Il BREAK EVEN POINT

Scritto da il 5 mar 2010 | 56 commenti

 

Che cos’è il Break Even Point? Questa è una delle tante domande che ci avete posto nel sondaggio on line e alla quale oggi rispondiamo.

Di questo argomento abbiamo già parlato, nel passato, in  un altro articolo.

Il Break Even Point è un’analisi che studia la relazione che c’è  tra i costi di struttura, i costi variabili e i volumi di produzione; e ha un  ruolo molto importante nell’ambito dell’analisi aziendale, poichè serve per identificare il cosiddetto punto di equilibrio, cioè il punto in cui i ricavi totali sono uguali ai costi totali.

Vediamo di cosa si tratta: per l’analisi del Break Even Point bisogna partire dalla definizione, anche grafica, dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi sono quei costi aziendali che non variano al variare delle quantità prodotte. Che cosa significa? Significa che, se io produco zero unità del mio prodotto o se ne produco centomila, i costi fissi  tali sono  e tali restano. Un caso tipico di costi fissi è l’ammortamento dei beni pluriennali.

Se ipotizziamo delle quantità sull’asse delle ascisse, c’è una costanza dei costi fissi pari a 130.000 euro. Che cosa significa? Significa che, sia che io produca zero quantità del prodotto o che produca 500 unità del prodotto, i costi fissi sono sempre pari a 130.000 euro.

Adesso vediamo i costi variabili.

Break Even Point: costi variabili, fissi e totali

 

 

I costi variabili sono, per definizione,  quei costi aziendali che variano al variare delle quantità prodotte. Questo significa che, a seconda delle quantità che io produco, ad esempio, 100, 200 e 300, ho dei costi che variano al variare delle quantità prodotte. Un tipico esempio di costo variabile è rappresentato dalle materie prime che vengono utilizzate per la produzione del prodotto. Se produco zero unità del prodotto, il costo variabile è uguale a zero; se produco 500 unità del prodotto, ho 39.000 euro di costo variabile.

L’economia aziendale, arrivati a questo punto, ci dice che ci sono i costi totali, che sono sono tutti i costi che l’azienda sostiene per mantenere in vita  l’attività. I costi fissi ed i costi variabili danno i cosiddetti costi totali. Il costo totale, graficamente, parte sull’asse delle ordinate dal valore di 130.000 euro, perchè  la curva del costo totale è una traslazione verso l’alto della curva dei costi fissi e dei costi variabili.

Cosa significa questo? Significa  che,  se produco zero unità del prodotto, ma ho allestito una struttura, ho ovviamente, un ammontare dei costi fissi pari a 130.000 euro. Quindi  i costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi  e dei costi variabili. Mano a mano che aumento la quantità dei prodotti, ho la costanza dei costi fissi (cioè 130.000 euro) ma l’aumento dei costi variabili.

 

I ricavi totali e l’idenditificazione del Break Even Point

 

 

Vediamo la curva del ricavo totale. Se vendo zero unità del prodotto, il ricavo è pari a zero euro. Mano a mano che crescono le unità del prodotto che vendo, la curva del ricavo totale cresce. Se  si sovrappongono, all’interno dello stesso grafico, la curva del costo totale e la curva del ricavo totale, otteniano nel punto in cui le due curve si incontrano, il punto di Break Even Point.

Il Break Even Point è il punto in cui i ricavi totali ed i costi totali sono uguali tra loro. Se i ricavi totali sono uguali ai costi totali, significa che l’azienda ha un profitto pari a zero.

Quindi il Break Even point, identifica quella quantità  di prodotti che bisogna produrre e vendere per pareggiare i costi dato un certo prezzo di vendita.

 

Come usare il grafico del Break Even Point

 

 

Se nel punto di equilibrio, ipotizziamo di avere dei costi totali pari a 150.000 euro che sosteniamo per produrre e vendere 277 unità, ciò significa  se applichiamo un prezzo di vendita a queste 277  unità  che vendiamo, quel prezzo di vendita moltiplicato le 277 unità di prodotto che vendiamo, sarà sufficiente per coprire tutti i costi fissi cioè i costi di struttura e tutti i costi variabili di prodotto.

Quindi nel punto di equilibrio, a 277 unità  con un totale dei costi pari a 150.000 euro, si ha un profitto pari a zero perchè i costi totali (costi fissi + costi variabili) sono uguali ai ricavi totali.

Ciò significa che 277 unità sono le unità da produrre e vendere ad un dato prezzo di vendita per pareggiare tutti i costi. Se si producono  e vendono più di 277 unità di prodotto, si entra nell’area di profitto per l’azienda. Se invece si producono e vendono meno di 277 unità di prodotto, l’azienda è in un’area di perdita perchè i prezzi di vendita applicati per le unità prodotte e vendute non sono sufficienti a coprire l’intero ammontare dei costi totali.


Break Even Point: un esempio


 

Ora facciamo un esempio di calcolo del Break Even Point.

La formula per calcolare il Break Even Point è Q*= Costi Fissi/ (Prezzo di vendita – Costo Variabile Unitario). Q* è la quantità di equilibrio cioè la  quantità di prodotto da produrre e vendere per pareggiare la struttura dei costi. Mentre la differenza tra il prezzo di vendita e il costo variabile unitario è ciò che viene tolto dal prezzo di vendita per coprire i costi fissi. Se dal prezzo di vendita di  un prodotto  togliamo il costo variabile unitario, ciò che rimane è un “margine” che serve per coprire i costi fissi.

Ecco l’esempio: i costi fissi dell’azienda sono pari a 150.000 euro; il prezzo di vendita del prodotto è pari a 970 euro;  il costo variabile unitario per produrre un’unità del prodotto è pari a 430 euro.


Un altro esempio per l’utilizzo del Break Even Point

 

Applicando la formula, si ha:

Q*= 150.000/ (970-430)

e quindi

Q*= 277

Questo significa che la quantità di equilibrio (Q*)  da produrre e vendere per pareggiare i costi totali e ricavi totali è rappresentata da 277 unità. Queste 277 unità rappresentano la quantità di prodotto da  produrre e da vendere ad un prezzo di 970 euro per pareggiare i costi totali della struttura aziendale.

Occorre ricordare che i costi totali sono dati dalla somma del costo fisso, che l’azienda sostiene anche se non produce nulla,  e del costo variabile che si sostiene in relazione  alle quantità che si producono. Quindi se voglio pareggiare i costi totali devo produrre 277 unità e venderle a 970 euro.

 

Alcuni limiti dell’analisi del Break Even Point

 

 

Concludendo dobbiamo però dire che l’analisi del Break Even Point, presenta però dei limiti che ne diminuiscono l’efficacia analitica.

Infatti il Break Even Point:

  • è un’analisi statica e non dinamica, perchè non prende in considerazione, ad esempio, i flussi di cassa;
  • i costi ed i ricavi non variano in modo lineare; infatti,come abbiamo detto, i costi variabili variano al variare delle quantità prodotte. Ma il costo variabile non è una curva lineare, perchè se andiamo da un fornitore e gli chiediamo di acquistare 10 unità di un determinato prodotto, ci applica un certo prezzo di vendita; se invece chiediamo al fornitore di acquistare 100 unità del prodotto, il prezzo di vendita è  oggetto di sconto;
  • non tiene conto del”gioco” delle rimanenze, perchè questa analisi da un  indentico valore sia a quello che produciamo sia a quello che vendiamo; presuppone che ciò che si produce è anche ciò che si vende e quindi non tiene presente ciò che regolarmente accade in tutte le aziende di produzione, ossia le rimanenze;
  • non sempre la distinzione tra costi fissi e costi variabili è agevole da fare, perchè molto spesso ci sono alcuni tipi di costi, come il costo del lavoro, che talvolta viene considerato costo fisso ma che nel lungo termine è un costo variabile poichè è soggetto alle contrattazioni sindacali

Sebbene questi aspetti limitano un pò il Break Even Point, ciò non toglie che comunque l’analisi  ha un’efficacia ai fini previsionali e può essere validamente utilizzata nella redazione di un business plan.

 

56 Risposte a“Il BREAK EVEN POINT”

  1. luigi says:

    molto valida la spiegazione

  2. gian luigi says:

    ottima idea coniugare la parte scritta con la parte video

  3. Angela says:

    Salve,
    sono una laureanda in economia e sarei interessata ad approfondire come il break even point è influenzato dai costi di una determinata struttura produttiva, magari con riferimento a come i diversi contratti di lavoro caratterizzati da una maggior o minor componente fissa possano alterare il punto di pareggio.
    Mi chiedevo se poteva consigliarmi qualche riferimento bibliografico.

    • Paola De Marinis says:

      Nell’ambito dell’analisi del Break Even Point la componente dei costi è fondamentale. In particolare l’ammontare dei costi cosidetti fissi dipende dalla struttura tecnico-organizzativa e dalla conseguente capacità produttiva dell’azienda. Cosa significa ciò? Significa che, per esempio, le spese per l’affitto di un capannone industriale sono indipendenti dalle quantità del bene che viene prodotto. Il costo per l’affitto va comunque sostenuto anche in assenza di produzione perchè è uno dei costi di struttura che si sostengono per “mantenere in vita” l’azienda e per poter disporre di una determinata capacità produttiva a prescindere dal fatto che essa sia o meno del tutto utilizzata.

      Ora: poichè l’impresa ha una determinata struttura che cambia sulla base di decisioni di medio-lungo termine, ciò spiega il perchè nel breve periodo si ha un determinato livello di costi fissi.
      Va però precisato che nell’attuale contesto produttivo tutti i costi aziendali, anche quelli di struttura, tendono a modificarsi rapidamente:quindi la distinzione tra costi fissi e costi variabili è valida solo nel breve periodo e con riferimento ad ogni specifica realtà aziendale.

      In merito alla variabilità dei costi, meritano alcune considerazioni i costi del personale. Le risorse umane sono vincolate nella loro mobilità dalle leggi e dai contratti collettivi nazionali:per cui spesso si hanno delle difficoltà nel trasferire una risorsa umana da un reparto o da uno stabilimento ad un altro; ostacoli ancora maggiori si hanno nel ridurre il numero dei lavoratori in periodi di crisi aziendale o nel trasferire risorse umane da settori in difficoltà a settori che, invece, sono in fase di crecita e sviluppo. Quindi per lo più i costi del personale sono considerati prevaletemente fissi, tuttavia è possibile attenuare un pò questa rigidità facendo ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato o contratti part- time o a contratti di lavoro temporaneo.

      In merito all’incidenza dei costi fissi sulla determinazione del punto di pareggio dobbiamo osservare che imprese che hanno elevati costi fissi hanno anche un punto di equilibrio molto alto e una gestione più rigida; il che comporta che se hanno una contrazione dei ricavi, non potendo ridurre nel breve periodo i costi fissi, subiscono facilmente delle perdite.
      Ciò significa che se un’ azienda:
      - sostiene Costi Fissi per € 600.000
      - vende i suoi prodotti ad un prezzo di vendita unitario pari a € 60
      - e sostiene un Costo Variabile Unitario pari a € 45 per produrre un unità di prodotto
      raggiunge il suo punto di equilibrio quando produce e vende ben 40.000 unità del suo prodotto.

      Ciò significa che l’azienda deve produrre e vendere ben 40.000 unità di prodotto per far sì che i ricavi siano uguali ai costi. E’ evidente che se i costi fissi fossero più alti, ad esempio sono pari a € 780.000, le quantità di prodotto da produrre e vendere, per far sì che i ricavi coprono i costi, devono essere almeno 52.000 unità.
      Al contrario se i costi fissi fossero pari a € 450.000 le unità di prodotto da produrre e vendere per raggiungere il punto di equilibrio sono pari a 30.000 unità ben al di sotto quindi delle precedenti quantità.

    • Peter says:

      Ciao Angela,
      sto studiando tutto questo per applicare questa teoria per stimare il BPE per una applicazione software che mi accingo a sviluppare con un team.

      Ti andrebbe di aitarmi per fare esperienza su un caso reale ?

      Peter

  4. spiegazione molto utile..frequento l’ultimo anno dell’alberghiero e quindi studio economia e gestione delle imprese ristorative…x ora stiamo facendo proprio il break even point e siccome nn lo avevo cpt bn ho cercato su internet ed ho trovato voi…ora finalmente l’ho capito grazie :D

  5. Carla says:

    La spiegazione è chiarissima ma mi riesce difficile applicarla a una realtà in cui ad essere esaminata non sia un’azienda che produce beni (in cui è facile calcolare il costo variabile unitario e il ricavo unitario di ogni singolo bene) ma un’azienda che opera nel terziario e gestisce, ad esempio, un parco giochi. In questo caso è giusto paragonare un singolo prodotto al servizio offerto ad ogni bambino (e quindi ad ogni biglietto d’ingresso)? Infine se consideriamo un’azienda che svolge più attività (es. un agriturismo che offre attività di ristorazione, affitto delle stanze, maneggio, ecc.), il BEP totale è rappresentato dalla somma di ogni singolo BEP calcolato su ogni attività?
    Grazie mille e mille complimenti
    Carla

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Carla,

      ti rispondo volutamente in modo un pò approssimativo, poichè la specificità della domanda che hai fatto richiederebbe forse almeno un articolo (che comunque non basterebbe).

      Facciamo un esempio: pensa a una casa automobilistica, che produce vari modelli di auto, e per ogni modello ha varie cilindrate, vari allestimenti, vari optional eccetera. E quindi, c’è un’incidenza dei CV che varia al variare dei vari modelli.

      Cosa fa, questa casa automobilistica: non calcola il BEP? Certo che no, visto che il BEP (tra le altre cose) serve anche per calcolare il prezzo a cui vendere il prodotto. Lo calcola eccome, poichè oltre agli inevitabili costi fissi di struttura, si trova a dovere remunerare anche i costi variabili, di ogni modello, per ogni cilindrata e per i vari allestimenti.
      L’unica differenza che c’è rispetto ad un’azienda monoprodotto è la difficoltà del calcolo dell’incidenza dei CV. Il BEP totale non è dato dalla semplice somma dei BEP dei singoli prodotti, ma da un calcolo che è un “pochino” più complesso.

      Ecco perchè sono obbligato a rimanere sul vago nel darti questa risposta.
      So di non essere stato esauriente, ma una risposta da dare ad una domanda così precisa e specifica è davvero complicata poichè richiederebbe dati precisi su costi (fissi e variabili), quantità, e prezzi di vendita. Nonchè anche sui margini di contribuzione offerti da ogni singolo modello di auto prodotto…

  6. Mi può indicare testi di riferimento per capire come calcolare il BEP di un servizio? In considerazione, quindi degli aspetti dinamici?
    grazie
    deb

    • giancarlo barbarisi says:

      Ciao Deb,
      testi che trattano del BEP ce ne sono tanti, alcuni sono di base, altri molto tecnici.
      In linea di massima il BEP viene affrontato da manuali che trattano di controllo di gestione.

      Purtroppo non posso farti i nomi qui nel sito, causa eventuali problemi con gli autori e gli editori.

  7. Salve,mi presento sono Francesco Manganello, consulente di marketing e comunicazione aziendale. Sto preparando un piano di marketing strategico per un cliente,che prevede il lancio di un nuovo prodotto sul mercato di riferimento. Si tratta di un portale web,i cui ricavi saranno composti dalle inserzioni pagate dai clienti prospect che possono usufruire del portale per farsi notare. ebbene oltre al piano di marketing mi chiedevano di definire la linea di prezzo da seguire per il posizionamento del loro portale sul mercato,ossia con quale prezzo far accedere gli inserzionisti per avere laa loro visibilità,ed inoltre volevano essere a conoscenza del BEP.
    Io ho studio all univ economia e strategia d’impresa e ricordavo che la formula per il calcolo del BEP fosse: CF/P-CV . Mi fa riflettere molto il fatto che nella gestione di un portale ci siano dei costi variabili..secondo me ne hanno solo di fissi(piano di marketing,strategia commerciale,servizio di web hosting per il posizionamente del portale sul web). Quindi potrebbe essere che essendo CV=0, la formula diventa CF/P ?
    Attendo vostra risposta grazie mille

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Francesco,

      la formula per il calcolo del break even in effetti è quella che hai scritto tu : CF/P-CVu.
      Non so di cosa tratta il portale, ma in linea di massima i costi variabili ci sono in tutte le attività, anche quelle immateriali.

      Ti faccio un banalissimo esempio (forse estremizzato, ma tant’è…): i clienti prospect che pagano per avere le inserzioni, immagino debbano mettere un banner nel portale di cui parli. E immagino anche che c’è un web master che inserisce le inserzioni, i banner o simili. Bene: quanto costa (in termini orari) questo web master?

      Questo è un costo variabile…

      Se poi mi dici che il proprietario del portale inserisce i clienti da solo nel portale, allora c’è lo stesso un costo variabile, che si chiama costo-opportunità, un concetto un pò troppo lungo da spiegare in questa sede.

      Quando si parla dei costi variabili, e arrivando a eccessi di calcolo che non servono a niente (in questo caso), ma che sarebbero da fare, allora ci puoi mettere anche il consumo di corrente dei server!!

      Insomma: i costi variabili ci sono sempre, anche se sono infinitesimali rispetto all’ammontare dei costi fissi.

      Come ti ho scritto sopra, anche un avvocato, un consulente o un formatore (attività sostanzialmente immateriali) hanno dei costi variabili che sono rappresentati (per esempio) dalla benzina che consumano per andare in tribunale, in azienda o in aula di formazione. Sono pochi (mezzo litro di benzina)? Ma ci sono lo stesso…

      Il concetto è questo, in buona sostanza. Se scrivi un business plan e fai l’analisi dei costi, puoi notare che anche nel caso del portale web i costi variabili ci sono…

  8. IL Breack Even Point è senza duddio lo strumento che permette all’impresa di conoscere preventivamente quanto deve produrre di un prodotto o di un servizio per non subire perdite inattese.Fatta questa considerazione, questo dato dovrebbe essere altresì importante per una Nwco quando compila il suo piano industriale da presentare a ipotetici finanziatori (banche etc….)Guarda caso il BEP non interessa a questo tipo di finanziatori che guardano solo all’equity……
    Buona giornata a tutti.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Ignazio,

      condivido in pieno la tua considerazione alla quale vorrei aggiungerne una mia, forse un pò polemica, ma tant’è.

      Il fatto che i vari finanziatori non considerino il BEP come un validissimo strumento di previsione (pur con i suoi limiti) dei volumi da realizzare per pareggiare costi fissi e variabili grazie al fatturato, non è dovuta tanto all’eccessivo interesse che danno all’equity, quanto al fatto che tantissimi finananziatori (e metto in testa le banche) non sanno proprio cosa sia il Braek Even Point, a cosa serve e quale è la sua valenza strategica in fase di realizzazione di un qualunque investimento (sia per newco che non…).

      Le banche, solitamente, la prima cosa che chiedono sono le GARANZIE! “Caro amico imprenditore (o aspirante imprenditore), quanto ti serve? 100.000? 300.000? Un milione? Dieci milioni? Ce l’hai un bell’appartamento, una villa, una barca, un palazzo, un capannone da darmi in garanzia? No? Mannaggia, che peccato…”

      Tutti sappiamo come funzionano certe cose, anche se non sempre è così. Operando in tal modo, si svilisce totalmente il ruolo fondamentale del business plan inteso quale strumento per descrivere lo sviluppo futuro di un’idea. E ogni business nasce da un’idea. Bisogna solo vedere chi è disposto a crederci. Certo, ti devo dire che in giro è pieno di idee strampalate, di imprenditori che non hanno la minima idea di cosa vogliono/devono fare, di aspiranti imprenditori che non hanno la benchè minima idea di cosa sia un COSTO e un RICAVO. E i finanziatori si devono tutelare, lo capisco… Però, purtroppo, capisco anche che spesso le banche sono poco interessate a effettuare analisi di BEP, o altri tipi di analisi che servono per valutare un business.

      Guardiamo agli Stati Uniti, un paese in cui capita che due giovani di 25 anni chiedono un finanziamento a un Business Angel, il quale credo loro e finanzia un business che si chiama GOOGLE!

      Oppure, altri finanziatori che credono in un altro giovane programmatore, e gli finanziano un business che si chiama FACEBOOK…

      Insomma: negli States c’è un’altra cultura dell’impresa. Che non è considerata come una specie di cancro da debellare, ma come una risorsa da far esplodere.
      Ed è anche per questo che noi abbiamo creato questo sito: perchè molta della responsabilità di certe cose dipende dall’ignoranza degli imprenditori i quali, oltre a leggere il valore del fatturato, ben poco sanno di tutto il resto.

      Ma conoscere tutto il resto serve per avere maggior potere in fase contrattuale con un finanziatore. Ed ecco perchè è fondamentale sapere scrivere bene un business plan, esaustivo da tutti i punti di vista.Con o senza garanzie…

      Scusa la polemica, ma ogni volta che si tocca questo argomento, non posso fare a meno di rispondere in questo modo perchè penso a quante opportunità vengono vanificate ogni giorno…

    • Buongiorno,
      sono una laureanda in economia e sto svolgendo uno stage presso un cinema e mi è stato chiesto di calcolare il break even di un potenziale concorrente, di cui ho ipotizzato il bilancio.
      Compito questo che mi risulta un pò difficile, perchè essendo il cinema un’impresa di servizi,non ho idea di come determinare la quantità prodotta. Nel senso: secondo Lei è giusto dire che quantità prodotta= biglietto d’entrata?
      La ringrazio

      Elena

      • Paola De Marinis says:

        Ciao Elena,
        grazie per averci scritto.
        Il cinema così come altre attività di servizi (per esempio parrucchieri, ristoranti, etc) non producono ma erogano servizi, per cui nel calcolo del BEP la quantità deve intendersi come “quantità di servizi erogati”.
        Quindi nel caso del cinema la quantità è rappresentata dal numero di biglietti di ingresso. Ma non solo. Tieni conto che gli incassi di un cinema oltre al biglietto di ingresso sono rappresentati anche dalle bibite e dagli snack che vengono venduti prima, dopo e durante gli spettacoli. Per cui è opportuno che calcoli anche l’incidenza di questo tipo di fatturato.
        Ciao!

  9. Giovanna says:

    Grazie mille per la spiegazione. Ho un esame di economia aziendale tra due giorni e questi video mi hanno aiutato molto per ripassare un capitolo che per me era abbastanza critico.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Giovanna,

      in bocca al lupo per l’esame. Facci sapere come è andata, nella speranza di esserti stati utili.

  10. Alessandro says:

    sono uno studente universitario e volevo porvi un mio dubbio! nell’esercizio del calcolo del bep.
    di seguito al calcolo del bep mi viene chiesto di determinare la strategia + opportuna per le imprese prese in considerazione. volevo sapere un impresa con bassi costi fissi. che strategia conviene applicare?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Alessandro,

      la domanda che poni è un pò confusa, nel senso che non mi è ben chiaro quali sono “…le imprese prese inconsiderazione”. Ti dico questo, perchè a seconda del tipo di impresa, cambia la strategia.

      Nel senso: un conto è la strategia per un’impresa che produce prodotti, un altro conto è la strategia per un’impresa di servizi. E, nell’ambito delle due tipologie di impresa, è inutile specificare che le strategie variano al variare del tipo di prodotto/servizio offerto!!

      Ciò premesso, il BEP serve per calcolare la quantità di prodotto (o servizio) da produrre e vendere per “coprire” i costi fissi, dopo di che resta il margine di contribuzione, di cui abbiamo parlato qui.

      Ora: solitamente le imprese caratterizzate da bassi costi fissi sono quelle che erogano servizi, poichè la componente di immobilizzazioni materiali è inferiore (e quindi i costi di ammortamento sono ridotti). Ma ciò non esclude che anche imprese che producono prodotti possano avere bassi volumi di costi fissi..

      Questo permette alle imprese con bassi costi fissi di fare “leva” sulla variabile “prezzo”, anche se questa non è una regola fissa.

      Infatti, se i costi fissi sono bassi, abbassando il prezzo si “allarga” la forbice del BEP, da una parte. Ma dall’altra, si possono vendere maggiori quantità di prodotto (o di servizio). Il che, ovviamente, deve fare i conti con la capacità commerciale dell’azienda. Se ho 1000 potenziali clienti che comprerebbero il mio prodotto/servizio a 78 euro (per esempio), e l’analisi mi dice che il BEP sta a 600 unità, allora è tutto ok. Ma se l’analisi mi dice che il BEP sta a 1000 (con prezzo sempre a 78 euro), e abbasso il prezzo a 50 euro, allora per arrivare al BEP mi servirebbero 1400 unità di prodotto/servizio da vendere (per esempio).

      Domanda: ma se il mercato potenziale è di 1000 acquirenti, siamo sicuri che abbassare il prezzo da 78 a 50 euro permette di avere 2000 clienti potenziali?

      La risposta a questa domanda non è sempre “SI”. Infatti, qui entra in gioco il marketing e le sue analisi. Ecco perchè il business plan riveste tutta questa importanza, nell’ambito della valutazione del potenziale di un business. E’ proprio nell’ambito del business plan che si possono studiare le strategie opportune per il caso specifico.

      Scusa se mi sono dilungato e l’ho fatta un pò “complicata”, ma la domanda è interessante e meritava una risposta esaustiva (ancorchè complessa…).

      A presto

  11. marika says:

    SALVE….INNANZITUTTO VOLEVO RINGRAZIARLA PERCHè MI è STATO DI GRANDE AIUTO.
    SOLO UN PUNTO è POCO CHIARO!
    VORREI SAPERE PIù SPECIFICAMENTE…
    UNA DATA SOCIETà PRESENTA: CV=15 CF=300 PREZZO DI VENDITA=25
    IN CHE MODO POSSO CALCOLARE LE QUANTITà CHE LA SOCIETà DEVE PRODURRE E VENDERE PER OTTENERE UN UTILE DI 100?
    LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Marika,

      grazie a te per quello che hai scritto.

      Per quanto riguarda la risposta alla domanda che poni, purtroppo è un pò complessa e servirebbe spazio per scriverla, poichè si utilizzano le varie formule inverse a disposizione per il calcolo del BEP.

      Ma considera che, essendo l’utile di 100 ricompreso nell’area del profitto (quella a destra del BEP)devi fare leva sul margine di contribuzione per calcolare quanto “avanza” dopo la copertura dei costi fissi e variabili, di modo che l’utile rimanga, per l’appunto, 100.

      So che la risposta non è esaustiva ma, come ti ho scritto, servirebbe scrivere un articolo in proposito, per rispondere in modo adeguato. Cosa che, probabilmente, faremo al più presto.

  12. capri 2000 says:

    salve a tutti,
    svogendo esercizi sul punto di pareggio i è sorto un dubbio, se nel calcolo del bep devo considerare la previsione di vendita o la capacità massima di produzione dell’ipotetica azienda perchè nel esercizio che ho svolto mi dava entrabi i dati.

    grazie mille!!!

  13. Konzen says:

    Posso dirti che sei un grande! Mi sono laureato in Economia e Commercio un po’ di anni fa e non riocordavo…in 5 minuti mi hai fatto ricordare tutto

  14. lorella says:

    Vorrei applicare il bep nel contesto di agenzie e sub agenzie assicurative, ma non ci riesco.
    I ricari totali sono dati dalle provvigioni acquisto+incasso ed i cosi variabili sono dati dalle provvigioni passive.
    non risco ad applicare la formula per quantità per esempio cosa devo utiblizzare?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Lorella,

      l’aspetto complicato del calcolo del BEP risiede nell’individuazione dei CVu, i Costi Variabili Unitari, cioè quanto ti costa erogare il servizio (nel tuo caso), per ogni unità di servizio che eroghi. Questa difficoltà la da proprio il margine di contribuizione (P-CVu) che sta al denominatore della formula per il calcolo del BEP e che prende come punto di riferimento il Prezzo. Se non puoi calcolarlo come unico prezzo, puoi fare una media dei prezzi a cui vendi i tuoi servizi. Il calcolo perde un pò di oggettività, ma resta valido per capire le QNT da vendere per la copertura dei costi, poichè anchesse saranno espresse come valore medio.

  15. Francesco says:

    Ciao e complimenti per la spiegazione. Vista la tua preparazione sull’ argomento,volevo porti una domanda che non riguarda direttamente il BEP, ma la sua variazione nel caso di integrazione verticale:il mio libro di economia dice che uno degli svantaggi principali di una forte integrazione è l’aumento del BEP e quindi della quantita da vendere per pareggiare I costi. Sapresti spiegarmi il perchè?

  16. Innanzi tutto faccio i complimenti per la chiarezza della spiegazione, volevo chiedere se è possibile avere un esempio di creazione del diagramma di redditività partendo dalla curva di domanda

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Maria,

      grazie per il complimento. Purtroppo in un articolo è abbastanza complicato fare un esempio di quello che chiedi per mancanza di spazio.

      Se per “curva di domanda” intendi una sorta di proiezione di dati di mercato in termini di vendite future, allora SI: puoi usare il BEP come strumento di pianificazione per verificare quale sarà il punto in cui i costi e i ricavi pareggeranno in futuro.

  17. Ciao,
    devo analizzare il break even point di alcuni punti vendita (GDO). Non l’ho mai fatto. Di questi, ho il conto economico con: fatturato, costo di acquisto, margine di contribuzione, costi operativi, ammortamento, gestione straordinaria, proventi/oneri finanziari (..) ed utile netto.
    L’obiettivo è andare a capire se in un punto vendita che non raggiunge il suo fatturato di pareggio, posso “sgravarlo” di alcuni costi, tipo costo personale che è quello di maggiore incidenza, spostandoli in un altro punto vendita in cui il fatturato consuntivo supera di molto il fatturato di equilibrio.
    - Analizzando un periodo, ad esempio il 1° quadrimestre (consuntivo), vado a trovarmi il fatturato di equilibrio del punto vendita, come [(Costi operativi + ammortamenti)/Margine di Contr.%)]
    – dubbio1: se vedo che il punto vendita genera già degli utili nel Q., ha senso andare il calcolare il fatturato di pareggio? Cosa mi dice in più rispetto all’Utile?
    - dubbio 2: volendo posso anche calcolare il Margine di contribuzione% medio ponderato per ciascun prodotto venduto (non sempre però i Contributi/premi vengo associati al prodotto singolo): quindi non so se è il caso di prendere/analizzare il margine totale del punto vendita oppure è sufficiente calcolare il margine medio ponderato?
    Dato l’obiettivo sopra, non è meglio procedere all’inverso, ossia, partire dal consuntivo conto economico e vedere se il punto vendita produce utili o perdita; successivamente, andare a calcolare il livello dei Costi Fissi tali da avere un pareggio economico? Se è meglio così, come posso procedere senza sbagliarmi di troppo sulla valorizzazione dei costi fissi, dato il fatturato ed il MdC% fatti dal Punto Vendita.
    Grazie mille

  18. Ciao, non ho più ricevuto alcuna risposta riguardo ai dubbi sopra esposti. Grazie

  19. lo so che è difficile risp…ma te lo kiedo lo stesso?? come posso calcolate il bep di una farmacia…e il margine di contribuzione???? :))

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Jean,

      in effetti, scriverti come si fa il calcolo del BEP per un’azienda multiprodotto nell’ambito di un commento ad un articolo, è un “pochino” complicato! Ma non perchè non lo voglio fare; perchè ci sono da considerare una serie di cose e da utilizzare una serie di formule. Come dato di carattere generale, però, puoi provare ad utilizzare un Prezzo medio dei prodotti che potresti vendere. Per i Costi fissi e quelli variabili, quelli sono e quelli restano.

  20. Ramona says:

    Salve,
    vorrei sapere se è possibile applicare il calcolo del BEP ad auna attività commerciale che RI-VENDE strumentazione industriale. Questo tipo di attività acquista sul venduto e acquista articoli completamente diversi tra loro con pochissima ripetitività, perciò per me sarebbe interessante sapere quanto fatturato devo fare per raggiungere il BEP non quanti pezzi devo vendere.
    E’ possibile utilizzare la formula del BEP o è meglio cercare altro?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Ramona,

      il calcolo del BEP si può applicare anche a una realtà multi-prodotto, ma i calcoli da fare sono decisamente più complessi di quelli necessari nel caso di una mono-prodotto.

      Quando scrivi “..per me sarebbe interessante sapere quanto fatturato devo fare per raggiungere il BEP non quanti pezzi devo vendere..”, incappi nella stessa disattenzione nella quale incappano in molti (tra pochissimo metteremo nel catalogo dei nostri prodotti un nuovo e-book proprio sul BEP e sulle sue fattispecie, proprio per questo motivo…): se ti serve il fatturato per raggiungere il BEP (giustamente..) e se è vero che il fatturato è dato dalla moltiplica del Prezzo per le Quantità vendute, a te deve interessare proprio il numero dei pezzi che devi vendere, poichè li vendi anche in base al prezzo che applichi.

      Infatti, se per esempio vendi il tuo prodotto a 100 euro e a questo prezzo ne vendi 50 unità, il tuo fatturato è di 5.000 euro. Ma se lo stesso prodotto lo vendi a 70 euro, potrebbe darsi che ci siano effetti positivi in termini di “elasticità della domanda al prezzo”; ciò significa che la quantità di prodotti che il mercato richiede è sensibile alle variazioni di prezzo. E quindi potrebbe capitare che se vendi il prodotto a 70 euro e a questo prezzo ne vendi 80 unità, il fatturato complessivo in questa seconda ipotesi sarebbe di 5.600 euro (80 unità x 70 euro), che è maggiore di 600 euro rispetto all’ipotesi precedente…

      Come puoi vedere, quindi, “quanti pezzi devi vendere” è, invece, l’informazione più importante da scrivere e da considerare quando si fanno certe ipotesi. Perchè se il prezzo di 70 euro a cui vendi i tuoi 80 pezzi è un prezzo troppo basso rispetto alla copertura dei costi (fissi e variabili), significa che vendi in perdita, e quindi poi fallisci…

      Questi sono tutti calcoli, ipotesi e considerazioni che devono essere analizzate nell’ambito della pianificazione strategica di un business plan: servono a prendere consapevolezza dell’andamento del business.

  21. Una domanda da 1miliardo di euro:

    Sono socio di un azienda agroalimentare, il nostro consulente dopo un attenta analisi dei costi ci ha determinato il prezzo di vendita per il prodotto principale idoneo a coprire tutti i costi fissi, variabili e che ci lasci un adeguato margine di guadagno. Il mio problema è che a quel prezzo il prodotto non si vende. Il prezzo è fuori mercato come si suol dire o comunque non riesco a vendere i quantitativi necessari per arrivare al famoso BEP. La mia domanda è questa, non sarebbe meglio, per un periodo limitato vendere ad un prezzo di pareggio? Ovvero ad un prezzo che copra tutti i costi totali, senza utile ma che ci permetta di far fatturato e far lavorare l’azienda? Il presidente è contrario a questa politica perchè giustamente afferma che un’azienda che non guadagna non ha futuro e preferisce non produrre evitando di sostenere i costi diretti della produzione ma io invece dico anche che, visto il momento di crisi, meglio lavorare e coprire tutti i costi piuttosto che stare fermi cercando il cliente giusto disposto a comprare al prezzo che vogliamo noi senza al momento neanche coprire i costi di struttura.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Andrea,

      un miliardo di euro, dici? Ti lascio il nostro codice IBAN, allora! Qui ti do solo una parte della risposta, che è abbastanza semplice. Il resto te lo scrivo per e-mail appena ricevo la metà del bonifico…

      Scherzi a parte: parli di “prodotto principale” e l’errore sta proprio qui. Immagino la tua sia un’azienda che produce (e vende) più di un prodotto; “caricare” su un solo prodotto tutti i costi fissi e tutti quelli variabili (compresi i CV degli altri prodotti) e in più volerci guadagnare sopra anche il margine di profitto mette, ovviamente, il prodotto principale fuori mercato poichè è solo su quel prodotto che si caricano TUTTI i costi aziendali e quindi è altrettanto chiaro che il prezzo a cui vendere il prodotto principale diventa un prezzo stratosferico. E’ chiaro, quindi, che non le vendi. E che non lo venderai mai…

      Non esiste un “prezzo di pareggio” riferito a un solo prodotto e che ti permette di “fare fatturato e far lavorare l’azienda” proprio perchè ci sono anche i CV riferiti agli altri prodotti. E, si sa, i CV crescono proporzionalmente all’aumentare dei prodotti venduti. Quindi; se dedichi l’attenzione a questo prodotto principale e tralasci quelli non principali, il prezzo a cui dovrai vendere il prodotto principale dovrà crescere in proporzione all’aumentare dei CV (che aumentano) degli altri prodotti. Non raggiungerai mai l’equilibrio, perchè il prezzo del prodotto principale deve rincorrere all’infinito i CV degli altri prodotti (oltre che il suo, di CV…) mano a mano che la produzione degli altri prodotti cresce.

      Non se ne esce? Si, se ne esce. Ci sono delle tecniche abbastanza complesse per calcolare il BEP di un’azienda che produce più di un prodotto, ognuno con il suo CV. Solo che è un pochino complesso spiegarle nello spazio di commento del BLOG.

      Anni fa facemmo una consulenza ad un’azienda che commercializzava circa 700 prodotti e, per ognuno di essi, facemmo il calcolo del BEP relativo per poi giungere a un BEP complessivo. C’è voluto un mesetto di lavoro e qualche migliaio di euro per la consulenza che il cliente ha pagato ben volentieri, dopo avere visto che la redditività complessiva dell’azienda è migliorata..

  22. marty says:

    l’esercizio ke devo svolgere io è. COSTI FISSI 10000 EURO, COSTI VARIABILI UNITARI 20 EURO, PREZZO 100 EURO. Oltre al calcolo del break even, l’esercizio poi mi chiede: considerando invece delle previsioni di vendita uguali a 500, calcolare il prezzo di vendita che permette un profitto obiettivo di 70000 euro! Potresti aiutarmi???
    Grazieee

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Marty,

      purtroppo, nel BLOG del sito, non risolviamo problemi di questo tipo a causa del poco spazio disponibile. Ci sono le formule per il calcolo del BEP che puoi utilizzare tranquillamente per la soluzione di questi aspetti.

  23. salve sono una studentessa di ingegneria elettronica . Davvero utili queste video lezioni ! Grazie mille !

  24. ciao, e complimeti davvero per la semplicità e la chiarezza con cui esponete le varie cose che affronatte. Devo fare una domanda; ma se l’azienda produce più di un prodotto e conosce la struttura dei suoi costi fissi ma non quelli variabili, come si fa a calcolare il BEP?
    Grazie, spero in una risposta.

  25. valter says:

    come si trova il costo variabile unitario?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Valter,

      per trovare il CVu basta dividere il CV totale per le quantità di prodotto.

  26. Enrico says:

    Buonasera, mi chiamo Enrico , complimenti per laspiegazione è molto chiara e utilie, non capisco però come ci si deve comportare qundo si hanno più prodotti con prezzi, margini e quantitá vendute differenti.
    Grazie e Saluti

    • Giancarlo Barbarisi says:

      iao Enrico,

      grazie per i complimenti che fanno sempre piacere.

      In merito a quello che hai scritto, il calcolo del BEP per imprese c.d. “multiprodotto” si può fare (e, nella prassi, di solito si fa..) ma è un calcolo abbastanza complicato da fare poichè necessita di una serie di medie ponderate relative a prezzi di vendita, costi variabili e ricavi, per ogni singolo prodotto.

      Non è che non voglio rispondere qui, ma il calcolo è davvero laborioso da fare

  27. Vincenzo says:

    Salve, ho apprezzato molto il tentativo di conciliare video e testo per un argomento fondamentale di management.
    Al riguardo, aggiungerei alcune precisazioni riguardanti le argomentazioni dei vari video per una più chiara comprensione:

    Video 1 – La BEA riguarda sì i costi totali e i ricavi totali ma solo quelli inerenti il corebusiness, riguardanti cioè l’area caratteristica ed eventualmente l’area accessoria (in generale l’area operativa). Vengono ad escludersi, pertanto, l’area extracaratteristica (per loro natura escludibili da una mera considerazione di tendenza)e l’area finanziaria (da includersi in una Financial Break Even Analysis). Tendenzialmente viene comunque inclusa l’area fiscale tramite un’aliquota media. In sostanza, tali calcoli NON consentono di identificare il punto di pareggio per la copertura di tutti i costi. Danno solo uno spunto di analisi puramente generica per l’identificazione dell’andamento del corebusiness. L’analisi andrebbe poi approfondita con l’analisi della struttura finanziaria e della generazione dei costi dell’area finanziaria per identificare il livello di sostenibilità finaziaria. Aggiungerei, infine l’analisi della volatilità dei risultati (Leve operative e leva finanziaria).
    Video 7 a – Pongo i miei dubbi sulle associazioni dati contabili/analisi statica, flussi di cassa/analisi dinamica. In generale entrambe appartengono a quella che viene definita statica comparata (analiticamente, per definizione, non fanno alcun riferimento ad equazioni differenziali ma a semplici equazioni) siano i dati derivanti da dati contabili (ormai già da tempo ampiamente criticati), siano essi derivanti da un’analisi finanziaria. Porrei una classificazione del tipo approccio classico/contabile contro approccio finanziario (maggiormente orientato alla sostenibilità finanziaria e quindi al grado di solvibilità).
    Video 7 b – Concordo sul fatto che sia i costi sia i ricavi non varino in modo lineare. Aggiungerei che i primi possono essere considerati con buona approssimazione lineari entro un range (area di rilevanza) al di fuori del quale possono avere un andamento più o meno proporzionale dato dal grado di sfruttamento delle economie di scala (oltre alle possibili contrattazioni per la “speculazione di magazzino”); i secondi, invece, possono essere considerati con buona approssimazione lineari entro un range (non necessariamente di ampiezza pari al primo) al di fuori del quale posso avere un andamento meno che proporzionale a causa della sensibilità della domanda al prezzo (elasticità di domanda).
    Video 7 c – Si parla di costi misti per il quale sono necessarie tecniche statistiche (retta di regressione) per la loro identificazione. Una volta identificata l’equazione di regressione, la componente fissa di costo va aggiunta ai costi fissi e la componente variabile di costo ai costi variabili. E (cosa veramente importante), in generale, tutti i tipi di costo, nel lungo periodo si considerano variabili.

    Aggiungerei (com’è già stato introdotto), infine, l’analisi del BEP (in termini quantitativi) basata sul prodotto equivalente (o prodotto medio ponderato) e, di ben più facile applicabilità, il calcolo del BEP in termini di fatturato (proprio in considerazione del fatto che pare essere più probabile la necessità di applicazione di tali calcoli in contesti produttivi e/o commerciali multiprodotto).

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Vicenzo,

      grazie per il contributo tecnico che hai dato nella spiegazione di alcuni aspetti rilevanti dell’analisi BEA e del BEP.
      Nulla da eccepire, se non una cosa sola: l’eccessivo tecnicismo che hai utilizzato (benchè assolutamente corretto..) il quale è totalmente al di fuori della portata del target dei navigatori del nostro sito che è composto, in prevalenza, da chi “mastica” assai poco queste materie.

      Senza soffermarmi su tutto quanto hai scritto (sacrosanto e assolutamente corretto), mi soffermo solo su alcune cose che hai citate e che mi hanno fatto sorridere quando le ho lette (scusami, ovviamente; non è una presa in giro..):
      1) la retta di regressione. Sei davvero sicuro che il pubblico che frequenta questo sito sappia cos’è una retta di regressione, a cosa serve e come si effettuano i calcoli ad essa relativi? Uhm..io no.

      2) L’elasticità della domanda al prezzo che hai citata. Fatta eccezione per chi ha studiato economia politica (e nemmeno tutti quelli che l’hanno studiata…), credo che nessuno sappia cosa sia questo concetto. E, te lo posso garantire: quando qualche marketing manager stabilisce le politiche di prezzo dei prodotti (i manager più “avanti” e preparati le stabiliscono proprio con l’analisi BEA..), NESSUNO fa i calcoli di elasticità per verificare se il totale dei ricavi subisce qualche variazione aumentativa o diminutiva proprio a seguito dei calcoli di elasticità. Ma questo accade non perchè non sappiano fare i calcoli (ci sono i computer): lo fanno (o meglio: NON lo fanno) solo perchè non sanno nemmeno che esiste un concetto che si chiama elasticità della domanda al prezzo. Eppure, le politiche di pricing molto spesso sono azzeccate!!

      Se dovessimo seguire la tua (corretta) linea di intervento, allora dovremmo anche iniziare a parlare di curve dei costi crescenti, decrescenti e/o costanti e motivarne gli andamenti; utilità marginali crescenti e decrescenti; punti di minimo e di massimo; punti di incontro tra curve e loro significati e tutte le altre cose che sicuramente conosci. Così come, piuttosto che esserci limitati a dire che la curva dei costi variabili non è proprio lineare (in mancanza di una vera e propria proporzionalità diretta secca), avremmo potuto (e forse dovuto) citare, scrivere e commentare l’equazione che la definisce (più o meno precisamente e correttamente..). Così come sarebbe stato corretto,giusto e sacrosanto, spiegare (e commentare) la determinazione della composizione di mix utile ai fini della determinazione del BEP per aziende multiprodotto.

      Ma tutto ciò, tutte queste inutili (sebbene corrette) complicazioni, sarebbe giusto farle a beneficio di chi? Forse a beneficio di noi stessi, del nostro (supposto) sapere e della nostra (altrettanto supposta) professionalità ma a totale discapito dei navigatori di questo sito che, alla data odierna, sono stati più di 1.700.000… Non a caso businessplanvincente.com è diventato il punto di riferimento a livello nazionale per le tematiche che riguardano la contabilità, la finanza, il controllo, il marketing e, ovviamente, per la redazione di business plan. Questo sito è diventato un riferimento a livello nazionale (siamo primi con vari articoli e pagine in google.it per circa 10.000 key word e key phrases) perchè tutti coloro che sono totalmente a digiuno dei vari argomenti appena citati trovano in questo sito un valido aiuto (totalmente gratuito, tra l’altro..) per capire cose che, solitamente, sono invece riservate ad alcuni addetti ai lavori (nemmeni tutti..).

      Per comprovare quanto ti ho appena scritto, puoi leggere le migliaia di commenti che sono stati lasciati da altrettanti navigatori in calce alle centinaia di articoli e pagine che abbiamo scritto. Ovviamente, nessuno dei commenti citati è “tarocco”, ossia lasciato da noi stessi (o da nostri amici e/o conoscenti) a scopi pubblicitari e/o autorefenziali.

      Chi ci legge è, spesso, un navigatore che non conosce nemmeno la differenza tra un costo e un ricavo, tra un’entrata e un’uscita finanziaria (se poi parliamo di quelle monetarie, lasciamo perdere…); spesso non sa che esiste un bilancio composto da un conto economico, da uno stato patrimoniale e da una nota integrativa. Figurati se iniziamo a parlare di flussi di cassa!! Lo possiamo fare e lo facciamo, ovviamente..Ma con la dovuta cautela e con il dovuto linguaggio.

      Questo sito è interamente improntato alla semplicità di linguaggio senza, però, abbandonare il rigore ad esclusivo beneficio dei navigatori: pomposità, complicazioni di cose semplici, argomentazioni al di fuori della portata dei più, spiegazioni incomprensibili che annebbiano il cervello e servono a ben poco in termini pratici purtroppo non interessano nè a noi nè a chi ci legge.

      Nelle primissime pagine di ognuno dei prodotti in formato e-book che vendiamo (http://www.businessplanvincente.com/prodotti) c’è scritto a caratteri cubitali: LA FORMAZIONE, AL SUO LIVELLO PIU’ ALTO, PORTA SEMPRE ALLA SEMPLICITA’.
      Questo è ciò in cui noi crediamo e per cui lavoriamo.

      Anche noi siamo capaci di scrivere un articolo complicatissimo (magari relativo a un concetto semplice..) e rendere la sua lettura incomprensibile.
      Anche noi siamo capaci di essere “cattedratici” senza fare capire quello che stiamo dicendo.
      Anche noi siamo capaci di parlare per ore senza dire, sostanzialmente, niente.

      Il mondo ha bisogno di cose semplici.
      Il mondo ha bisogno di cose pratiche.

      Per complicare cose semplici e per rendere poco pratiche cose che, invece, sono praticissime, bastano e avanzano le Università italiane e (quasi tutti) i docenti universitari che in esse operano. Purtroppo, non portano beneficio a chi le frequenta, ma sicuramente gonfiano a dismisura l’ego di chi ci lavora…

  28. giuseppe says:

    Devo rettificare su una cosa: è sbagliato dire che il CV non è una curva lineare perché ciò che determina il costo come variabile è la costanza del costo unitario, denominato costo variabile unitario, che varia al variare del livello di produzione. La relazione, in una analisi costo-volume, che c’è tra il costo ed il volume è una relazione LINEARE e, in un intervallo di volume, i costi variabili unitari risultano essere costanti. Anche se nella realtà ciò è vero perché ci sono alcune aziende che applicano degli sconti nell’acquisto, da parte di altre, di un blocco minimo di materie prime, da un punto di vista teorico-pratico è errato quello che avete scritto.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Giuseppe,

      la linearità di una retta dipende dalla costanza dei parametri che vengono inseriti per il calcolo della stessa, mentre la sua inclinazione dipende da altri fattori.

      Fermiamoci sulla linearità.

      Come hai scritto benissimo, il costo di acquisto di una materia prima (per es) risente delle percentuali di sconto che vengono applicate per acquisti crescenti le quali sono inversamente proporzionali all’ammontare delle quantità acquistate.

      La retta da costruire deve tenere conto di queste variazioni di prezzo nella determinazione finale del costo variabile unitario il cui calcolo, grossolano, è dato da CVT/Q (Costo variabile totale diviso le quantità).

      Solo in questo unico (ed errato) caso, c’è costanza del costo variabile unitario.

      Ma se il CVT risente delle varie percentuali di sconto, è chiaro che fare CVT/Q non è puntuale ma grossolano. Sarebbe, forse, più corretto fare la media ponderata dei “pesi” e un altro pò di calcoli i quali, però, esulano dai calcoli per sapere quanto deve essere questo benedetto BEP per pareggiare costi e ricavi.

      Il tutto, ovviamente, ammesso e non concesso che si potesse fare, avverrebbe in un clima di assoluta complicazione che, come ho scritto anche a Vincenzo prima di te (poco sopra), serve solamente a gonfiare EGO del “calcolatore” e a spegnere ogni velleità di comprensione da parte dei navigatori di questo sito.

      Se, poi, per ogni argomento “tecnico” che abbiamo affrontato in questo sito (e ce ne sono davvero tanti..) dobbiamo stare qui a fare il calcolo del pelo nell’uovo e fare considerazioni a latere che servono solo a complicare le idee di chi non mastica queste cose (ma anche di chi le mastica..), allora cambiamo completamente l’impostazione del sito, la sottoponiamo all’approvazione di bankitalia, della IAF, della Federal Reserve e lo rimettiamo on line.

      Così i navigatori medi al giorno che frequantano questo sito passano dai circa 3500 attuali a, forse, una decina. Se io me ne tiro fuori, ne restano nove.

      P.S.: Mi scuso per quanto ti ho scritto (senza alcun intento polemico) ma io sono un formatore, oltre che un consulente; e dalla formazione (circa 20.000 ore negli ultimi 15 anni…) ho imparato che chi non mastica queste cose complicate necessita di banale semplicità.

      Perchè, come diceva qualcuno più famoso di me (Bruce Lee): “La formazione, al suo punto più alto, porta sempre alla semplicità”.

      A questo noi crediamo e il nostro sito è informato a questo banalissimo concetto. E i navigatori ce lo riconoscono ogni giorno con i loro commenti e con le loro e-mail.

  29. maria antonietta says:

    GRAZIE PER QUESTO CONTENUTO E PER IL SITO, MOLTO UTILE E SUPER CHIARO!! ho chiarito dubbi che in Università non avevo ben afferrato!

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Maria Antonietta,

      grazie per complimenti che ci hai fatti perchè fanno sempre piacere.
      Speriamo di poter esserti utili anche nel futuro.

  30. Gianuario says:

    Ciao,
    complimenti per il sito e per la spiegazione con video e scritto. Ottima idea.

    Probabilmente saprai già i limiti del break even point, visto che gli hai elencati.
    C’è anche da dire che l’analisi è fatta su un azienda MONOPRODOTTO, mentre in realtà le aziende ne hanno MOLTO DI PIU’. E a partità di costo i prezzi di vednita per clienti diversi possono essere diversi.

    Sulla falsa riga della formula da te spiegata, si puo’ fare lo stesso calcolo sul fatturato.

    Questo è lo studio fatto in un anno di lavoro con l’ausilio di un consulente:
    Cioè quanto fatturato fare per coprire i miei costi fissi,
    avendo determinato su un dato storico l’incidenza dei costi variabili su quelli fissi.

    i dati sono sparati a caso.

    FATTURATO = 10 000 €

    COSTI VARIABILI = % incidenza storica di 5 anni sul fatturato 84% = 8 400 €

    COSTI FISSI = 1 000 €

    UTILE = 600

    % MARGINE DI CONTRIBUZIONE = (10 000 – 8 400)/10000= 16 %

    FATTURATO MINIMO = CFISSI/%MARGINE DI CONTRIBUZIONE = 6250

    FATTURATO = 6250€

    COSTI VARIABILI = % incidenza storica di 5 anni sul fatturato 84% = 5250 €

    COSTI FISSI = 1 000 €

    UTILE = 0

    CIAO

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Gianuario,

      grazie per i complimenti e per il post che hai lasciato.

      La considerazione che hai fatta a proposito delle aziende mono e/o multi prodotto è corretta poichè, di fatto, le aziende sono in prevalenza multiprodotto e non mono. Però, ci sono delle metodologie di calcolo che si possono effettuare con il c.d. “mix” il quale è una metodologia utilizzata proprio per le multiprodotto per calcolare il BEP di ogni singolo prodotto.. Procedimenti un pò complicati (soprattutto da spiegare in un post..) ma, una volta capito il meccanismo, semplici da calcolare e utilissimi da applicare.

      Una piccola notazione, però: sopra hai indicato il MARGINE DI CONTRIBUZIONE in termini percentuali (16%) come differenza tra fatturato e totale dei costi variabili. Il margine di contribuzione, come grandezza, NON è una percentuale e NON viene calcolato come differenza tra fatturato e totale costi variabili bensì come differenza tra P (prezzo) e CVu (Costo Variabile Unitario) poichè il MdC indica, appunto, il MARGINE (in termini di denaro) che resta per la copertura dei costi fissi dopo avere remunerato quelli variabili (dati da p-CVu).

      Questo modo di trattare il MdC è sbagliato proprio nell’ottica delle aziende multiprodotto proprio perchè il fatturato NON è dato dalla vendita di un solo prodotto ma dalla vendita di più prodotti; ragionando come hai fatto tu, perdi la cognizione di quanto occorre realizzare per arrivare al BEP. Mentrem ragionando in termini di P-CVu (per ogni singolo prodotto) hai un dato molto più significativo ai fini dell’anmalisi e delle decisioni da prendere.

  31. beatrice says:

    congratulazioni per il sito molto utile e d’aiuto per chi studia materie economiche-aziendali! spiegazioni esplicate in modo chiaro e dettagliato….grazie molte!

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