LA VALUTAZIONE DEL BUSINESS PLAN

la valutazione del business plan
la valutazione del business plan
La valutazione del business plan come viene effettuata? Questa è un’altra domanda che qualche navigatore ci ha posto nel sondaggio on-line e alla quale rispondiamo oggi. Ci dovete scusare, ma il ritardo delle risposte è dovuto al fatto che stiamo analizzando le domande che ci ponete e le stiamo mettendo in una specie di “ordine gerarchico” per numero di richieste. Iniziamo con il dire che il business plan viene valutato in modo diverso a seconda di chi è la persona, o l’istituzione, che lo deve valutare, e aggiungiamo anche che la valutazione del piano di business varia anche a seconda dello scopo per cui viene scritto. Abbiamo scritto nella home page del sito a cosa serve questo documento e in qualche articolo (e in qualche altra pagina del sito) lo abbiamo paragonato alla bussola che serve al capitanto della nave per mantenere la rotta verso il porto di attracco. Il porto in questione è rappresentato dagli obiettivi dell’azienda e dell’imprenditore e, senza bussola, si rischia di perdere l’orientamento o, nei casi peggiori, di andare a sbattere contro qualche scoglio! Questa è, forse, la ragione principale per cui scrivere un business plan. Escludendo il caso in cui la funzione del piano di business serve per orientare l’attività aziendale a tutti i livelli (dal vertice strategico a tutti i livelli gerarchicamente più bassi), possiamo dire che in tantissimi altri casi scrivere un piano d’impresa può servire per ottenere finanziamenti da parte delle istituzioni finanziarie, oppure dallo Stato (sotto forma di finanziamenti agevolati), o anche  per cercare partner commerciali e finanziari. In ognuno di questi casi, l’interesse nei confronti del business plan varia e cambia anche il tipo di valutazione che viene fatta. Quello che non cambia è il fatto che il piano aziendale può servire a una cosa fondamentale: “vendere un’idea”, e questo è il motivo per cui deve essere scritto in modo chiaro, sintetico ma esaustivo,  deve contenere un piano di marketing basato su dati reali e realizzabili e deve presentare le previsioni economico-finanziarie in modo che risultino coerenti con quanto scritto nel piano di marketing.

La valutazione del business plan da parte dello Stato

Ogni volta che lo Stato (o una Regione, una Provincia o un Comune) indice dei bandi pubblici per la concessione di finanziamenti agevolati e  chiede di scrivere un business plan, effettua la valutazione del business plan che gli presenti. Infatti, solitamente, viene stilata  una “graduatoria” che si forma in base ad un punteggio che a sua volta è formato da una serie di punteggi parziali assegnati in base ad un metro di valutazione particolare. Il primo elemento di valutazione è, ovviamente, la fattibilità economico-tecnica: su questo aspetto si “gioca” buona parte della valutazione, poiché se il progetto non è economicamente conveniente o tecnicamente non fattibile, viene scartato subito e fine dei giochi… Poi si passa alla valutazione della cantierabilità del progetto. Per sapere cos’è, vai a questa pagina. Un altro elemento che serve per fare la valutazione del business plan è la fattibilità finanziaria:  se un progetto di business è economicamente e tecnicamente valido, è cantierabile ma finanziariamente non fattibile, perde ovviamente dei punti nel conteggio finale. Questo non significa che viene bocciato e re-inviato al mittente: significa solo in questa area non prende punti. Successivamente viene valutato anche l’impatto che il progetto ha sull’occupazione: dato che è lo Stato a concedere finanziamenti, ovviamente uno degli aspetti che gli sta maggiormente a cuore è il numero di persone che il progetto prevede di impiegare. In questa valutazione, poi, assume importanza se le risorse umane da impiegare appartengono a qualche categoria speciale: donne, diversamente abili, disoccupati da lungo periodo, rappresentano categorie privilegiate che fanno prendere punti nell’ambito della formazione del punteggio generale. Un altro aspetto importante che va considerato quando si fa la valutazione del business plan è il rapporto tra capitale proprio e indebitamento, di cui abbiamo parlato in questo articolo. Qui lo Stato fa una valutazione particolare poiché è come se dicesse:”Quanti soldi ci metti nella tua iniziativa?”. E’ chiaro che più alto è l’ammontare di mezzi propri che l’imprenditore apporta nel suo business, più alto è il punteggio che viene assegnato. E’ un pò come se lo Stato volesse sapere quanto sei disposto a rischiare di tuo: “se non rischi tu (che sei l’imprenditore), perché dovrei farlo io?”. Anche in questo caso non è prevista la bocciatura, ma solo un punteggio più o meno alto. Infine, anche il settore di attività può rappresentare motivo di assegnazione del punteggio. Ci potrebbero essere dei settori specifici in cui lo Stato ha interesse a sviluppare (per esempio nel campo della ricerca o dell’innovazione).

La valutazione del business plan da parte dei privati

I privati (partner commerciali, finanziari, business angels o altri) possono avere dei metri di valutazione completamente diversi da quelli dello Stato. Sicuramente l’aspetto principale che interessa ad un privato è la redditività dell’idea di business, che gli serve per valutare il tempo necessario per riprendersi il suo investimento per poi iniziare  a lucrare margini di profitto. Questa non è una regola ferrea, perchè un privato potrebbe essere interessato ad avere una cointeressenza in qualche azienda che per lui è strategica, e mettere da parte la sola valutazione della redditività. Un privato potrebbe finanziare un business per il semplice “gusto” di sedere nel CdA dell’azienda concorrente, o per controllarne l’attività sul mercato. Un privato potrebbe fare la valutazione del business plan per carpire qualche strategia, per “rubare” qualche idea di business e perfezionarla, per sapere chi sono i concorrenti, per conoscere il mercato. Se il privato è una banca, dell’occupazione gliene importa poco e vuole sapere solo quali sono i margini di redditività e vuole conoscere la fattibilità economico-finanziaria e il rapporto di indebitamento. Se il privato è una finanziaria, di solito vuole anche sapere cosa ci devi fare con i soldi: se gli dici che ti ci vuoi comprare la Ferrari, basta che presenti un bilancio “in ordine”, una dichiarazione dei redditi “a posto”, e i soldi per la Ferrari sarà ben contenta di darteli, visto che è il suo mestiere… Insomma, come è chiaro, le valutazioni che fa un privato su di un business plan possono essere le più varie e possono perseguire gli obiettivi più disparati e sono valutazioni spesso e volentieri completamente diverse da quelle che fa lo Stato.
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