CAPITALE PROPRIO E INDEBITAMENTO: IL LEVERAGE

capitale proprio e indebitamento
capitale proprio e indebitamento

Quale è il rapporto ottimale tra il capitale proprio e l’indebitamento da inserire nel business plan? Questa è una domanda che ci è stata posta nel sondaggio on line da qualche navigatore, e alla quale rispondiamo qui nel blog. Ci scusiamo per la tardiva risposta, ma di domande ce ne avete fatte davvero tante!

Iniziamo con il dire che capitale proprio e indebitamento sono le due voci dello stato patrimoniale che costituiscono la struttura finanziaria dell’azienda, della quale abbiamo già parlato in questo articolo. La struttura finanziaria è costituita dal capitale proprio (che è quella parte dei finanziamenti che l’imprenditore o i soci dell’azienda “mettono” di tasca propria sotto forma di conferimenti, o sotto forma di successivi versamenti) e dai debiti, che possono essere di breve termine e/o di lungo termine. I debiti sono rappresentati da tutti i finanziamenti che l’imprenditore attinge da terzi come: banche, fornitori, finanziarie e altri, e che possono assumere varie forme.

Bisogna specificare anche una cosa: gli stessi debiti per TFR (Trattamento di Fine Rapporto) che l’azienda contrae nei confronti dei lavoratori, fanno parte della struttura finanziaria, perchè rappresentano una voce del c.d. “autofinanziamento” che serve all’impresa per finanziare la sua attività. Ma debiti sono, e debiti restano, poichè prima o poi questi soldi devono essere dati ai lavoratori…

Oltre al TFR, ci sono altri tipi di debiti che l’azienda ha e che entrano, comunque, nella struttura dei finanziamenti. La somma dei debiti a breve termine e lungo termine costituisce, per l’appunto, la struttura dell’indebitamento, cioè la somma complessiva dei debiti che ha l’impresa nei confronti di terzi. Per dirla in un altro modo: la struttura dell’indebitamento rappresenta tutti i soldi che l’impresa deve dare a qualcuno entro una certa scadenza temporale. Il capitale proprio, invece, rappresenta il c.d. “patrimonio permanentemente vincolato all’azienda” poichè (teoricamente) non ha scadenza.

Ciò premesso, continuiamo con il dire che ci sono degli indicatori di analisi finanziaria che mettono in relazione gli investimenti e i finanziamenti, (di cui abbiamo parlato in quest’altro articolo) proprio in base alla scadenza temporale di cui abbiamo detto sopra; inoltre, esistono altri indicatori finanziari che analizzano proprio quello che accade nella strutturadei finanziamenti.

Uno di questi, forse quello maggiormente utilizzato nella prassi professionale, è il LEVERAGE il quale ci dice proprio cosa accade nel rapporto tra indebitamento e capitale proprio (spesso, infatti, questo indice viene chiamato anche “rapporto di indebitamento”). La formula per calcolare il LEVERAGE è la seguente:

leverage

Questo rapporto può assumere vari valori, che dipendono proprio dal rapporto tra indebitamento e capitale proprio:se il LEVERAGE è pari a 1, significa che l’azienda non ha debiti perchè tutti i  finanziamenti sono rappresentati dal solo capitale proprio. Questo è un valore ottimo: significa che l’azienda copre le sue esigenze finanziarie senza chiedere niente a nessuno (esternamente). Se il LEVERAGE assume un valore compreso tra 1 e 2, significa che il capitale proprio è maggiore dell’indebitamento. Questa è una situazione abbastanza “normale”, poichè l’azienda è strutturalmente indebitata. Quando, invece, il LEVERAGE assume un valore maggiore di 2, allora significa che i debiti sono maggiori del capitale proprio e che quindi la situazione finanziaria potrebbe essere compromessa poichè l’azienda risulta “sottocapitalizzata”.

Capitale proprio e indebitamento: esiste il rapporto perfetto?

Queste sono le informazioni che ci da questo importante indicatore. Noi aggiungiamo che non esiste la struttura finanziaria “perfetta”, nè un perfetto rapporto tra capitale proprio e indebitamento, anche se (e ci pare lapalissiano) è certamente meglio avere un LEVERAGE vicino all’1, piuttosto che al 2. Ma questo non è un comandamento,  soprattutto alla luce di un principio dell’economia aziendale che si chiama “leva finanziaria” il quale mette a confronto il costo e il rendimento dell’indebitamento. Ci sono, infatti, molte aziende che operano benissimo sul mercato, che sono economicamente in ottima salute, e che hanno un rapporto dell’indebitamento (LEVERAGE) molto maggiore di 2. Aggiungiamo, poi, che molto del rapporto tra capitale proprio e indebitamento dipende dal tipo di attività che si svolge.

A onor del vero, bisogna anche dire una cosa: nella redazione del business plan, soprattutto se il documento serve per richiedere finanziamenti, non è una mossa molto saggia scrivere che il LEVERAGE sta dalle parti del 2, oppure è più alto! Diciamo questo perchè molto spesso (forse sempre) la ratio di un piano di business è basata sul fatto che l’imprenditore (o l’aspirante imprenditore) ha un’idea che vuole attuare e quindi dovrebbe essere lui, per primo, a rischiare i suoi soldi (capitale proprio) nella sua idea. Fare delle previsioni di struttura finanziaria in cui si ammette di fare un eccessivo ricorso all’idebitamento solitamente non viene visto di buon occhio da potenziali finanziatori e rischia di fare bocciare l’intero piano di sviluppo di un’idea.

Tu presteresti soldi a qualcuno che ti dice apertamente :”io non ci metto una lira, mettici tutto tu?”. Per fortuna, alcuni a questa domanda potrebbero rispondere di si: è il caso dei business angels o di altre figure particolari che operano nel panorama finanziario. Ma una banca, o lo Stato che concede finanziamenti agevolati, ti risponde quasi sicuramente di no.

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20 thoughts on “CAPITALE PROPRIO E INDEBITAMENTO: IL LEVERAGE

    1. Ciao andrea,

      il ROD è il costo del capitale preso in prestito (cioè sarebbero gli interessi sui debiti che hai fatto) mentre il leverage è il rapporto di indebitamento tra capitale proprio e debiti (di lungo e di breve termine).

      Ci sono alcune correlazioni tra ROD e leverage e una di queste è la leva finanziaria cioè il rapporto costo-rendimento del capitale (preso a prestito, cioè i debiti) e la redditività degli investimenti (il ROI) che deriva proprio dall’aver preso in prestito una determinata somma.

  1. Buonasera…
    Inanzitutto vorrei complimentarmi con voi per la chiarezza nell’esposizione che contraddistingue ogni articolo.

    Avrei una curiosità legata al leverage:
    se volessi progettare un piano di riorganizzazione unlevered per un’azienda che ha un indice > 2 (posto che comunque questo valore è “freddo”, se non opportunamente contestualizzato) quali sono le vie migliori da perseguire?

    Vi ringrazio,
    Alessandra

    1. Ciao Alessandra,

      grazie per i complimenti.

      La domanda che poni richiede una risposta un pò più precisa e articolata rispetto a quanto sto per fare ma, purtroppo, richiederebbe anche l’utilizzo di un esempio numerico che la spiega. Ciò premesso, quando scrivi di “riorganizzazione unlevered” a cosa ti riferisci: alla ristrutturazione finanziaria, ossia la conversione dell’indebitamento di breve termine in indebitamento di lungo?

      Quando parli di valore freddo non opportunamente contestualizzato hai ragione, poichè è impossibile non fare qualche considerazione relativa alla “leva finanziaria”; così come è impossibile non fare riferimento a Basilea 2 (e tra poco, Basilea 3..) che toglie una grande parte di discrezionalità del direttore di banca (o regionale) nell’ambito del finanziamento all’impresa.

      Infatti, è proprio la leva finanziaria che permette l’ampliamento dell’indebitamento fino ad un certo punto e che può essere anche di molto superiore ad un leverage >2. Solo che, quando la soglia dell’indebitamento va oltre un certo livello (oltre il quale c’è un teorico rischio di default finanziario) il suddetto direttore (o chi per lui) si trova di fronte ad un PC che gli dice: “bandiera rossa”: NON SI PUO’ FARE…

      E, da qui in poi, le considerazioni che andrebbero fatte sono di ben altro tipo rispetto a quanto posso fare in risposta al tuo commento…

  2. Buongiorno,ho letto attentamente il vostro blog,ed aggiungo che il cercare di semplificare la materia in questione è già di per se un merito.
    La mia domanda è la seguente:tra gli indicatori di redditività economica aziendale sono stati giustamente citati
    il ROI,ROE,ed il ROS, non parlando del margine operativo lordo,lei come lo considera?
    Eventualmente per acquistare e book oppure il corso audio-video:le regole d’oro della finanza aziendale e/o bilancio
    d’esercizio, non avendo carta di credito,la si puo’pagare
    con una carta prepagata o a mezzo posta? Questi servizi mi vengono poi caricati sul mio indirizzo di posta elettronica?
    Cordiali saluti, Gianni.

    1. Ciao Gianni,

      grazie per il complimento che ci hai fatto.

      Il Margine Operativo Lordo (MOL) come il Margine Operativo Netto (MON, meglio conosciuto come Reddito Operativo) non è un indicatore di redditività. Il MOL e il MON (così come altre grandezze che si trovano in conto economico) servono per calcolare gli indicatori di redditività. Un esempio su tutti: il ROI, dato da Reddito Operativo/Capitale Investito x 100. Il ROI è l’indicatore; e per indicare qualcosa si serve del reddito operativo.

      Il MOL è dato dalla differenza tra ricavi e costi diretti di prodotto (materie prime, lavoro, servizi, leasing etc etc…)

      Per acquistare i nostri prodotti, puoi effettuare un bonifico. Per sapere come, puoi mandarci una mail a:

      staff@businessplanvincente.com

      Grazie per averci scritto.

      1. Parlando alcuni giorni fa con un amico, funzionario di Banca,mi fa presente che un importante indicatore da lui usato per verificare lo stato di salute di una azienda è:il rapporto tra indebitamento totale(m/l termine)+ fornitori ed il fatturato, che deve essere max 0,5.
        L’altro adoperato sempre nell’istituto di credito,di grande dimensione,è:debiti totali
        rapportati al patrimonio netto=max 3.
        Lei che ne pensa?
        Gianni

        1. Ciao Gianni,

          nell’analisi aziendale (economica, finanziaria e patrimoniale) esistono circa 400 indicatori di vario genere e che forniscono le indicazioni più svariate, ognuna con la sua importanza. L’indicatore di cui parli tu ha a che fare con il grado di efficienza produttiva in relazione all’indebitamento e dovrebbe essere inserito nell’ambito di considerazioni relative alla leva finanziaria: infatti, il fatturato dipende dal grado di efficienza dell’azienda,la quale dipende dall’utilizzo degli investimenti i quali possono essere acquistati in leva finanziaria dalla quale dipendono una serie di cose, non ultima la redditività.

          L’altro indicatore evidenzia il rapporto massimo tra i debiti e il patrimonio netto ed è un indice usato molto spesso.

    2. Buongiorno,sono d’accordo con lei, ma proprio perchè gli indicatori sono tanti forse troppi,lo 0,5 max nel rapporto tra indeb.to totale piu fornitori/fatturato, e max 3 nel rapporto tra debiti totali e patrimonio netto, si possono adoperare
      con una certa tranquillità ed affidabilità?
      quali sono secondo lei quelli piu’ affidabili
      per ottenere una visione sullo stato di salute aziendale ?
      Grazie, Gianni.

      1. L’utilizzo dell’uno o dell’altro indicatore dipende da una serie di fattori il primo tra i quali è “cosa” voglio sapere. Non si tratta, quindi, di affidabilità intesa come un indicatore più affidabile di un altro: ogni indicatore fornisce delle informazioni e, proprio rispetto alle informazioni che fornisce, è affidabile. Ci sono degli indicatori praticamente sconosciuti che vengono utilizzati solo in certi contesti e in riferimento a certi tipi di informazioni che servono; usarli decontestualizzandoli, servirebbero a poco e perderebbero la loro efficacia informativa.

        Per ottenere una visione complessiva sulla salute dell’impresa, solitamente ne bastano pochi (che poi sono più o meno sempre i soliti a livello generale): ROI, ROE, ROS, CTO per l’analisi economica; MS, CCN, MT; Quick Ratio, Current Ratio, per quella finanziaria; indici di composizione per quella patrimoniale. Questi permettono di avere un’idea generale.
        Se poi si vuole andare davvero nel profondo, forse servono tutti e 400…

  3. Salve e grazie per l’opera di acculturamemto che svolgete.
    Vorrei fare questo commento: Se l’indebitamento e magiore del capitale proprio il risultato del rapporto è inferiore a uno. Forse non ho capito qualcosa?

    1. Ciao Alessandro,

      grazie a te per l’intervento e il complimento che ci hai fatto.
      I debiti (di lungo e di breve termine) sono solitamente maggiori del capitale proprio ma quello che conta è “quanto” sono maggiori. Supponi che il capitale proprio sia di 100 e i debiti 180. Il LEVERAGE fa 1,8. Se il CP è 100 e i DEB sono 70, allora il LEVERAGE è 0,7. In entrambi i casi va bene ma è evidente che, a parità di capitale proprio, la seconda ipotesi è migliore della prima proprio perchè i debiti sono inferiori al CP. Considera che 1 è il risultato che si ottiene nel momento in cui CP e DEB sono uguaili (es: CP=100 e DEB=100, il LEV fa 1).

      Quando si scrive un business plan è fondamentale tenere presente l’equilibrio finanziario con il quale si affronta la struttura degli investimenti, poichè se “acquisti” tutti gli investimenti con i DEB sei a forte rischio finanziario (a parte le considerazioni sulla leva finanziaria che andrebbero comunque fatte…).

  4. Buongiorno,
    ho appena letto l’articolo, devo farvi i miei più sinceri complimenti per la chiarezza!!!!!
    Grazie per il servizio che offrite!