LA VALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI

Scritto da il 26 set 2009 | 2 commenti

la valutazione degli investimenti

Uno degli aspetti più importanti della finanza aziendale è la valutazione degli investimenti che un imprenditore (o un aspirante tale) dovrebbe fare prima di dare avvio a qualsiasi iniziativa economica, sia che si tratti di una nuova idea di business, sia che si tratti di una acquisizione di un nuovo macchinario o impianto per migliorare l’efficienza aziendale di un’azienda già operativa.

Infatti, ed è banale sottolinearlo, la stessa definizione ci dice che “un investimento è un esborso di risorse monetarie al quale di norma conseguono dei flussi positivi a loro volta monetari”. E quindi, questa analisi preventiva dovrebbe essere fatta perchè sono proprio gli investimenti che garantiscono l’avvio di una nuova attività o il proseguimento di un’attività già esistente.

A rigor di logica (e di buon senso) ogni imprenditore, prima di investire risorse monetarie in una qualsiasi nuova attività, dovrebbe porsi una domanda fondamentale: “quanto tempo ci metterò a riprendere i soldi investiti in questa iniziativa?

E’ evidente, quindi, che l’elemento “tempo” ha una rilevanza cruciale in qualsiasi decisione di investimento, poichè non è la stessa cosa sapere che i soldi investiti “rientreranno” in tre/quattro anni, oppure in dieci! Come mostra il grafico sopra, infatti, la vita di un qualsiasi investimento si può dividere in due fasi: la prima è chiamata “fase di impianto“, ed è quella in cui solitamente i flussi  monetari sono negativi a causa delle risorse monetarie che sono state immesse nella nuova idea (e in tal senso non si devono calcolare solo i costi di acquisto di un nuovo macchinario/impianto, ma anche tutta una serie di costi connessi alla nuova iniziativa).

La seconda è chiamata “fase di esercizio” e normalmente coincide con il periodo in cui i flussi generati dall’iniziativa sono positivi. Detta in parole semplici: nella fase di esercizio, l’imprenditore inizia piano piano a “riprendersi” i soldi che ha investito nella sua iniziativa economica. Ovviamente, l’inizio della fase di esercizio è caratterizzata da flussi insufficienti al recupero integrale dell’investimento realizzato ma, con il passare del tempo (ancora lui…), questi flussi positivi iniziano ad aumentare fino al punto in cui si ottiene una specie di “pareggio” (cioè l’imprenditore ha recuperato i soldi che ha messo inizialmente nell’iniziativa) . Dopo di che, da questo punto in poi, c’è il vero e proprio “rendimento dell’investimento”, ossia il guadagno effettivo derivante dall’operazione di allocazione delle risorse monetarie.

Un progetto di una nuova iniziativa dovrebbe essere analizzato da due punti di vista: il primo, è un aspetto economico che deve verificare se il rapporto tra le risorse monetarie assorbite e liberate dall’iniziativa assume valore positivo. Il secondo è un aspetto finanziario volto a verificare la fattibilità finanziaria di un’idea di business: questo accade perchè non è detto che un progetto economicamente conveniente, sia anche finanziariamente fattibile.

Questo articolo è dedicato all’enunciazione di alcuni metodi utilizzati nella prassi professionale, poichè il profilo economico-finanziario di un investimento deve essere necessariamente considerato prima di dare avvio a qualsiasi progetto di allocazione delle risorse monetarie. Questo è il contrario di quanto accade solitamente nella prassi operativa e nella mente di molti imprenditori che “hanno deciso” di avviare una nuova iniziativa, senza essersi prima posti la domanda: “quanto ci metto a riprendere i miei soldi?

 

La valutazione degli investimenti: metodi

Prima di parlare dei metodi di valutazione degli investimenti più utilizzati nella prassi, occorre aprire una breve parentesi (che tanto parentesi non è…) sul valore finanziario del tempo. Cos’è? Senza disturbare la matematica finanziaria (poichè materia un pò complessa…), e parlando un pò più semplicemente, basta dire che il valore di 100.000 euro oggi (26 settembre 2009), è diverso dal valore che gli stessi 100.000 euro avranno fra 5 anni. E, al contrario, 100.000 euro del 26 settembre 2014 hanno un valore diverso da quello che potrebbero avere oggi, 26 Settembre 2009. No, non è una specie di scioglilingua… E’ che il denaro cambia valore quando va su è giù lungo un asse del tempo immaginario. Questo spiega perchè una banca (o qualsiasi altro finanziatore), quando ci presta dei soldi ci chiede il tasso di interesse, che è il paramentro in base al quale si calcolano valore futuro e attuale di una somma di denaro.

Quindi: quando io voglio sapere quanto potrebbero valere 100.000 euro tra 5 anni, si parla di valore futuro, poichè è come se mandassi in avanti questi 100.000 euro  fino al 26/09/2014. Se invece voglio sapere quanto valgono oggi 100.000 euro del 26/09/2014, si parla di valore attuale, poichè è come se portassi ad oggi quei 100.000 euro del 2014. Il grafico qui sotto mostra con semplicità questo concetto:

 

 

 

Ma cosa c’entra il valore finanziario del tempo? Semplice: se oggi investo 100.000 euro per un nuovo impianto/macchinario (o altro) che produrrà dei flussi monetari positivi in futuro grazie all’attività produttiva, io devo sapere quanto valgono oggi questi flussi monetari positivi per poi paragonarli alla somma di denaro che ho investito oggi! In questo caso si parla di tasso di attualizzazione, che rende attuale un valore futuro.  Se invece  metto in banca 100.000 euro oggi e voglio sapere quale sarà il valore di questi 100.000 euro fra 5 anni, allora in questo caso si parla di tasso di capitalizzazione, cioè il tasso che rende futuro un valore attuale.

I metodi di valutazione degli investimenti più utilizzati nella prassi, si basano su questo concetto di valore attuale e futuro del denaro. Alcuni di questi metodi sono  semplici, ma danno dei risultati meno affidabili, mentre altri metodi più complessi danno risultati via via più precisi. Le valutazioni, va sottolineato, dipendono comunque dalla capacità di fare previsioni. E questo è il motivo per cui nel business plan è stata messa attenzione al piano economico-finanziario, che è la sintesi delle previsioni di costi e ricavi legati ai nuovi investimenti.(leggi qui l’articolo).

I metodi semplici (e meno affidabili) più utilizzati nella prassi sono:

1) TASSO DI REDDITIVITA’ MEDIA CONTABILE . E’ un metodo basato su un concetto molto semplice: dato un progetto di investimento, si tratta di calcolare la redditività media incrementale che viene prodotta nel corso dei periodi presi in considerazione. Si ottiene un indicatore che deve essere interpretato in base alla congruità dei risultati ottenuti. Solitamente, la redditività media degli investimenti è considerata un buon parametro di valutazione e un valido supporto decisionale.

2) PERIODO DI RECUPERO (o PAYBACK PERIOD): questo metodo, conosciuto anche come “periodo di pareggio finanziario” risponde alla domanda che abbiamo visto sopra e cioè: “quanto ci metterò a riprendere i miei soldi?”. Questo metodo si basa sul numero di periodi (di solito gli anni) che bisogna attendere affinchè i flussi finanziari positivi dell’investimento compensino le uscite sostenute. Solitamente questo metodo viene utilizzato insieme ad altri per avere un quadro più ampio della redditività e della rischiosità di un investimento.

I metodi più complessi, e anche più attendibili, invece sono:

1) RISULTATO ECONOMICO ATTUALIZZATO – R.E.A. (o VALORE ATTUALE NETTO – V.A.N.) : questo è il criterio di valutazione degli investimenti probabilmente più utilizzato nella prassi e si basa proprio sul concetto di valore attuale di cui è stato detto sopra, ed è’ il metodo che consente di calcolare nel modo migliore l’ammontare di ricchezza incrementale generata da un progetto.  In pratica il V.A.N. di un progetto è la somma algebrica di tutti i flussi di cassa futuri generati dal progetto, che vengono attualizzati. Il seguente schema può servire a capire meglio il concetto:

 

 

Se il VAN dei flussi futuri è maggiore dell’esborso che si è avuto all’inizio, allora il progetto è valido. Chiaramente, più è alta la differenza (positiva) tra valore dell’investimento (-250.000) e il valore attualizzato dei flussi futuri, meglio è.

2) IL TASSO INTERNO DI RENDIMENTO (o T.I.R.) : questo metodo di calcolo è basato anch’esso sulla sommatoria dei flussi attualizzati, la quel deve essere posta uguale a zero. E’ un indicatore della redditività finanziaria di un investimento e serve per confrontare operazioni definite su periodi di scadenza temporale diversi. Quanto più alto è il TIR di progetti alternativi, tanto più si dovrebbe implementare il progetto con TIR maggiore.

 

Conclusioni

I metodi di analisi e calcolo di cui si fatto cenno in questo articolo, servono per verificare la bontà di un progetto di investimento in termini economico-finanziari.  E’ chiaro che, essendo metodi basati su valori futuri attesi (sia in termini di flussi, che in termini di redditi), la capacità di fare previsioni riveste un’importanza strategica fondamentale. E’ per questo che, nel business plan, raccomandiamo sempre di scrivere dati che siano frutto di analisi e previsioni, piuttosto che della fantasia o (peggio) della speranza. Solo un piano economico-finanziario “costruito” con criterio e basato su dati ben ponderati, fornirà elementi che poi potranno essere utilizzati validamente nelle proiezioni dei ricavi e dei flussi di cassa.

Basta che solo alcuni dati siano inventati, che le previsioni sballano, e con loro anche la capacità di valutare correttamente la bontà di un investimento. E allora il business plan perde ogni sua credibilità agli occhi dell’imprenditore e di qualsiasi finanziatore…

 

Articoli correlati:

  1. L’ANALISI DEGLI INVESTIMENTI E LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO
  2. COME FARE L’ANALISI DEGLI INVESTIMENTI
  3. LA VALUTAZIONE DEL BUSINESS PLAN
  4. IL BUSINESS PLAN E LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO
  5. LA BALANCED SCORECARD (o “scheda di valutazione bilanciata”)

2 Risposte a“LA VALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI”

  1. vincenzo says:

    tutto soddisfacente,professionale, quello che cercavo grazie.

  2. Giovanni says:

    Bravi!concetti chiari in poche parole !
    Complimenti

Trackbacks/Pingbacks

  1. LA STRUTTURA FINANZIARIA DELL’AZIENDA | Business Plan - [...] che sono alla base della convenienza economica di un investimento, di cui abbiamo già parlato in questo articolo. Questa ...

Lascia un commento