Che cos’è il Break Even Point? Questa è una delle tante domande che ci avete posto nel sondaggio on line e alla quale oggi rispondiamo.
Di questo argomento abbiamo già parlato, nel passato, in un altro articolo.
Il Break Even Point è un’analisi che studia la relazione che c’è tra i costi di struttura, i costi variabili e i volumi di produzione; e ha un ruolo molto importante nell’ambito dell’analisi aziendale, poichè serve per identificare il cosiddetto punto di equilibrio, cioè il punto in cui i ricavi totali sono uguali ai costi totali.
Vediamo di cosa si tratta: per l’analisi del Break Even Point bisogna partire dalla definizione, anche grafica, dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi sono quei costi aziendali che non variano al variare delle quantità prodotte. Che cosa significa? Significa che, se io produco zero unità del mio prodotto o se ne produco centomila, i costi fissi tali sono e tali restano. Un caso tipico di costi fissi è l’ammortamento dei beni pluriennali.
Se ipotizziamo delle quantità sull’asse delle ascisse, c’è una costanza dei costi fissi pari a 130.000 euro. Che cosa significa? Significa che, sia che io produca zero quantità del prodotto o che produca 500 unità del prodotto, i costi fissi sono sempre pari a 130.000 euro.
Adesso vediamo i costi variabili.
Break Even Point: costi variabili, fissi e totali
I costi variabili sono, per definizione, quei costi aziendali che variano al variare delle quantità prodotte. Questo significa che, a seconda delle quantità che io produco, ad esempio, 100, 200 e 300, ho dei costi che variano al variare delle quantità prodotte. Un tipico esempio di costo variabile è rappresentato dalle materie prime che vengono utilizzate per la produzione del prodotto. Se produco zero unità del prodotto, il costo variabile è uguale a zero; se produco 500 unità del prodotto, ho 39.000 euro di costo variabile.
L’economia aziendale, arrivati a questo punto, ci dice che ci sono i costi totali, che sono sono tutti i costi che l’azienda sostiene per mantenere in vita l’attività. I costi fissi ed i costi variabili danno i cosiddetti costi totali. Il costo totale, graficamente, parte sull’asse delle ordinate dal valore di 130.000 euro, perchè la curva del costo totale è una traslazione verso l’alto della curva dei costi fissi e dei costi variabili.
Cosa significa questo? Significa che, se produco zero unità del prodotto, ma ho allestito una struttura, ho ovviamente, un ammontare dei costi fissi pari a 130.000 euro. Quindi i costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili. Mano a mano che aumento la quantità dei prodotti, ho la costanza dei costi fissi (cioè 130.000 euro) ma l’aumento dei costi variabili.
I ricavi totali e l’idenditificazione del Break Even Point
Vediamo la curva del ricavo totale. Se vendo zero unità del prodotto, il ricavo è pari a zero euro. Mano a mano che crescono le unità del prodotto che vendo, la curva del ricavo totale cresce. Se si sovrappongono, all’interno dello stesso grafico, la curva del costo totale e la curva del ricavo totale, otteniano nel punto in cui le due curve si incontrano, il punto di Break Even Point.
Il Break Even Point è il punto in cui i ricavi totali ed i costi totali sono uguali tra loro. Se i ricavi totali sono uguali ai costi totali, significa che l’azienda ha un profitto pari a zero.
Quindi il Break Even point, identifica quella quantità di prodotti che bisogna produrre e vendere per pareggiare i costi dato un certo prezzo di vendita.
Come usare il grafico del Break Even Point
Se nel punto di equilibrio, ipotizziamo di avere dei costi totali pari a 150.000 euro che sosteniamo per produrre e vendere 277 unità, ciò significa se applichiamo un prezzo di vendita a queste 277 unità che vendiamo, quel prezzo di vendita moltiplicato le 277 unità di prodotto che vendiamo, sarà sufficiente per coprire tutti i costi fissi cioè i costi di struttura e tutti i costi variabili di prodotto.
Quindi nel punto di equilibrio, a 277 unità con un totale dei costi pari a 150.000 euro, si ha un profitto pari a zero perchè i costi totali (costi fissi + costi variabili) sono uguali ai ricavi totali.
Ciò significa che 277 unità sono le unità da produrre e vendere ad un dato prezzo di vendita per pareggiare tutti i costi. Se si producono e vendono più di 277 unità di prodotto, si entra nell’area di profitto per l’azienda. Se invece si producono e vendono meno di 277 unità di prodotto, l’azienda è in un’area di perdita perchè i prezzi di vendita applicati per le unità prodotte e vendute non sono sufficienti a coprire l’intero ammontare dei costi totali.
Break Even Point: un esempio
Ora facciamo un esempio di calcolo del Break Even Point.
La formula per calcolare il Break Even Point è Q*= Costi Fissi/ (Prezzo di vendita – Costo Variabile Unitario). Q* è la quantità di equilibrio cioè la quantità di prodotto da produrre e vendere per pareggiare la struttura dei costi. Mentre la differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario è ciò che viene tolto dal prezzo di vendita per coprire i costi fissi. Se dal prezzo di vendita di un prodotto togliamo il costo variabile unitario, ciò che rimane è un “margine” che serve per coprire i costi fissi.
Ecco l’esempio: i costi fissi dell’azienda sono pari a 150.000 euro; il prezzo di vendita del prodotto è pari a 970 euro; il costo variabile unitario per produrre un’unità del prodotto è pari a 430 euro.
Un altro esempio per l’utilizzo del Break Even Point
Applicando la formula, si ha:
Q*= 150.000/ (970-430)
e quindi
Q*= 277
Questo significa che la quantità di equilibrio (Q*) da produrre e vendere per pareggiare i costi totali e ricavi totali è rappresentata da 277 unità. Queste 277 unità rappresentano la quantità di prodotto da produrre e da vendere ad un prezzo di 970 euro per pareggiare i costi totali della struttura aziendale.
Occorre ricordare che i costi totali sono dati dalla somma del costo fisso, che l’azienda sostiene anche se non produce nulla, e del costo variabile che si sostiene in relazione alle quantità che si producono. Quindi se voglio pareggiare i costi totali devo produrre 277 unità e venderle a 970 euro.
Alcuni limiti dell’analisi del Break Even Point
Concludendo dobbiamo però dire che l’analisi del Break Even Point, presenta però dei limiti che ne diminuiscono l’efficacia analitica.
Infatti il Break Even Point:
- è un’analisi statica e non dinamica, perchè non prende in considerazione, ad esempio, i flussi di cassa;
- i costi ed i ricavi non variano in modo lineare; infatti,come abbiamo detto, i costi variabili variano al variare delle quantità prodotte. Ma il costo variabile non è una curva lineare, perchè se andiamo da un fornitore e gli chiediamo di acquistare 10 unità di un determinato prodotto, ci applica un certo prezzo di vendita; se invece chiediamo al fornitore di acquistare 100 unità del prodotto, il prezzo di vendita è oggetto di sconto;
- non tiene conto del”gioco” delle rimanenze, perchè questa analisi da un indentico valore sia a quello che produciamo sia a quello che vendiamo; presuppone che ciò che si produce è anche ciò che si vende e quindi non tiene presente ciò che regolarmente accade in tutte le aziende di produzione, ossia le rimanenze;
- non sempre la distinzione tra costi fissi e costi variabili è agevole da fare, perchè molto spesso ci sono alcuni tipi di costi, come il costo del lavoro, che talvolta viene considerato costo fisso ma che nel lungo termine è un costo variabile poichè è soggetto alle contrattazioni sindacali
Sebbene questi aspetti limitano un pò il Break Even Point, ciò non toglie che comunque l’analisi ha un’efficacia ai fini previsionali e può essere validamente utilizzata nella redazione di un business plan.
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molto valida la spiegazione
ottima idea coniugare la parte scritta con la parte video
Salve,
sono una laureanda in economia e sarei interessata ad approfondire come il break even point è influenzato dai costi di una determinata struttura produttiva, magari con riferimento a come i diversi contratti di lavoro caratterizzati da una maggior o minor componente fissa possano alterare il punto di pareggio.
Mi chiedevo se poteva consigliarmi qualche riferimento bibliografico.
Nell’ambito dell’analisi del Break Even Point la componente dei costi è fondamentale. In particolare l’ammontare dei costi cosidetti fissi dipende dalla struttura tecnico-organizzativa e dalla conseguente capacità produttiva dell’azienda. Cosa significa ciò? Significa che, per esempio, le spese per l’affitto di un capannone industriale sono indipendenti dalle quantità del bene che viene prodotto. Il costo per l’affitto va comunque sostenuto anche in assenza di produzione perchè è uno dei costi di struttura che si sostengono per “mantenere in vita” l’azienda e per poter disporre di una determinata capacità produttiva a prescindere dal fatto che essa sia o meno del tutto utilizzata.
Ora: poichè l’impresa ha una determinata struttura che cambia sulla base di decisioni di medio-lungo termine, ciò spiega il perchè nel breve periodo si ha un determinato livello di costi fissi.
Va però precisato che nell’attuale contesto produttivo tutti i costi aziendali, anche quelli di struttura, tendono a modificarsi rapidamente:quindi la distinzione tra costi fissi e costi variabili è valida solo nel breve periodo e con riferimento ad ogni specifica realtà aziendale.
In merito alla variabilità dei costi, meritano alcune considerazioni i costi del personale. Le risorse umane sono vincolate nella loro mobilità dalle leggi e dai contratti collettivi nazionali:per cui spesso si hanno delle difficoltà nel trasferire una risorsa umana da un reparto o da uno stabilimento ad un altro; ostacoli ancora maggiori si hanno nel ridurre il numero dei lavoratori in periodi di crisi aziendale o nel trasferire risorse umane da settori in difficoltà a settori che, invece, sono in fase di crecita e sviluppo. Quindi per lo più i costi del personale sono considerati prevaletemente fissi, tuttavia è possibile attenuare un pò questa rigidità facendo ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato o contratti part- time o a contratti di lavoro temporaneo.
In merito all’incidenza dei costi fissi sulla determinazione del punto di pareggio dobbiamo osservare che imprese che hanno elevati costi fissi hanno anche un punto di equilibrio molto alto e una gestione più rigida; il che comporta che se hanno una contrazione dei ricavi, non potendo ridurre nel breve periodo i costi fissi, subiscono facilmente delle perdite.
Ciò significa che se un’ azienda:
- sostiene Costi Fissi per € 600.000
- vende i suoi prodotti ad un prezzo di vendita unitario pari a € 60
- e sostiene un Costo Variabile Unitario pari a € 45 per produrre un unità di prodotto
raggiunge il suo punto di equilibrio quando produce e vende ben 40.000 unità del suo prodotto.
Ciò significa che l’azienda deve produrre e vendere ben 40.000 unità di prodotto per far sì che i ricavi siano uguali ai costi. E’ evidente che se i costi fissi fossero più alti, ad esempio sono pari a € 780.000, le quantità di prodotto da produrre e vendere, per far sì che i ricavi coprono i costi, devono essere almeno 52.000 unità.
Al contrario se i costi fissi fossero pari a € 450.000 le unità di prodotto da produrre e vendere per raggiungere il punto di equilibrio sono pari a 30.000 unità ben al di sotto quindi delle precedenti quantità.
Ciao Angela,
sto studiando tutto questo per applicare questa teoria per stimare il BPE per una applicazione software che mi accingo a sviluppare con un team.
Ti andrebbe di aitarmi per fare esperienza su un caso reale ?
Peter
spiegazione molto utile..frequento l’ultimo anno dell’alberghiero e quindi studio economia e gestione delle imprese ristorative…x ora stiamo facendo proprio il break even point e siccome nn lo avevo cpt bn ho cercato su internet ed ho trovato voi…ora finalmente l’ho capito grazie
La spiegazione è chiarissima ma mi riesce difficile applicarla a una realtà in cui ad essere esaminata non sia un’azienda che produce beni (in cui è facile calcolare il costo variabile unitario e il ricavo unitario di ogni singolo bene) ma un’azienda che opera nel terziario e gestisce, ad esempio, un parco giochi. In questo caso è giusto paragonare un singolo prodotto al servizio offerto ad ogni bambino (e quindi ad ogni biglietto d’ingresso)? Infine se consideriamo un’azienda che svolge più attività (es. un agriturismo che offre attività di ristorazione, affitto delle stanze, maneggio, ecc.), il BEP totale è rappresentato dalla somma di ogni singolo BEP calcolato su ogni attività?
Grazie mille e mille complimenti
Carla
Ciao Carla,
ti rispondo volutamente in modo un pò approssimativo, poichè la specificità della domanda che hai fatto richiederebbe forse almeno un articolo (che comunque non basterebbe).
Facciamo un esempio: pensa a una casa automobilistica, che produce vari modelli di auto, e per ogni modello ha varie cilindrate, vari allestimenti, vari optional eccetera. E quindi, c’è un’incidenza dei CV che varia al variare dei vari modelli.
Cosa fa, questa casa automobilistica: non calcola il BEP? Certo che no, visto che il BEP (tra le altre cose) serve anche per calcolare il prezzo a cui vendere il prodotto. Lo calcola eccome, poichè oltre agli inevitabili costi fissi di struttura, si trova a dovere remunerare anche i costi variabili, di ogni modello, per ogni cilindrata e per i vari allestimenti.
L’unica differenza che c’è rispetto ad un’azienda monoprodotto è la difficoltà del calcolo dell’incidenza dei CV. Il BEP totale non è dato dalla semplice somma dei BEP dei singoli prodotti, ma da un calcolo che è un “pochino” più complesso.
Ecco perchè sono obbligato a rimanere sul vago nel darti questa risposta.
So di non essere stato esauriente, ma una risposta da dare ad una domanda così precisa e specifica è davvero complicata poichè richiederebbe dati precisi su costi (fissi e variabili), quantità, e prezzi di vendita. Nonchè anche sui margini di contribuzione offerti da ogni singolo modello di auto prodotto…
Mi può indicare testi di riferimento per capire come calcolare il BEP di un servizio? In considerazione, quindi degli aspetti dinamici?
grazie
deb
Ciao Deb,
testi che trattano del BEP ce ne sono tanti, alcuni sono di base, altri molto tecnici.
In linea di massima il BEP viene affrontato da manuali che trattano di controllo di gestione.
Purtroppo non posso farti i nomi qui nel sito, causa eventuali problemi con gli autori e gli editori.
Salve,mi presento sono Francesco Manganello, consulente di marketing e comunicazione aziendale. Sto preparando un piano di marketing strategico per un cliente,che prevede il lancio di un nuovo prodotto sul mercato di riferimento. Si tratta di un portale web,i cui ricavi saranno composti dalle inserzioni pagate dai clienti prospect che possono usufruire del portale per farsi notare. ebbene oltre al piano di marketing mi chiedevano di definire la linea di prezzo da seguire per il posizionamento del loro portale sul mercato,ossia con quale prezzo far accedere gli inserzionisti per avere laa loro visibilità,ed inoltre volevano essere a conoscenza del BEP.
Io ho studio all univ economia e strategia d’impresa e ricordavo che la formula per il calcolo del BEP fosse: CF/P-CV . Mi fa riflettere molto il fatto che nella gestione di un portale ci siano dei costi variabili..secondo me ne hanno solo di fissi(piano di marketing,strategia commerciale,servizio di web hosting per il posizionamente del portale sul web). Quindi potrebbe essere che essendo CV=0, la formula diventa CF/P ?
Attendo vostra risposta grazie mille
Ciao Francesco,
la formula per il calcolo del break even in effetti è quella che hai scritto tu : CF/P-CVu.
Non so di cosa tratta il portale, ma in linea di massima i costi variabili ci sono in tutte le attività, anche quelle immateriali.
Ti faccio un banalissimo esempio (forse estremizzato, ma tant’è…): i clienti prospect che pagano per avere le inserzioni, immagino debbano mettere un banner nel portale di cui parli. E immagino anche che c’è un web master che inserisce le inserzioni, i banner o simili. Bene: quanto costa (in termini orari) questo web master?
Questo è un costo variabile…
Se poi mi dici che il proprietario del portale inserisce i clienti da solo nel portale, allora c’è lo stesso un costo variabile, che si chiama costo-opportunità, un concetto un pò troppo lungo da spiegare in questa sede.
Quando si parla dei costi variabili, e arrivando a eccessi di calcolo che non servono a niente (in questo caso), ma che sarebbero da fare, allora ci puoi mettere anche il consumo di corrente dei server!!
Insomma: i costi variabili ci sono sempre, anche se sono infinitesimali rispetto all’ammontare dei costi fissi.
Come ti ho scritto sopra, anche un avvocato, un consulente o un formatore (attività sostanzialmente immateriali) hanno dei costi variabili che sono rappresentati (per esempio) dalla benzina che consumano per andare in tribunale, in azienda o in aula di formazione. Sono pochi (mezzo litro di benzina)? Ma ci sono lo stesso…
Il concetto è questo, in buona sostanza. Se scrivi un business plan e fai l’analisi dei costi, puoi notare che anche nel caso del portale web i costi variabili ci sono…
IL Breack Even Point è senza duddio lo strumento che permette all’impresa di conoscere preventivamente quanto deve produrre di un prodotto o di un servizio per non subire perdite inattese.Fatta questa considerazione, questo dato dovrebbe essere altresì importante per una Nwco quando compila il suo piano industriale da presentare a ipotetici finanziatori (banche etc….)Guarda caso il BEP non interessa a questo tipo di finanziatori che guardano solo all’equity……
Buona giornata a tutti.
Ciao Ignazio,
condivido in pieno la tua considerazione alla quale vorrei aggiungerne una mia, forse un pò polemica, ma tant’è.
Il fatto che i vari finanziatori non considerino il BEP come un validissimo strumento di previsione (pur con i suoi limiti) dei volumi da realizzare per pareggiare costi fissi e variabili grazie al fatturato, non è dovuta tanto all’eccessivo interesse che danno all’equity, quanto al fatto che tantissimi finananziatori (e metto in testa le banche) non sanno proprio cosa sia il Braek Even Point, a cosa serve e quale è la sua valenza strategica in fase di realizzazione di un qualunque investimento (sia per newco che non…).
Le banche, solitamente, la prima cosa che chiedono sono le GARANZIE! “Caro amico imprenditore (o aspirante imprenditore), quanto ti serve? 100.000? 300.000? Un milione? Dieci milioni? Ce l’hai un bell’appartamento, una villa, una barca, un palazzo, un capannone da darmi in garanzia? No? Mannaggia, che peccato…”
Tutti sappiamo come funzionano certe cose, anche se non sempre è così. Operando in tal modo, si svilisce totalmente il ruolo fondamentale del business plan inteso quale strumento per descrivere lo sviluppo futuro di un’idea. E ogni business nasce da un’idea. Bisogna solo vedere chi è disposto a crederci. Certo, ti devo dire che in giro è pieno di idee strampalate, di imprenditori che non hanno la minima idea di cosa vogliono/devono fare, di aspiranti imprenditori che non hanno la benchè minima idea di cosa sia un COSTO e un RICAVO. E i finanziatori si devono tutelare, lo capisco… Però, purtroppo, capisco anche che spesso le banche sono poco interessate a effettuare analisi di BEP, o altri tipi di analisi che servono per valutare un business.
Guardiamo agli Stati Uniti, un paese in cui capita che due giovani di 25 anni chiedono un finanziamento a un Business Angel, il quale credo loro e finanzia un business che si chiama GOOGLE!
Oppure, altri finanziatori che credono in un altro giovane programmatore, e gli finanziano un business che si chiama FACEBOOK…
Insomma: negli States c’è un’altra cultura dell’impresa. Che non è considerata come una specie di cancro da debellare, ma come una risorsa da far esplodere.
Ed è anche per questo che noi abbiamo creato questo sito: perchè molta della responsabilità di certe cose dipende dall’ignoranza degli imprenditori i quali, oltre a leggere il valore del fatturato, ben poco sanno di tutto il resto.
Ma conoscere tutto il resto serve per avere maggior potere in fase contrattuale con un finanziatore. Ed ecco perchè è fondamentale sapere scrivere bene un business plan, esaustivo da tutti i punti di vista.Con o senza garanzie…
Scusa la polemica, ma ogni volta che si tocca questo argomento, non posso fare a meno di rispondere in questo modo perchè penso a quante opportunità vengono vanificate ogni giorno…
Buongiorno,
sono una laureanda in economia e sto svolgendo uno stage presso un cinema e mi è stato chiesto di calcolare il break even di un potenziale concorrente, di cui ho ipotizzato il bilancio.
Compito questo che mi risulta un pò difficile, perchè essendo il cinema un’impresa di servizi,non ho idea di come determinare la quantità prodotta. Nel senso: secondo Lei è giusto dire che quantità prodotta= biglietto d’entrata?
La ringrazio
Elena
Ciao Elena,
grazie per averci scritto.
Il cinema così come altre attività di servizi (per esempio parrucchieri, ristoranti, etc) non producono ma erogano servizi, per cui nel calcolo del BEP la quantità deve intendersi come “quantità di servizi erogati”.
Quindi nel caso del cinema la quantità è rappresentata dal numero di biglietti di ingresso. Ma non solo. Tieni conto che gli incassi di un cinema oltre al biglietto di ingresso sono rappresentati anche dalle bibite e dagli snack che vengono venduti prima, dopo e durante gli spettacoli. Per cui è opportuno che calcoli anche l’incidenza di questo tipo di fatturato.
Ciao!
Grazie mille per la spiegazione. Ho un esame di economia aziendale tra due giorni e questi video mi hanno aiutato molto per ripassare un capitolo che per me era abbastanza critico.
Ciao Giovanna,
in bocca al lupo per l’esame. Facci sapere come è andata, nella speranza di esserti stati utili.
sono uno studente universitario e volevo porvi un mio dubbio! nell’esercizio del calcolo del bep.
di seguito al calcolo del bep mi viene chiesto di determinare la strategia + opportuna per le imprese prese in considerazione. volevo sapere un impresa con bassi costi fissi. che strategia conviene applicare?
Ciao Alessandro,
la domanda che poni è un pò confusa, nel senso che non mi è ben chiaro quali sono “…le imprese prese inconsiderazione”. Ti dico questo, perchè a seconda del tipo di impresa, cambia la strategia.
Nel senso: un conto è la strategia per un’impresa che produce prodotti, un altro conto è la strategia per un’impresa di servizi. E, nell’ambito delle due tipologie di impresa, è inutile specificare che le strategie variano al variare del tipo di prodotto/servizio offerto!!
Ciò premesso, il BEP serve per calcolare la quantità di prodotto (o servizio) da produrre e vendere per “coprire” i costi fissi, dopo di che resta il margine di contribuzione, di cui abbiamo parlato qui.
Ora: solitamente le imprese caratterizzate da bassi costi fissi sono quelle che erogano servizi, poichè la componente di immobilizzazioni materiali è inferiore (e quindi i costi di ammortamento sono ridotti). Ma ciò non esclude che anche imprese che producono prodotti possano avere bassi volumi di costi fissi..
Questo permette alle imprese con bassi costi fissi di fare “leva” sulla variabile “prezzo”, anche se questa non è una regola fissa.
Infatti, se i costi fissi sono bassi, abbassando il prezzo si “allarga” la forbice del BEP, da una parte. Ma dall’altra, si possono vendere maggiori quantità di prodotto (o di servizio). Il che, ovviamente, deve fare i conti con la capacità commerciale dell’azienda. Se ho 1000 potenziali clienti che comprerebbero il mio prodotto/servizio a 78 euro (per esempio), e l’analisi mi dice che il BEP sta a 600 unità, allora è tutto ok. Ma se l’analisi mi dice che il BEP sta a 1000 (con prezzo sempre a 78 euro), e abbasso il prezzo a 50 euro, allora per arrivare al BEP mi servirebbero 1400 unità di prodotto/servizio da vendere (per esempio).
Domanda: ma se il mercato potenziale è di 1000 acquirenti, siamo sicuri che abbassare il prezzo da 78 a 50 euro permette di avere 2000 clienti potenziali?
La risposta a questa domanda non è sempre “SI”. Infatti, qui entra in gioco il marketing e le sue analisi. Ecco perchè il business plan riveste tutta questa importanza, nell’ambito della valutazione del potenziale di un business. E’ proprio nell’ambito del business plan che si possono studiare le strategie opportune per il caso specifico.
Scusa se mi sono dilungato e l’ho fatta un pò “complicata”, ma la domanda è interessante e meritava una risposta esaustiva (ancorchè complessa…).
A presto
SALVE….INNANZITUTTO VOLEVO RINGRAZIARLA PERCHè MI è STATO DI GRANDE AIUTO.
SOLO UN PUNTO è POCO CHIARO!
VORREI SAPERE PIù SPECIFICAMENTE…
UNA DATA SOCIETà PRESENTA: CV=15 CF=300 PREZZO DI VENDITA=25
IN CHE MODO POSSO CALCOLARE LE QUANTITà CHE LA SOCIETà DEVE PRODURRE E VENDERE PER OTTENERE UN UTILE DI 100?
LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE
Ciao Marika,
grazie a te per quello che hai scritto.
Per quanto riguarda la risposta alla domanda che poni, purtroppo è un pò complessa e servirebbe spazio per scriverla, poichè si utilizzano le varie formule inverse a disposizione per il calcolo del BEP.
Ma considera che, essendo l’utile di 100 ricompreso nell’area del profitto (quella a destra del BEP)devi fare leva sul margine di contribuzione per calcolare quanto “avanza” dopo la copertura dei costi fissi e variabili, di modo che l’utile rimanga, per l’appunto, 100.
So che la risposta non è esaustiva ma, come ti ho scritto, servirebbe scrivere un articolo in proposito, per rispondere in modo adeguato. Cosa che, probabilmente, faremo al più presto.
salve a tutti,
svogendo esercizi sul punto di pareggio i è sorto un dubbio, se nel calcolo del bep devo considerare la previsione di vendita o la capacità massima di produzione dell’ipotetica azienda perchè nel esercizio che ho svolto mi dava entrabi i dati.
grazie mille!!!