Come fare lo Stato Patrimoniale

Fare lo Stato Patrimoniale

Come fare uno Stato Patrimoniale? La redazione dello Stato Patrimoniale è una  attività fondamentale per scrivere un business plan convincente, poiché all’interno di questo documento sono sintetizzati tutti gli investimenti che occorre effettuare e tutti i finanziamenti che è necessario reperire per acquistare gli investimenti.

Ma partiamo dall’inizio: come accade ogni volta che ci si trova di fronte all’avvio di una nuova attività, per poter iniziare a produrre il prodotto (o erogare il servizio) che si vuole vendere occorre mettere in piedi l’intero processo produttivo e, quindi, occorre dotarsi di una struttura produttiva, possibilmente organizzata in base a criteri di efficienza. Ma cosa significa “organizzare una struttura produttiva efficiente?”. Vediamo insieme.

Continue reading “Come fare lo Stato Patrimoniale”

COME SI FORMA IL CONTO ECONOMICO

Come si forma il Conto EconomicoCome si forma il conto economico? In molti ci chiedono come si forma il Conto   Economico:  ecco la  risposta! Il Conto Economico di un’azienda  si forma partendo dai costi e dai ricavi. L’azienda per realizzare il suo processo produttivo ricorre ai seguenti fattori produttivi: capitali, fabbricati, impianti, attrezzature, automezzi, materie prime, materiali di consumo, merci, risorse umane, illuminazione, energia elettrica, acqua,gas, telefoni, fax manutenzioni, fitti, assicurazioni, consulenze, ed altri.

Ogni volta che  l’azienda acquista i fattori produttivi di cui ha bisogno per la sua attività  sostiene dei COSTI. Esiste una relazione molto intima tra alcuni tipi di costi (i cosiddetti  “costi pluriennali”) e i costi di esercizio presenti nel conto economico.

Infatti, tra i fattori produttivi ed i costi si ha questa relazione:

 

Come si forma il Conto Economico

Tutte le volte, invece, che l’azienda  entra in contatto con il mercato per la vendita  dei suoi prodotti o servizi consegue dei RICAVI. La differenza tra ricavi e costi determina il risultato economico. Se i ricavi sono maggiori dei costi si ha un UTILE D’ESERCIZIO; se al contrario i costi sono maggiori dei ricavi si ha una PERDITA D’ESERCIZIO. Ogni giorno, il contabile dell’azienda registra, in vari conti,  tutte le operazioni gestionali che danno luogo a ricavi e  a costi.

 

Come si forma  il Conto Economico?

Alla chiusura dell’esercizio i saldi dei vari conti vanno a formare il CONTO ECONOMICO. Il Conto Economico  a scalare divide le voci  dei costi in base al criterio della”natura o origine” cioè in base al fattore produttivo che ha originato i costi stessi. Si hanno quindi:

  • Costi originati dall’utilizzo  delle materie prime (esempio: costi per acquisto stoffa, filo, bottoni,etc)
  • Costi originati dall’utilizzo dei macchinari (esempio: ammortamento per acquisto macchina da cucire)
  • Costi originati  dall’utilizzo delle risorse umane (esempio: retribuzione per la sarta)
  • Costi originati dall’utilizzo dei servizi (esempio: costi per spese di pubblicità e consulenze)
  • Costi originati dall’utilizzo dei capitali ( esempio: costi per interessi passivi su prestiti)

Prima che la IV direttiva CEE n.78/660, fosse recepita nel nostro ordinamento giuridico, il Conto Economico veniva presentato a sezioni contrapposte: la sezione  sinistra riportava i costi, la sezione di destra  riportava i ricavi, in questo modo:

 

CE a sezioni contrapposte

Dal 1991, anche l’ordinamento italiano ha recepito la IV Direttiva con   decreto legislativo n.127/1991 e da allora il Conto Economico  si redige in forma scalare. Il Conto Economico a forma  scalare ha la carattristica di rappresentare dei risultati intermedi. Il Conto Economico a scalare parte dai ricavi per giungere al reddito d’esercizio, in questo modo:

Conto Economico  a scalare

Il Conto Economico presentato in questa forma mette in evidenza la produzione e la vendita dei beni e dei servizi che sono l’attività “caratteristica” dell’azienda. Ciò significa che per un’azienda di abbigliamento, l’attività caratteristica è rappresentata dalla produzione e dalla vendita di abiti. Ora  è evidente che in ogni azienda ci sono anche operazioni finanziarie, come ad esempio gli interessi attivi e passivi, ed operazioni straordinarie, come ad esempio, minusvalenze e plusvalenze straordinarie.

Ma queste operazioni, seppur facenti parti della gestione aziendale nel suo complesso, solo indirettamente riguardano la produzione di beni e di servizi per i quali l’azienda è presente sul mercato. Ecco  perchè è importante dividere l’attività aziendale in 3 aree: gestione caratteristica; gestione finanziaria; gestione straordinaria.

Il Conto Economico e le aree di gestione

La gestione caratteristica riguarda la produzione  e la vendita di  beni o servizi per i quali l’azienda è presente sul mercato. In questa gestione occorre considerare solo i ricavi ed i costi specifici e caratteristici che riguardano la produzione  e la vendita di un determinato bene e/o servizio. Ad esempio, se un’azienda produce  abiti,  deve considerare  solo i ricavi derivanti dalla vendita di abiti e deve  confrontarli  con i costi sostenuti per produrre abiti:

  • costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: stoffa, fodera, bottoni, chiusure lampo
  • costi per servizi: energia, acqua, gas, telefono, assicurazioni,consulenze, royalties, lavorazioni esterne
  • costi per godimento di beni di terzi: affitto, canoni di leasing, concessioni
  • costi per il personale: salari e stipendi, oneri contributivi,trattamento di fine rapporto
  • ammortamenti per immobilizzazioni immateriali:  costi di impianto e ampliamento; avviamento, costi per acquisto software
  • ammortamento per immobilizzazioni materiali: fabbricati, macchine, attrezzature, mobili ed arredi
  • variazioni intervenute nel valore delle materie prime, sussidiarie, di consumo tra il 1° gennaio ed il 31 Dicembre di ogni ogni anno

La gestione finanziaria si occupa invece di rilevare i proventi di natura finanziaria (ad esempio gli interessi attivi  sui conti correnti dell’azienda) e gli oneri fimanziari ( ad esempio gli interessi passivi  su mutui). La gestione straordinaria riguarda invece proventi ed oneri straordinari che sono:

  • contributi erogati dallo Stato, o dalle  Regioni o dalle  Province o dai Comuni
  • plusvalenze che derivano dalla vendita di cespiti
  • sopravvenienze attive, come ad esempio, liberalità ricevute
  • rimborsi da parte delle assicurazioni per danni subìti
  • minusvalenze che derivano dalla vendita di cespiti
  • sopravvenienze passive, come ad esempio, furti o danni che derivano da calamità naturali

Il tenere separate le 3 diverse aree di gestione consente  di valutare i singoli risultati intermedi. Dal momento che lo scopo  dell’azienda è quello di produrre e vendere beni e servizi oggetto della propria attività, allora un’azienda viene  valutata positivamente quando è alta  la differenza tra il Valore della produzione ed i costi della produzione.

Al contrario, un’azienda che ha una bassa differenza tra il Valore della Produzione e  i Costi di produzione, viene valutata in modo negativo in quanto questo risultato dimostra che l’impresa ha una scarsa capacità di produrre reddito con la sua attività caratteristica. E’  da considerare anche preoccupante un alto saldo negativo della gestione finanziaria, perchè esso indica che l’azienda ha forme di indebitamento molto onerose che vanno ad “erodere” pesantemente il reddito della gestione caratteristica.

Anche un risultato dell’esercizio salvato ” in extrenmis” da un saldo positivo della gestione straordinaria, è da considerarsi preoccupante. Poichè i proventi straordinari (esempio contributi di enti pubblici) che si sono avuti  nell’esercizio sono situazioni “occasionali” che difficilmente possono ripetersi  nel futuro. Di seguto riportiamo un esempio di Conto Economico scalare:

 

Esempio Conto Economico a scalare

Conclusioni

Quindi appare evidente come si forma il Conto Economico:  a fronte di un  valore della produzione pari a € 516.457 si è avuto  un costo totale della gestione caratteristica pari a € 463.417. La differenza tra Valore  e Costo della produzione  è pari a €  53.040: in altre parole, il reddito della gestione caratteristica, cioè l’utile creato dalla gestione delle attività per cui l’azienda è sul mercato, per esempio la produzione e la vendita di abiti, è positivo. A questo primo risultato vanno aggiunti i risultati derivanti dalla gestione finanziaria e dalla gestione straordinaria.

La gestione finanziaria registra una perdita pari ad € 5.165 come diffrenza tra i ricavi derivanti da interessi attivi su conti correnti e  interessi passivi di conto corrente. La gestione straordinaria ha dato luogo ad un risultato positivo pari a € 30.987 dovuto da una parte,  ad un contributo  della Regione (provento straordinario)  pari a €36.152 e dall’altra  ad una dismissione di vecchi macchinari (oneri straordinari) pari a € 5.165.

Come emerge da questa breve analisi, attraverso il Conto Economico scalare è possibile individuare, oltre al risultato d’esercizio, i risultati intermedi cioè l’apporto separato della gestione caratteristica, finanziaria e straordinaria.

INVESTIMENTI, FINANZIAMENTI E CORRELAZIONE TEMPORALE

Principio di correlazione temporale investimenti-finanziamentiQuando si parla di investimenti e finanziamenti e della loro correlazione temporale, ci si riferisce ad uno degli aspetti più importanti della finanza d’impresa e ad uno dei principi di corretta gestione finanziaria dell’azienda. La gestione finanziaria dell’azienda riguarda il denaro, cioè da dove arriva e dove va a finire a seguito delle operazioni di investimento, sia di breve che di lungo termine.

Ma non solo: ciò che conta è anche la “qualità” del denaro che l’azienda riesce a reperire sul mercato. Perchè il denaro è  così importante in un’impresa? Questa è solo in apparenza una domanda semplice, con una risposta ancora più semplice. La corretta gestione della finanza aziendale serve per garantire la sopravvivenza dell’azienda nel medio-lungo termine.

Infatti  i soldi, oltre che per acquistare investimenti in immobilizzazioni e in capitale circolante, servono anche per pagare le spese della gestione economica.

Per poter pagare l’acquisto di questi beni , l’imprenditore deve disporre di denaro liquido prodotto dalla gestione stessa, o deve  essere in grado di reperirlo  da qualche fonte esterna (banche o altri finanziatori). Quello che è importante, sono le condizioni in cui si riescono a reperire queste fonti di finanziamento. Ciò significa che non è importante solamente “quanti” soldi si riescono a reperire per finanziare gli investimenti, ma è importante anche la natura di questi finanziamenti: sapere, cioè, cosa vanno a finanziare.

Il principio della correlazione tra  investimenti  e finanziamenti è un principio cardine su cui si basa (o si dovrebbe basare) una corretta gestione aziendale perchè, se è vero che l’azienda è strutturalmente indebitata, allora è anche vero che una gestione della finanza aziendale poco attenta può portare l’azienda sulla soglia della crisi finanziaria, e conseguente rischio di fallimento. Uno degli aspetti più rilevanti della gestione è la scelta della struttura finanziaria, cioè la scelta che l’imprenditore fa in merito alle varie possibilità di finanziare la sua impresa.

In moltissimi casi, questa scelta avviene in modo un pò casuale (cioè viene lasciata al caso): spesso,  il primo che dice “ok, ti presto i soldi!” viene scelto come finanziatore, perchè i soldi sono una risorsa scarsa. E questo è comprensibile. Meno comprensibile è, invece, il fatto che solitamente  l’unico dato che viene considerato è il costo dell’indebitamento, cioè il tasso di interesse che l’impresa deve pagare alla banca per i soldi che ha preso in prestito.  E questo è giusto. Solo che poi non è possibile trascurare alcuni aspetti del finanziamento che forse sono più importanti del tasso di interesse, come ad esempio la scadenza temporale dei finanziamenti stessi, cioè il periodo di tempo entro cui devono essere rimborsati.


Investimenti, finanziamenti e loro correlazione temporale

Quindi, quando si parla di investimenti e finanziamenti, cosa c’entra questa correlazione temporale? La scadenza temporale dei finanziamenti deve seguire quella degli investimenti, che, come noto, si dividono in investimenti in immobilizzazioni e investimenti in capitale circolante (vedi qui la differenza). In base al principio della liquidità le immobilizzazioni “si traducono” in soldi liquidi nel lungo periodo (oltre 12 mesi), mentre il capitale circolante “si traduce” in soldi liquidi nel breve periodo (entro i 12 mesi), ad esclusione di quelle voci (come la cassa e la banca) che sono già liquide.

Ciò significa che, a seconda del tipo di investimento, “occorre aspettare che l’investimento si traduca in denaro prima o dopo i 12 mesi”. Allo stesso modo,  anche i finanziamenti hanno una scadenza temporale, che può essere divisa in breve termine (entro i 12 mesi) e in lungo termine (oltre i 12 mesi). Ciò significa che ci sono 12 mesi di tempo per pagare alcuni tipi di finanziamento, e oltre 12 mesi per pagarne altri. Il caso tipico di finanziamento ento 12 mesi  è lo scoperto di conto corrente bancario che si chiama “corrente” proprio a causa della scadenza temporale, mentre un mutuo per acquisto di macchinari è il caso tipico di finanziamento di lungo termine (oltre 12 mesi).

Quando si parla di investimenti, finanziamenti e loro correlazione temporale, ci si riferisce proprio al principio in base al quale sia gli investimenti che i finanziamenti hanno la stessa scadenza temporale, poichè se si finanziano investimenti a lungo termine (oltre 12 mesi) con debiti di breve termine (entro 12 mesi) si verifica uno “sfasamento” tra le date di scadenza: in pratica, l’azienda si trova a dovere pagare prima i debiti, e dopo a monetizzare gli investimenti, rischiando di andare in crisi di liquidità perchè se prima si paga e poi si incassa, resta “un buco” di liquidità che va coperto con altri finanziamenti, che costano oneri finanziari  portano al collasso finanziario.

Questa è una delle regole fondamentali della finanza aziendale che qualsiasi imprenditore, neo imprenditore o aspirante imprenditore dovrebbe conoscere per gestire al meglio il suo business.

Quindi è importante, per una corretta gestione, che  gli elementi del patrimonio destinati a rimanere investiti per lungo tempo in  azienda siano finanziati con capitale permanente (cioè capitale proprio  e capitale di terzi a medio /lungo termine) Per verificare  la corretta correlazione temporale, rispetto alle scadenze, tra investimenti e finanziamenti occorre far ricorso  all’analisi dei cosiddetti margini finanziari. Questi margini sono il Capitale Circolante Netto (CCN), il Margine di Tesoreria (MT) ed il Margine di Struttura (MS).

 

Il Capitale Circolante Netto (CCN)


Capitale Circolante Netto

 

Il Capitale Circolante Netto (CCN) esprime  il ricorso agli  investimenti di breve periodo (cioè al  capitale circolante) per la copertura dei debiti a breve scadenza. Se il Capitale Circolante Netto è positivo vuol dire che l’azienda è in grado di far fronte ai suoi impegni di prossima scadenza utilizzando investimenti liquidi o facilmente liquidabili. Se al contrario il Capitale Circolante Netto (CCN) è negativo, l’azienda non è in grado di far fronte al pagamento dei debiti prossimi alla scadenza e quindi è costretta a “smobilizzare” gli investimenti a lungo termine.

 

Il Margine di Tesoreria (MT)


Margine di Tesoreria

 

Il Margine di Tesoreria (MT) esprime  la capacità dell’azienda di far fronte  alle scadenze dei debiti a breve termine attraverso risorse liquide. Se il Margine di Tesoreria è positivo, ciò significa che l’azienda è in equilibrio finanziario poichè  è in grado di  restituire i debiti  a breve termine e far fronte quindi ai suoi impegni; se invece il Margine di Tesoreria (MT) è negativo, le liquidità a disposizione dell’azienda non sono sufficienti per far fronte ai debiti a breve scadenza.

 

Il Margine di struttura (MS)


Margine di Struttura

 

Il Margine di Struttura  (MS) indica  la capacità dell’impresa di coprire gli investimenti in immobilizzazioni con mezzi propri. Se il Margine di Struttura è positivo vuol dire che il capitale proprio finanzia anche una parte dell’attivo circolante, e quindi la struttura finanziaria dell’azienda è in una posizione di  equilibrio; se al contrario il Margine di Struttura è negativo si è di fronte ad uno squilibrio finanziario poichè significa che il capitale proprio non è sufficiente a “coprire” le immobilizzazioni.

Il MS negativo è il classico esempio di “sottocapitalizzazione” delle aziende italiane. Quindi, nel momento in cui ti appresti a pianificare la struttura finanziaria della tua azienda, non fare solo caso al tasso di interesse che ti chiede la banca per i soldi che ti presta, ma ricorda di tenere presenti anche  questi aspetti di correlazione temporale tra investimenti e finanziamenti. Sapere gestire questo aspetto della tua azienda, ti pone nelle condizioni di potere “contrattare” con la banca o con un altro finanziatore  le condizioni del credito.

Non ti accontentare, quindi, di ottenere prestiti a tasso di  interesse in apparenza allettanti!! Dietro l’angolo della struttura finanziaria potrebbero nascondersi insidie ben peggiori di uno 0,5% in più o in meno sulle condizioni del credito!!