fa un navigatore ci chiedeva che rapporto c’è tra il fatturato e l’utile netto. Più specificamente, ci poneva prima una domanda, e poi un’altra.

Iniziamo con la prima domanda. Chiedeva, il navigatore: “Perchè, spesso, all’incremento del fatturato, segue una diminuzione dell’utile netto?”. Poi, ha specificato che questo è quanto gli stava capitando nella sua azienda. E dato che stava iniziando a scrivere il business plan per fare nuovi investimenti, non si spiegava il perché di una cosa del genere.

Le cause che determinano un andamento inversamente proporzionale tra fatturato ed utile netto possono essere varie. Forse, quella più comune è legata al fatto che l’incremento del fatturato significa impegnare una maggior quantità di risorse, non solo finanziarie. Vediamo di cosa si tratta.

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L’AVVOCATO DEL DIAVOLO (parte prima)

NIENTE PAURA!!! Abbiamo scelto di inserire questa immagine, per via dell’argomento che stiamo per trattare…

Chi è l’avvocato del diavolo? Facendo una ricerca on line (per la verità assai breve) abbiamo trovato la seguente definizione:”Fare l’avvocato del diavolo significa sostenere idee e opinioni in contrasto con quelle altrui per dimostrarne l’inconsistenza”. Ecco…

E cosa c’entra con questo sito? Cosa c’entra con quello che scriviamo in continuazione? Cosa ha a che fare con un imprenditore, o con un aspirante imprenditore, che vuole mettere su una nuova idea, o vuole fare nuovi investimenti, e quindi deve redigere il suo business plan?C’entra…c’entra!! Anzi, oseremmo anche dire che fare (o essere) l’avvocato del diavolo, spesso è uno degli aspetti strategici più importanti da tenere in considerazione. E di strategia ne abbiamo già parlato in vari articoli (leggi qui).

Vogliamo specificare una cosa importantissima, però: nello svolgere questo ingrato compito, nell’assumere i panni di chi “sostiene idee e opinioni in contrasto…per dimostrarne l’incosistenza…” non ci si diverte in modo particolare: non è uno sport, nè un divertimento, nè una passione. E’ solamente fare gli interessi dell’imprenditore o dell’aspirante imprenditore. E tra poco vediamo il perchè.

Purtroppo (o per fortuna),  l’esistenza di alcune materie manageriali (come il marketing, la finanza aziendale, la contabilità, il controllo di gestione) aiuta, nel tempo, ad acquisire una certa “forma mentis” analitica, orientata a considerare una serie di cose, prima di fare un certo passo. E, se è vero che nell’approccio all’attività imprenditoriale occorre un sano ottimismo ed un buon entusiasmo, è anche vero che occorre stare coi i piedi ben saldi per terra e considerare una serie di aspetti estremamente rilevanti…

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