BUSINESS PLAN E PIANO ECONOMICO-FINANZIARIO

Scritto da il 9 lug 2009 | 94 commenti

Il piano economico-finanziario di un business plan è la sintesi  “tecnica” di tutte le informazioni che sono state esposte nella parte descrittiva dello stesso business plan.  E’ anche la parte più complessa da scrivere, poichè  è la verifica numerica della coerenza di tutti i dati che sono stati esposti: investimenti, finanziamenti, ricavi, costi, entrate e uscite monetarie e altro, devono essere sintetizzati all’interno dei bilanci previsionali, che sono le prioiezioni future dell’attività dell’impresa.

Le previsioni, solitamente, vengono fatte su un orizzonte temporale di cinque anni, anche se bisogna specificare che un orizzonte così ampio perde di attendibilità perchè per alcune variabili diventa praticamente impossibile fare previsioni esatte. Per esempio, per un’azienda che produce materiali plastici (derivati del petrolio) è fondamentale ipotizzare le oscillazioni di prezzo del greggio per i prossimi cinque anni: ma viste le oscillazioni del prezzo del greggio, diventa abbastanza arduo effettuare previsioni da qui ad un anno.

Figuriamoci a cinque… Per tale motivo, molto più spesso le previsioni di bilancio vengono fatte su un orizzonte temporale di tre anni.

Ciò premesso, il piano economico-finanziario serve per due cose molto importanti:

1) verificare la fattibilità economica e finanziaria di un’idea di business. In tal senso, verificare la fattibilità economica e finanziaria di un business, significa studiare se il business è redditizio o meno nel lungo periodo (cioè nei prossimi tre-cinque anni). Questa è una verifica effettuata sulle previsioni dei ricavi e dei costi, nonchè sulla struttura finanziariadell’azienda, e serve a  controllare il meccanismo di creazione dei costi in seguito al conseguimento dei ricavi, e serve per individuare i mezzi finanziari più idonei per raggiungere gli obiettivi economici che sono stati posti. In concreto cosa significa? Un esempio semplicissimo può servire a capire meglio:  devo comprare un macchinario (che costa 100.000 euro) che mi serve per produrre 1.000 unità del prodotto X, che vendo a 1.500 euro al pezzo.

Questo significa che devo affrontare un doppio aspetto finanziario : il primo è quello che riguarda il reperimento dei 100.000 euro che mi servono per il macchinario. Il secondo è quello che devo affrontare appena inizio a produrre le 1.000 unità del mio prodotto “X”, poichè per produrle sosterrò costi fissi e variabili di vario genere. Verificare la fattibilità economica e finanziaria di un’idea di business significa proprio verificare che l’ammontare dei ricavi (il fatturato) che conseguirò (cioè 1, 5 ml di euro, dati da 1.000 pezzi moltiplicato 1.500 euro al pezzo), consentirà di pagare tutti i costi che devo sostenere per produrre e vendere quelle 1.000 unità di prodotto. Inoltre, lo stesso fatturato deve essere tale da farmi rimborsare anche i finanziamenti che ho preso presso un banca o un’altra istituzione f inanziaria.

2) effettuare il controllo della gestione nel suo complesso. Sotto questo aspetto, il business plan viene solitamente indicato come uno strumento di “guida” per l’imprenditore: scrivere gli obiettivi dell’azienda, le strategie che si vogliono utilizzare per conseguirli, fare dei piani strategici, predisporre dei bilanci di previsione, analizzare la struttura finanziaria e l’andamento dei ricavi nel medio-lungo termine, ha lo scopo di orientare l’attività dell’imprenditore. Questo è il motivo per cui il business plan dovrebbe essere uno strumento sempre a disposizione dell’imprenditore o del management aziendale, piuttosto che essere considerato uno strumento da usare “una tantum”, magari in vista della richiesta di qualche finanziamento pubblico (o privato) necessario per lo sviluppo dell’attiività  imprenditoriale.

Anche dal punto di vista dell’andamento dei flussi di cassa, il piano economico-finanziario permette di verificare se le ipotesi fatte (cioè le previsioni) vengono rispettate mano a mano che si svolge la gestione dell’azienda. Se durante lo svolgimento della gestione si verificano fatti che in qualche modo allontanano la gestione aziendale dagli obiettivi posti, allora ecco che il business plan esprime tutta la sua efficacia: il confronto tra dati preventivi e consuntivi serve per capire in che direzione sta andando l’azienda. E se l’azienda sta andando in direzione opposta a quella pianificata, si è in tempo per prendere gli opportuni provvedimenti e rettificare il tiro!!

Il piano economico-finanziario è l’espetto più complesso del Business Plan poichè per redigerlo come si deve, sono richieste competenze in materia di bilancio e di finanza aziendale (che sono strettamente connesse). Per approfondire gli aspetti più importanti del bilancio di esercizio, puoi cliccare in questa pagina. Se vuoi avere competenza in materia di finanza aziendale, allora clicca qui.

94 Risposte a“BUSINESS PLAN E PIANO ECONOMICO-FINANZIARIO”

  1. Gianni Di Nardo says:

    ringrazio per l’attenzione che usi nei confronti di chi ti contatta, molto gentile e professionale da parte tua.
    Io sto redigendo un BP per un finanziamento e appena ne saprò di più mi farò vivo.Ho trovato preziosi i Vostri consigli e ho potuto confrontarmi con ciò che già ra di mia conoscenza.Grazie ancora .siete bravi.Gianni

  2. Giancarlo Barbarisi says:

    Grazie a te, Gianni, per il commento che hai lasciato.

    Quando avrai bisogno di altre informazioni o di aiuto più concreto, noi siamo qui.

    A presto.

  3. Stefano says:

    Eccellente tutto, sito utilissimo. Anche io sto facendo un BP e mi è utilissimo il vostro sito

  4. Giancarlo Barbarisi says:

    Grazie anche a te, Stefano, per il commento.

    A presto invieremo un e-book con un caso pratico in cui sono specificati meglio alcuni aspetti importanti del piano economico-finanziario.

    Anche per te, se hai bisogno di aiuto più concreto, contattaci!

    Grazie

  5. federica says:

    Grazie mille per le informazioni! non sapevo assolutamente da dove iniziare ed ora…il mio BP è praticamente completo!
    E’ raro trovare persone così disponibili ad aiutarti…NON A PAGAMENTO!!
    grazie ancora dell’aiuto!

  6. alessia torrisi says:

    grazie mille, il tutto mi è stato molto utile.

  7. cinzia balestreri says:

    Grazie mille per avermi inviato gli aggiornamenti. Appena avrò letto tutto con attenzione vedrò se porre domande o no. Comunque il vostro aiuto è veramente prezioso. Continuate ad aiutarci sempre con lo stesso entusiasmo. grazie

  8. Luigi Maranzana says:

    E’ molto interessante, utile e soprattutto decisamente chiaro.
    A proposito il testo che compare é acquistabile? dove?

  9. cinzia balestreri says:

    E’ tutto veramente utile, ma mi sono arenata sugli ammortamenti. Ad esempio, se io per la mia attività acquisto computer e programmi per un costo x (ad esempio 10.000 euro) come calcolo l’ammortamento nei vari anni? Vi ringrazio per la vostra risposta

  10. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Luigi, in molti ci stanno facendo la tua stessa domanda, ma il testo che compare non è acquistabile, almeno per ora.

    Cinzia, ciao anche a te. Solitamente il periodo di ammortamento per beni ammortizzabili viene calcolato su un orizzonte temporale di 5 anni, a quote costanti. E quindi se hai 10.000 euro di immobilizzazioni (esempio: i computer), le ammortizzi a 2.000 euro/anno nel conto economico.

    Poi, ci sono situazioni in cui il periodo di ammortamento si accorcia per beni a rapida obsolescenza (come, ad es, proprio i computer): in questi casi si parla di ammortamento anticipato e ammortamento accelerato.
    Poi ci sono situazioni in cui si possono fare ammortamenti a quote crescenti o decrescenti, a seconda delle “politiche di bilancio”: dipende se “ti conviene” caricare gli ammortamenti nei primi esercizi o negli ultimi. Tutto legale….

    Comunque, tutte queste informazioi precise le trovi sul TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) che trovi in quasi tutte le librerie specializzate.

    Lì ci sono gli articoli con eccezioni, regole e tutto quello che ti può servire per calcolare al meglio i tuoi ammortamenti

  11. alessia torrisi says:

    grazie ancora una volta per la vostra disponibilità. Ho un quesito da porvi. Ai fini di fare una previsione sui costi variabili, poichè fino a quando non si sostengono non si possono sapere posso imputare una percentuale fissa sul costo di produzione del singolo prodotto per quantificarli?
    grazie

  12. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Alessia,
    bella domanda! La risposta è : dipende.
    Partiamo da una considerazione generale in base alla quale in una previsione su tre anni, variano anche alcuni i costi fissi (come il costo del lavoro, per via della contrattazione sindacale).

    In linea di massima, le previsioni sui costi variabili sono calcolate con una funzione matematica di proporzionalità diretta del costo totale di prodotto. Ciò significa che, per esempio, questa funzione ti dice che i CV delle materie prime (il più tipico dei costi variabili) sono il 22% del costo di prodotto e assume questa percentuale come costante nel tempo, e per quantità acquistate.

    Quindi: se produci 30 pezzi e il costo di prodotto è 100 (per ogni pezzo), hai un costo totale di 3000, di cui 660 è il CV della materia prima (cioè il 22%). Se produci 60 pezzi, sempre ad un costo di prodotto di 100, hai un costo totale di 6000, di cui 1320 è il CV di materia prima (cioè il 22%) e così via… Questo accade proprio per la definizione di costo variabile, che è quello che varia al variare delle quantità prodotte (e infatti varia, da 660 a 1320 e così via, proprio perchè hai raddoppiato, triplicato, quadruplicato etc…).

    Ma questo, nella realtà, è parzialmente vero poichè se vai da un fornitore e gli dici “ho bisogno della materia prima X (costo variabile) per produrre 30 pezzi” lui ti dice:”ok, me la paghi TOT”. Ma se vai dallo stesso fornitore e gli dici che devi produrre 60, 90, 120 pezzi (o più), la prassi commerciale vuole che lo stesso fornitore ti fa lo sconto di fornitura, e se non te lo propone lui, glielo chiedi tu. E alla fine (anche questo in linea di massima) lo ottieni. E quindi paghi gli approvvigionamenti di materie prime meno del 22% di cui sopra.

    Inoltre, se produci sempre gli stessi 30 pezzi a 100 euro l’uno (totale 3000) di cui 660 è il CV, e fai una previsione a 3 anni, devi considerare anche il fatto che (come ti ho scritto sopra) variano anche alcuni costi fissi, come il costo del lavoro. E quindi varia anche la percentuale di incidenza del costo del lavoro sul costo totale del prodotto sulla quale calcoli la percentuale del CV.

    E ancora: spesso nelle previsioni non viene tenuta presente l’incidenza dell’inflazione nell’arco di tempo considerato (tre anni) la quale, se è a valori del 3-5% all’anno, incide in modo deterrminante sui calcoli.

    Inoltre, ci sono alcuni prodotti sui quali è praticamente impossibile fare previsioni accurate: se produci candele (con la paraffina, derivato del petrolio), oggi 19 settembre 2009 puoi sapere quale sarà il prezzo del greggio il 24 maggio 2011 ?
    direi che è improbabile…E se lo sai, vieni a lavorare con noi!!!

    Tutto ciò implica che determinare a priori il CV come una percentuale fissa del costo totale, può portare a commettere degli errori, ma spesso è l’unico modo con cui si possono fare delle previsioni.
    Previsioni molto più accurate si possono fare considerando la controllabilità di alcune variabili che incidono sul costo di prodotto, sia in modo fisso che variabile (come, ad esempio, sapere che tra un anno ci sarà la contrattazione sindacale e che varierà il costo del lavoro; che il fornitore ti fa lo sconto del 9% se acquisti più di 200 quantità di materia prima; sapere che il contratto di affitto ogni anno aumenta in % della variazione ISTAT; sapere che l’inflazione attesa per il 2010 è dell’X percento; che il reddito medio pro-capite varia in aumento dell’Y percento nei prossimi tre anni; che i gusti del consumatore sono sempre gli stessi e così via).

    Di solito, per tutti questi motivi e per semplicità, il calcolo dei CV si fa proprio come percentuale fissa del costo totale. Anche se non è corretto al 100%.

    Scusa se mi sono dilungato e ho complicato un pò la cosa, ma credo sia giusto dare una risposta il più completa possibile alla tua domanda.

    Se hai altre domande, siamo qui.

    Grazie

  13. Giovanni Cundari says:

    Sto preparando un BP per un finanziamento, complimenti per il lavoro che state svolgendo. Grazie per la vostra serietà e professionalità.

  14. Sto predisponendo un BP per l’avvio di una nuova attività artigiana, ma, ad oggi, mi occupo di Progettazione Web: avete i miei complimenti.

    Come ho già detto nel mare di internet tra tante onde alte è difficile trovare chiarezza e cielo sereno.
    In questo sito, chiare, semplice, diretto e comprensibile le informazioni sono ben esposte ad alla portata di un neofita del settore come me.
    Grazie.
    a presto
    Cristiano

  15. Francesco Cosentino says:

    Ciao Giancarlo e Paola,

    grazie per avermi mandato l’email con il link sul piano economico-finanziario… se devo essere sincero ho trovato il documento molto INTERESSANTE…. Ho preso spunto in tantissime occasioni, dato che non avevo la conoscenza adatta… Avrei molto piacere nel comunicarvi alcune cose in privato… avete modo di potermi mettere in contatto con voi???

    Grazie mille per la Vostra disponibilità..

    F. Cosentino

  16. grazie per gli aggiornamenti e per la vostra attenzione.
    I vostri consigli sono un prezioso strumento per la mia attività

  17. traian says:

    grazie per l’attenzione che date a ciascuno nelle vostre pagine……….. ho capito il principio del bp…………. rimane da fare “il resto”. nel mio caso però si parla di servizi che è una cosa particolare rispetto a che “produce” merce, oggetti ecc. a presto, Traian

  18. silvia says:

    come posso fare un business plan per un’agenzia di relazioni pubbliche?

    attendo vostre. grazie!

  19. DIEGO says:

    Ciao sto redigendo un BP per l’apertura di un negozio di articoli sportivi.
    Il mio dubbio è:nel mio investimento iniziale ho messo l’acquisto degli articoli in quanto ho sentito i fornitori e vogliono il pagamento subito.
    Ho messo quindi nei debiti a lungo termine il prestito che mi farà la banca per acquistare questi articoli.
    Giusto?
    Direi anche che tutto questo che mi state dicendo è molto interessante.
    Spero vivamente di poter iniziare la mia attività.
    Grazie mille
    Diego

  20. Giancarlo Barbarisi says:

    ciao Diego,
    i debiti a lungo termine, di solito, vengono accesi per finanziare gli investimenti in immobilizzazioni che probabilmente hai anche tu (esempio: il bancone, gli scaffali per esporre gli articoli, il registratore di cassa e altri…), mentre per l’acquisto degli articoli sportivi sarebbe stato meglio chiedere prestiti a breve termine, per via della correlazione temporale (vedi qui cos’è: http://www.businessplanvincente.com/2009/08/investimenti-finanziamenti-e-correlazione-temporale/).

    Certo, il fatto che i fornitori vogliono i soldi subito è sicuramente un elemento che “costringe” all’indebitamento di lungo termine e quindi, anche se non correttissimo dal punto di vista finanziario, può andare bene la scelta che hai fatto.

    L’importante è che gestisci con attenzione le scadenze dei pagamenti, e che, soprattutto, il tuo negozio abbia successo!

    In bocca al lupo

  21. Franco Giorgi says:

    Supponiamo un Business Plan per un progetto di un grande logo o opera d’arte per un grande evento( vedi Tour Eiffel 1879). Questo logo è il più grande del mondo, non è un prodotto,ma un grosso biglietto da visita per la città che lo adotterà e per gli sponsor che lo adotteranno e sponsorizzeranno, ovviamente. E’ una cosa mai fatta da nessuno precedentemente, ergo non può possedere ricerche di mercato o un survey.Sicuramente di grande impatto mediatico, nonchè visibile anche su Google.
    Quali potrebbero essere i presupposti per un Business Plan,in questo caso? Quali garanzie si possono dare agli sponsors e alle istituzioni che lo patrocinerebbero?
    Grazie Franco Giorgi

    • CLAUDIA says:

      Ciao a tutti!
      Devo redigere uno studio di fattibilità economico-finanziario per lo start-up di una rete di franchising.
      Mi potete aiutare…un esempio specifico del mio caso.
      Grazie

  22. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Franco,

    i presupposti per un BP nel caso che hai specificato, sono un pò gli stessi di sempre, anche se non ci sono dati di mercato o survey a disposizione a giustificazione di un un progetto per un logo importante come quello di cui hai detto.

    E’ un pò come fare il Business Plan per un nuovo brevetto: prima non c’era niente (quindi zero dati e survey a disposizione) e adesso c’è! Di fatto, siamo circondati di prodotti/servizi che prima non c’erano e adesso ci sono, e molti sono stati messi su un BP.
    Un esempio su tutti: GEOX, la citiamo nell’e-book. Magari qualcuno all’epoca può aver pensato che fosse un’idea scema. Pare si sia sbagliato…

    Come fare per convincere sponsor e istituzioni per ottenere i patrocinii? Questo è uno dei ruoli del BP: la credibilità dell’idea di business. Se l’idea c’è davvero e riesci a tirare giù una proiezione di quanto può “rendere”, il gioco è (quasi) fatto. Ottenere un patrocinio, o uno sponsor, significa “vendere” un’idea ad un’istituzione o allo sponsor. Si tratta comunque di vendere una visione futura.

    Parli di visibilità mediatica e anche su Google: visibilità significa “ritorno”, che può essere:
    1) d’immagine (e ha un valore economico)
    2) di pubblicità (e ha un valore economico)
    3) di comunicazione (e ha un valore economico)
    4) di marketing (e ha un valore economico)
    5) di altro

    In ogni caso si tratta di ritorni che possono essere valutati economicamente e quindi messi in un business plan per poi essere “venduti”.
    Le garanzie che puoi dare? Sono le valutazioni di costo-rendimento legate all’idea, sia per gli sponsor che per le istituzioni.

    “caro sponsor, questa cosa ti costa TOT, ma ti può rendere TOT + X”. Basta dimostrarlo con qualche numero.

    Ciao

  23. Franco Giorgi says:

    Sembra facile a parole, ma come puoi spiegare ad uno sponsor quale sia il suo ritorno economico? Qui si tratta di far sborsare agli sponsor, qualcosa che costerà ca 2.500.000/3.000.000 di Euro,come posso dimostrare un ritorno economico su qualcosa che non c’è mai stato prima?
    Ideale, ovviamente, sarebbe il mono-sponsor, ma qui come minimo dovranno essere almeno 8. E come spieghi, specialmente oggi, ad uno sponsor di tirar fuori dai 300/400mila euro?Lo sponsor nel BP vuole vedere o aver una ottima prospettiva se fa un investimento così importante..
    Grazie Franco Giorgi

  24. Ho lavorato per molti anni (35) in un Ente per lo sviluppo delle micro imprese imbattendomi spesso in queste problematiche e perciò apprezzo particolarmente il Vostro sforzo di comunicazione sia sotto l’aspetto dei contenuti sia sotto quello dell’organizzazione didattica e dell’utilizzo sapiente e tecnicamente perfetto del mezzo informatico.
    Con un linguaggio semplice e allo stesso tempo rigoroso riuscite secondo me a trasmettere, in maniera chiara, concetti che molti piccoli imprenditori ritengono complessi, astrusi e perciò poco interessanti per il loro operare quotidiano (non ho tempo da perdere dietro la burocrazia).
    Ho sempre sostenuto invece che una diffusa cultura imprenditoriale basata sulla comprensione dei meccanismi economici fondamentali che regolano la vita delle imprese sia indispensabile per una corretta gestione imprenditoriale (ancorché micro) e, più in generale, stia alla base di uno sviluppo economico generale che sia sostenibile e armonico e in grado di assorbire le crisi ricorrenti più o meno gravi che si presentano nel tempo.
    E ciò è tanto più vero più in quanto la nostra struttura produttiva nazionale è formata dalla stragrande maggioranza di micro imprese.
    Complimenti!! State facendo una meritoria opera di informazione che deve essere particolarmente apprezzata soprattutto in questo specifico momento di crisi economica.
    Mario

  25. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Franco,
    premesso che ovviamente non ho la minima idea di cosa stai parlando (e quindi posso dire fischi al posto di fiaschi), sono d’accordo con la difficoltà di reperire 8 sponsorship da 3-400.000 euro l’una, specialmente di questi tempi.

    Hai parlato di visibilità mediatica di forte impatto per lo sponsor.

    Ti faccio un esempio che uso come premessa.

    Io ho la mia società (supponiamo che vendo automobili), e attualmente fatturo 3,5 milioni all’anno, con margini del 10% netto. Quindi a fine anno mi metto in tasca 350.000 euro.
    Ipotizziamo che tra i costi della mia gestione c’è l’unica forma di pubblicità che faccio allo stadio olimpico di Roma, che mi costa 100.000 euro all’anno e mi da visibilità a circa 50.000 persone ogni domenica, tra partite della Roma e della Lazio. Quindi ogni mese mi vedono 200.000 persone (che non sono proprio 200.000, ma un pò di meno per via degli abbonati), e ogni anno mi vedono 1.600.000 persone (che non sono proprio 1,6 ml sempre per via degli abbonati ), perchè il campionato dura 8 mesi.

    Molti imprenditori non misurano il ROI dell’investimento pubblicitario, e quindi non sanno quanto rende la pubblicità. Un modo ci sarebbe: si potrebbe chiedere a ogni cliente “hai visto la pubblicità allo stadio e sei venuto per quello?”, fare un paio di conti e vedere quanto hanno “reso” quei 100.000 euro investiti in pubblicità ogni anno allo stadio. Questo è un metodo efficace, ma potrebbe essere costoso.

    Supponiamo che ho fatto a ogni cliente questa domanda e so che 350 clienti sono venuti perchè mi hanno visto allo stadio. Supponiamo che il prezzo medio di vendita delle mie auto sia 8.000 euro, quindi basta fare 8.000 (prezzo/auto) x 350 (clienti) = 2.800.000 euro di fatturato grazie a questi 350 clienti.
    Il mio margine è sempre del 10%, quindi su questi 2.800.000 euro di fatturato, ho guadagnato 280.000 euro.
    Quindi, pare che la pubblicità sia stata utile, perchè 100.000 euro investiti in pubblicità mi hanno reso 280.000 euro netti.

    Poi arrivi tu e mi fai la tua proposta. Mi spieghi che il tuo logo è un biglietto da visita di portata mondiale per la città che lo adotterà e mi dici “con questo logo, la tua azienda sarà associata a questa città, e potrai essere visto da 5.000.000 di persone all’anno, ed essere associato a grandi eventi cittadini, e altre cose!”.
    ICinque milioni di persone sono il 320% in più dei precedenti 1,6 milioni che mi vedevano allo stadio.

    Quindi, sempre in modo grossolano, e supposto invariato il mio ROI sulla pubblicità allo stadio, 5 milioni di persone potrebbero “convertirsi” in 1000 clienti, più o meno. I quali, sempre a 8.000 euro ad automobile, fanno saltare il mio fatturato a 8.000.000 di euro. E supposto invariato il mio margine netto del 10%, ecco che mi metto in tasca 800.000 euro, contro i precedenti 350.000.

    Cioè, a margine netto, ho guadagnato 450.000 euro in più di prima. se tu me ne hai chiesti 300.000 e li vogliamo togliere, , ne ho guadagnati comunque 100.000 in più.

    Ora: al di là dell’esattezza di alcuni numeri e di altre ipotesi, il calcolo da proporre è esattamente questo. Se tu non sai come fare per calcolare il ritorno di un investimento per il tuo sponsor, al momento non so come aiutarti, dato che non so di cosa si tratta. Questi sono tutti calcoli che si possono fare con maggior accuratezza nel business plan, perchè analizzi il ritorno per i tuoi “clienti” (cioè gli sponsor) dal punto di vista del loro rendimento. Che poi, se funziona, è anche il tuo.

    spero di esserti stato utile.

  26. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Mario,
    che dirti? Grazie per il tuo post.
    Ci da le giuste e forti motivazioni per continuare a fare ancora meglio. Al servizio proprio di quegli imprenditori di cui parli tu, per i quali alcune cose sembrano assurde, complicatissime e “burocratiche”.

    Senza sapere che, di complicato, c’è solo la comunicazione di certi concetti da parte di alcuni.
    Preferiamo la semplicità perchè questo è quello che ci viene chiesto ogni volta che facciamo formazione d’aula, o formazione d’impresa e perchè questo è ciò che aiuta.

    Hai, per altro, colto nel segno quando parli idi “diffusa cultura imprenditoriale”. Se vai nella sezione “VISION E MISSION” del sito, sono esplicitate tutte e due: forse siamo matti, ma la nostra VISION è proprio la diffusione della cultura d’impresa nelle imprese.

    Grazie ancora. Buona giornata.

  27. ing.Pawlak says:

    GENTILISSIMI.

    Vostri consigli per B.P. sono estremamente preziosi.
    Se avete fatto qualche B.P. per un supermercato alimentare e casalinghi di circa 2000mq.
    Mi interesano costi al mq circa per un allestimento completo .
    Da locale grezzo ad pronto d’uso .
    In particolare coefficente per mq per: impianto illuminazione,forsa motrice,impianto refrigerazione,mobili,scafali,casse ,impianto di ariacondizionata,intercommunnicazione
    e telefonico ,ascensore perle merci,scala mobile per persone -spero che non mi sfuggito niente.
    Se non disponete rifferimenti sul totale mi fa piacere anche solo coefficente per
    alcuni impianti.
    Inoltre mi interessano dei coeficienti per mq :dei consumi annuali di energia,costi di gestione,
    costo annuale delle merci, ricavi annui,utili annui opure solo alcuni delle voci indicate.
    Se non disponete nessun dato un suggerimento Vostro dove gli posso trovare.
    Grazie Tanto.

    CORDIALI SALUTI.
    Ing.Pawlak Zdzislaw (Luigi)

  28. Alessandra Berghella says:

    Sto redigendo un bp per un’azienda che opera nella telefonia, ho consultato il vostro sito che ho trovato molto interessante.
    Complimenti a voi
    Alessandra

  29. Franco Giorgi says:

    Caro Giancarlo, grazie delle esaustive spiegazioni,mi piacerebbe farti vedere un pò più da vicino il concept per capire come ti muoveresti tu in un contesto come questo.Non è esattamente come GEOX ( che è un brevetto prodotto) e neanche una concessionaria che vende un prodotto.
    Forse le conoscenze che dovrei reperire sono i dati ROI precedenti degli eventuali sponsors e fare delle proiezioni sui numeri..
    Aspetto una tua risposta ed eventualmente ti manderò il mio concept, mi sembrava di avertelo già inviato..
    Ciao Franco

  30. Il Vs book mi ha aperto la mente ed invogliato a ricercare fattori importanti a cui non avevo pensato per elaborare il mio BP. Sarebbe interessante formulare una sorta di scheda con domande e risposte che servano da traccia per la compilazione e lo sviluppo dello stesso. La mia idea e’ di aprire un centro revisioni. Avete materiale in merito o qualche consiglio da darmi ? Grazie per le dritte ed in bocca al lupo anche a Voi !

  31. antonio says:

    Non posso che rinnovare i complimenti per aver creato questo sito, ho praticamente letto tutto quello che c’era da leggere, e vi assicuro che è stato tutto molto interessante. Sto lavorando su un progetto di franchising nei servizi, non ho ancora trovato nulla di simile, e per questo credo che sia un ottima idea; con il vostro aiuto sto mettendo diversi puzzle al posto giusto.
    Sono ansioso di ricevere il MODELLO COMPLETO E CONCRETO di B P
    Grazie ancora.
    Antonio Fracasso

  32. Antonio says:

    Buona sera, volevo chiedervi un quesito , come si calcola la percentuale dei possibili clienti,esempio ci sono 1000 presenze, di queste presenze, vorrei calcolare la percentuale minima di fattibilita che acquistano un determinato prodotto, che sia di prima necessita tipo pane latte ecc…oppure di lusso tipo macchine o gioielli,(specifico le due classi sociali, una medio bassae una medio alta)nell attesa vi invio i miei sinceri saluti da Antonio…….PS complimenti per il vostro sito e le vostre informazioni.

  33. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Antonio,
    la tua è una delle domande più difficili a cui dare una risposta, ma ci provo lo stesso.
    Parto da un presupposto per “farti entrare” nella logica del ragionamento.

    Io invento un nuovo prodotto/servizio che nessuno ancora offre, e possono succedere varie cose (per semplicità ne metto solo 3):
    1) boom di mercato
    2) fallimento di mercato
    3) via di mezzo tra 1) e 2)

    Questo è ciò che accade nella media e nella pratica. Immagina Steve Jobs quando ha inventato l’I-Phone: come faceva ad immaginare quanti ne poteva vendere?
    Come tutti quelli che fanno marketing, prima di mettere sul mercato l’I-phone avrà studiato un mercato potenziale, le sue abitudini di acquisto, il reddito medio, il PIL del paese, lo sviluppo tecnologico e una serie di altre cose per conoscere al meglio il suo potenziale cliente.

    Più cose si sanno sui potenziali clienti, più è probabile vendere loro il tuo prodotto/servizio. E quindi si potrebbe parlare di “conversione”, cioè di potenziali clienti che si “convertono” in clienti.

    In molti casi questa conversione è una percentuale del 30% o anche più, in altri casi è una percentuale del 3-5%. Dipende da una serie di fattori che variano da mercato a mercato, e da tipologia di prodotto a tipologia di prodotto.

    Chiedi quanti sui 1000 potrebbero essere clienti: se hai un punto di riferimento (un concorrente, potenziali clienti) puoi “studiare” quello che fanno loro e fare una sorta di previsione basate sullo “storico”, per esempio.
    E quindi potresti scoprire che la conversione è del 30%. Ciò significa che su 100 potenziali clienti, i clienti sono 300.
    dopodichè moltièplichi il prezzo medio del prodotto/servizio per il numero di clienti e ottieni il fatturato.ù

    Ultima cosa: siamo nel campo delle previsioni, che per definizione sono soggette ad errore. Ciò significa che nel business plan è più prudente fare stime al “ribasso” che facciano “girare” il conto economico. Se il conto economico gira, allora il business c’è….

    ZSpero di esserti stato di aiuto

  34. Antonio says:

    Grazie per la spiegazione,penso di aver capito il sistema,si va a fortuna,come ho capito io ,importante e fare girare tutti i conti economici. Grazie di nuovo da Antonio.

  35. Demetrio says:

    buon giorno ho avuto la fortuna di imbattermi nel Vostro sito e non ho esitato a scaricare il Vs special report, che ho trovato veramente interessante.
    Mi chiamo Demetrio e vivo a Milano lavoro in una società come dipendente e mi occupo di controllo di gestione.
    Da qualche tempo sto maturando l’idea di costituire una software house assieme ad un amico programmatore.
    Le attitudini tecniche ci sono: il mio amico è programmatore con diversi anni di esperienze alle spalle, abbiamo sviluppato e testato presso un cliente un gestionale ad hoc per la gestione delle commesse (settore edile e stradale); io ho maturato diversi anni di esperienza nel settore, visto che ho lavorato per una azienda concorrente seguendo i clienti in tutta la fase di avviamento e formazione.
    Grazie a voi adesso posso dire che siamo in grado di valutare in modo approfondito la nostra idea e decidere se metterla in atto o meno.

    rinnovo i complimenti per il sito e per la vostra professionalità
    saluto cordialmente
    Demetrio Visciglia

  36. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Antonio: no, non si tratta di fortuna!
    Si tratta di conoscere nel modo più approfondito possibile il mercato di riferimento.

    Se lo studi come si deve, inizi a porti domande che prima non ti ponevi. Inizi a fare considerazioni a cui non avevi mai pensato. Inizi a conoscere delle cose che prima non conoscevi.
    E il livello di questa conoscenza è tanto più approfondito, quanto più “entri” nel mercato studiandolo.

    Giorni fa parlavo con un amico che vuole entrare nel mercato del “BIO”.
    Cosa significa “mercato del BIO?”. Tutto e niente.

    Non sono un esperto di questo settore, ma ho detto a questo amico di studiare il mercato. Come? ci sono tanti modi. Gli ho detto di fare una cosa che gli è sembrata stupida, all’inizio: inizia con il contare quanti negozi “BIO” ci sono nella zona che vuoi servire. Non lo sapeva, e la location è fondamentale per un negozio.

    Ha scoperto che il più vicino è a 6 km di distanza, ma è una grande catena di BIO, leader di mercato. Poi gli ho detto che BIO non vuol dire niente.
    BIO cosa? La pasta? La farina? Le sigarette? I gelati pre-confezionati? la carne?
    BIO cosa? E allora vai nel negozio e prendi nota di cosa c’è sugli scaffali e in quali quantità.
    Inizia ad osservare il giro di clientela per 5 giorni a settimana, mattina e sera, per tre settimane almeno.
    Informati sul valore dello scontrino medio.
    Osserva se i clienti sono sempre nuovi, o sono gli stessi che fanno turn-over.

    Questo, in modo forse rozzo ma efficace, è un modo per studiare il mercato. Significa conoscere una serie di cose del tuo mercato che forsi non conosci. Cose a cui questo mio amico non ha mai pensato prima di fare quello che ha fatto.

    E da queste osservazioni si possono fare le previsioni le quali sono si, soggette ad errore per definizione, ma il margine di errore è una variabile manageriale controllabile.
    Ecco perchè diciamo sempre di fare calcoli realisitci e di non “sparare” numeri spaziali: fare le stimeal ribasso è un modo per ridurre il margine di errore.

    Scusa il termine poco tecnico e molto confidenziale: questo significa portare il conto economico a “girare”.
    Perchè, poi, tutto quello che viene in più lo puoi considerare un regalo di natale!

    Grazie per l’intervento

  37. Giancarlo Barbarisi says:

    Ciao Demetrio,
    grazie per i complimenti che hai fatto.

    Cerchiamo solo di mettere a disposizione di chi vuole fare impresa, o già la fa, gli strumenti manageriali che ci sono per affrontare il business in un modo diverso e con un pò di competitività in più.
    E proviamo a comunicare con semplicità e con poca accademia. Perchè le cose complicate aiutano solo a confondere le idee…

    grazie ancora.

  38. Grazie,
    sto leggendo il vostro materiale sul BP. E’ per me molto utile.

  39. ciao, grazie che esistete .Quando ho trovato il vostro b.p. scar.gratis son salita alle stelle .Mi hanno aiutato molto la vostra professionalità chiara ed esauriente. ho letto anche i commenti e le vostre risposte. io vorrei fare un b.p.su una sala adibita per 3 giorni a feste di compleanno ecc. in cui offro anche a richiesta un serv. di animazione. E per il resto della settimana un serv.di baby-sitter incluso lettura fiabe, giochi creativi o divertenti ecc. ma non riesco a quantificare i possibili guadagni Considera che sono in un paesino, che la sala ospiterà esagerando 40 bambini (ma dubito di coprirli tutti). Che il locale non è centrale ma fuori paese e accessibile solo in macchina. ma è fattibile la cosa considerando anche che non ho la struttura, ma è da realizzare?ciao.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Alice,
      prima di fare l’investimento fai una “ricerca di mercato” molto semplice: chiedi alle mamme che conosci se sarebbero disposte a portare i loro bambini in un locale un pò distante dal paese.

      Poi, chiedi loro se sarebbero disposte a pagare una certa cifra per il servizio che vuoi offire (magari chiedi proprio “quanto lo pagheresti questo servizio?”). Da queste risposte puoi già renderti conto se l’investimento è conveniente dal punto di vista economico.

      dopo di che confronta i costi che devi sostenere (la struttura, i libri delle fiabe, l’acquisto dei giochi etc..) con i potenziali ricavi che ti possono arrivare dall’iniziativa. Se i ricavi sono maggiori dei costi, allora si può fare.

      Questa è una risposta che ti do al volo senza sapere niente della tua idea. Ma immagino che tu hai dei dati più precisi con cui “fare i conti”.

      Spero di esserti stato utile.

      • alice says:

        grazie sei stato molto utile. La mia idea era quella di assoc. al servizio baby-sitter ilweek-and la sala a feste di compleanno , magari con animazione ma non so minimamente quanto far pagare .So che prendono 100e.per affitto sala , 50e a testa per animatore (ma all’ora? )e poi ? Ti ringrazio fin d’ora per la risposta .ciao

        • Giancarlo Barbarisi says:

          Ciao Alice,
          Sono un pò in difficoltà a “scriverti” qui il business plan della tua idea, cosa che farei volentieri. Ma non ho a disposizione praticamente tutti i dati…

          Leggi questo articolo :
          http://www.businessplanvincente.com/2009/08/come-si-forma-il-conto-economico.html

          puoi trovare degli spunti interessanti per calcolare i costi della tua idea, e anche i ricavi potenziali.
          Il prezzo che puoi praticare deve essere sufficiente per coprire i costi di affitto, di “ingaggio” degli animatori, più gli altri costi.

          Di solito consigliamo di tenere presente anche il costo del sapone per lavarsi le mani. Non è un’esagerazione ma una metafora per dire che devi farti venire in mente davvero tutti i costi che credi di sostenere, perchè se li copri tutti, allora l’idea è economicamente conveniente.

  40. alice says:

    ciao stavo pensando come idea di B.P. a una sala per org. feste di compleanno ecc. ma a parte le 100e per affitto ,circa 30e all’ora a testa per animatore ,non so quali potrebbero essere gli atri costi agg. e in che rapporto, es. un tot a testa o a tronco ? mi puoi dare qualche cifra ? ti ringrazio sin d’ora .cordiali saluti ,ciao.

  41. gianni says:

    Preg.mi, sò che nella misura in cui vi è possibile date grossi aiuti nelle stesure di BP.
    In relazione a quanto detto, vi pregherei, ovviamente se possibile di darmi un aiuto, che è il seguente;
    Sono stato chiamato da un’azienda al compito di capo dipartimento commerciale.
    Dovvrei preparare un piano commerciale che riguarda sia l’organizzazione della rete vendita, che le strategie commerciali da usare per penetrare il mercato.
    I metodi, i tempi,i rischi e l’investimento sia in capitali che in risorse umane per raggiungere gli obbiettivi.
    Nel ringraziarvi, vi saluto con stima.
    Cordialità

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Gianni,
      l’organizzazione della rete di vendita dipende dal mercato della tua azienda. Le strategie dipendono invece da una serie di fattori: solitamente prima si fissano gli obiettivi di mercato che si vogliono raggiungere e in base a questi obiettivi poi si pianificano le strategie.

      Prova a dare un’occhiata qui:
      http://www.businessplanvincente.com/2009/11/il-business-plan-e-la-pianificazione-strategica.html

      Molte aziende pianificano diverse strategie per raggiungere gli stessi obiettivi: questo accade perchè ogni strategia comporta diverse conseguenze, a livello organizzativo, a livello economico-finanziario e da altri punti di vista. E non è detto che la strategia A, economicamente conveniente, sia migliore della strategia B.

      E’ un pò come dire che il mio obiettivo è arrivare a Milano, partendo da Roma. Come faccio (cioè: che strategia adotto)?
      Posso prendere l’aereo (strategia A), il treno (strategia B), la macchina (C), la moto (D) o altro.

      Prendere l’aereo è la più efficiente dal punto di vista del tempo (un’oretta di volo + check in e check out), ma costa di più. Il treno costa di meno, ma ci mette di più. In macchina costa di meno e ci metto di più (se rispetto i limiti di velocità…) etc…insomma, spero che il senso degli esempi ti sia chiaro!!

      Per penetrare il mercato, il consiglio più semplice che possiamo darti è : conoscilo al meglio possibile (se già lo conosci, molto meglio…).
      Conoscere il mercato è il primo passo per fare un business plan davvero vincente.
      Dopo la conoscenza del mercato, elabora le strategie.
      Dopo che hai elaborato le strategie, valuta ogni aspetto connesso a ogni strategia.
      Poi tira le somme, e adotta la strategia che meglio si adatta la perseguiemnto dei tuoi obiettivi.

      • gianni says:

        Vi ringrazio per i preziosi consigli, dei quali farò tesoro|
        Spero di stilare un BP vincente.
        Cordialità

  42. gianni says:

    Buon giorno dott. barbarisi, le scrivo per dirle che avvrei bisogno di quel BP di cui mi parlava, per prendere qualche spunto, siccome non l’ho ricevuto, mi premeva ricordarglielo!
    Ovviamente, la ringrazio e la saluto cordialmente.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Gianni, il prossimo special report dovrebbe arrivare a giorni, anche se non so con esattezza quando, poichè il suo invio avviene tramite l’utilizzo di un software. Resta connesso alla mailing list e vedrai che arriverà.

      Se tra qualche giorno non è ancora arrivato, allora scrivici una mail e facci specifica richiesta: provvederemo ad inviartelo manualmente.

      a presto

  43. roberto says:

    complimenti per la Vs competenza,
    tuttavia per fare un bp coerente e’ necessario scoprire le carte e sinceramente non so se il gioco vale la candela.
    mi spiego meglio : se io dovessi specificare la mia vera fonte di guadagno (io non sono ricco, sopravvivo e basta) sarei copiato subito e quindi perderei una fetta della mia piccola torta, sicche’ come proteggi l’idea?
    anche se fai firmare un documento che non venga diffusa, chi te lo firma magari vede l’idea buona e la passa al fratello o sorella o a un parente qualsiasi e quindi ecco li che il tuo guaDAGNO SI DIMEZZA .
    parlo cosi perche’ nonostante tutte le mie accortezze mi sono ritrovato che la cognata ha sfruttato la mia idea e anzi a Lei gli ha reso molto di piu ha visto i miei errori, e li ha eliminatii.
    roberto

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Roberto, grazie per il complimento.

      In effetti, la considerazione che hai fatto non è peregrina: qualche volta, in passato, alcuni business plans sono stati “bocciati” per le ragioni più varie e poi sono stati realizzati da fratelli/sorelle/amici/parenti & CO di coloro che lo avevano bocciato. E dunque: come proteggersi? Bella domanda, davvero…

      Esiste il segreto industriale, protetto dal Codice Civile. Poi ci sono altre modalità tecniche. Anche la firma di un patto di confidenzialità, per quanto aleatorio, può garantire un margine di protezione.
      Ma, forse, uno dei modi più sicuri rimane il segreto: nel senso della sua divulgazione.

      Ci sono imprenditori che parlano dei loro business solo dopo averli realizzati, o averli portati avanti fino al punto che mettono i loro concorrenti in condizioni di essere dei follower.
      Così come ci sono imprenditori che dicono un pezzetto della loro idea a una persona/istituzione, un altro pezzetto a un’altra, e un altro pezzetto a un’altra ancora. Una specie di puzzle, che è impossibile da mettere insieme per una sola persona/entità.

      E tu, giustamente, dirai: “e se devo ottenere un finanziamento da un’unica entità che vuole il business plan completo, come faccio a fare il puzzle?devo dare un unico pezzo, allo stesso tempo, alla stessa persona/entità…”. Purtroppo questo accade non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo.
      Per questo esiste la protezione del segreto industriale, sia a livello civile che penale.

      Ci sono fior fiore di professionisti capaci di tutelare le idee di business: avvocati, commercialisti, notai.
      Questo è l’unico consiglio che mi sento di dare, perchè non appartengo a nessuna delle categorie professionali che ho appena menzionato.

  44. vincenzo says:

    complimenti per il vs. servizio. La mia idea èquella di commercializzare prodotti agricoli della mia zona(carciofi ,vino ecc..)e venderli tramite e-commerce attraverso internet principalmente all’estero. da dove inizio?

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Vincenzo,
      per iniziare a scrivere il tuo business plan puoi iniziare da qui:

      http://www.businessplanvincente.com/business-plan

      E’ un modello di business plan abbastanza tipico: clicca sulle varie parti evidenziate in azzurro (sono tutti link interni al sito) e inizia a riempire le varie parti. Vedrai che piano piano il tuo business plan prederà forma.

  45. giuseppe says:

    Un enorme grazie .Giancarlo i tuoi consigli per me sono stati preziosissimi spero solo di concludere qualcosa di positivo nel caso tengo ad informarti.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Grazie a te, Giuseppe, per il tuo commento.
      In bocca al lupo per il tuo buisness:tienici informati!!

  46. Oreste says:

    Salve,
    penso che la difficoltà maggiore sia per chi parte da “zero”, nel senso che non ha dati economici-finanziari storici con cui confrontarsi per redigere lo stato patrimoniale e il conto economico. Io sono il classico “aspirante imprenditore” che non ha un’azienda ma solo un’idea. Ho letto in rete che in questi casi puo’ essere sufficiente anche solo impostare un ebitda: vorrei tanto sapere la vostra opinione in merito, e poi capire se è fattibile realizzare un c.e. e un s.p. completamente fatto di stime.
    Grazie e complimenti per l’ottimo lavoro.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Oreste,
      quello di cui hai fatto cenno è un “problema” che hanno avuto, hanno e avranno tutti coloro che partono da un’idea e basta. Scrivo “problema” tra virgolette, perchè è un problema fino a un certo punto: costruire un conto economico previsionale (con tanto di EBTDA evidenziato) si può fare anche senza dati storici a disposizione. Dopotutto, è quello che fa chiunque ha un’idea innovativa.

      Tutto dipende da quello che dicono le stime di mercato: più sono accurate, migliore è la previsione che riesci a fare, e più precisa diventa la stima di costi e ricavi. Impostando un previsionale attendibile, puoi verificare la fattibilità economica e finanziaria dell’idea di business: puoi verificare, cioè, se ti conviene o meno realizzare la tua idea!

      In bocca al lupo

  47. … ma è possibile eseguire un business plan per un franchising? dov’è possibile trovare un esempi schematici?

    grazie

  48. roberto says:

    grazie per la vostra attenzione e disponibilita..
    gestisco un bar ubicato in una zona industriale ,il bar lavora solo 5 gg alla settimana quindi mi preglute una media d incasso bassa…. avendo un area molto grande anzi direi grandissima con un parcheggio altrettanto grande… insomma vorrei fare un mercatino di sabato e domenica ….. sara possibile ?

  49. Grazie Mille per le informazioni…..ora ho le idee molto più chiare

  50. Simona says:

    Salve, sono una studentessa delle classi superiori. In pratica avrei una domanda da porle, riguardo a un progetto
    d’impresa che ho realizzato per partecipare ad un concorso (Idee d’impresa). L’idea doveva riguardare dei prodotti/servizi
    che sfruttano le risorse di un dato territorio (nel mio caso Sicilia centrale). La mia idea parlava di servizi turistici tematici
    completi e shopping tour che prevedono soggiorno, ristorazione, attività ricreative e sportive ecc, nonchè viaggi alla
    scoperta dei prodotti tipici, gastronomici, enogastronomici e artigianali locali. Ho pensato che questa idea potesse andare
    bene, in quanto non vi sono altre agenzie o imprese locali, che offrono questo tipo di servizio e sopratutto che potesse far
    promuovere lo
    sviluppo turistico in una zona della Sicilia che molto spesso viene marginalizzata e tralasciata, soltanto perchè non la si
    conosce. Infatti ho notato che la Sicilia centrale è visitata atraverso il “fai da te” e inoltre vi è una forte presenza di tour
    operator stranieri che hanno esigenze diverse da quelli che preferiscono le solite zone balneari e in periodi alternativi a
    quello estivo. I miei dubbi si agirano sopratutto sulla fattibilità e originalità del progetto. Per concludere volevo una sua
    opinione, se questa idea potrebbe avere possibilità di vincita. Ma sopratutto se ha dei punti favorevoli (o no) a riguardo.
    Grazie mille….Simo

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Simona,
      da quel poco che ho letto, l’idea sembra buona, soprattutto se supportata da dati di mercato che confermano la mancanza di tour operator e agenzie che svolgono un’attività ssimile nella zona della Sicilia centrale.

      La fattibilità economico-finanziaria dell’idea può essere verificata solo con i dati “tradotti” in numeri, all’interno del business plan e anche verificando la possibilità di “accordarsi” con tour operators stranieri che offrono questi servizi agli stranieri nelle zone centrali della regione.

      Inoltre, il turismo fai da te è un’ottima opportunità, soprattutto se “obbligato” dal fatto che nessuno organizza per conto di questi turisti dei veri e propri itinerari turistici: nel senso che, se io sono “obbligato” a fare il fai-da–te perchè non c’è nessuno che mi aiuta a organizzarmi, il fatto di trovare qualcuno che organizza al posto mio potrebbe essere un ottimo motivo per pagargli questo servizio.

      Ricorda che, in linea di massima (confortato dall’andamento dei flussi turistici a livello internazionale), il turista prefersice che sia qualcun altro ad occuparsi dell’organizzazione del suo soggiorno…

      in bocca al lupo

      • Simona says:

        Grazie delle considerazioni…se andrà bene ti farò sicuramente sapere….Grazie ancora e complimenti per quello che fai….

  51. Oreste says:

    salve,
    vorrei capire meglio le funzionalità del CE e del SP, mgari con un esempio: se compro dei pc per 5.000 €, significa che ho per il CE una uscita finanziaria, e per lo SP una “entrata” economica? E se volessi ammortizzare tale spesa su due anni, imposto sul CE due uscite, su due anni, di 2.500€? E sullo SP come mi regolo poi?
    Sono un tecnico, poco pratico di bilanci, ma vorrei tanto capirne un po’ di piu’. Grazie per l’attenzione, e perdonate l’esempio elementare.

    • Giancarlo Barbarisi says:

      ciao Oreste,
      Se acquisti 5.000 euro di PC, questo valore va nello stato patrimoniale (tra le attività) come valore del bene ammortizzabile, e nel passivo (sempre dello stato patrimoniale) come uscita finanziaria (intesa come modalità di pagamento).

      Le uscite finanziarie non hanno niente a che fare con il CE poichè nel CE ci sono solo costi e ricavi.

      Nel conto economico (tra i costi) ci vanno le quote di ammortamento dei 5000 euro di investimento (divise in due anni: 2500 all’anno) che sono proprio il costo di esercizio relativo all’investimento di 5.000.

      Non so se sono stato chiaro, spero di si. e spero di essere stato utile.
      ad ogni modo, per capirne un pò di più, puoi andare qui:

      http://www.businessplanvincente.com/2009/08/come-fare-lo-stato-patrimoniale.html

      http://www.businessplanvincente.com/2009/08/come-si-forma-il-conto-economico.html

      • Oreste says:

        Grazie per la disponibilità. Quindi, nell’esempio, il solo costo da imputare nel CE, è l’ammortamento dei PC? Ma non è comunque un costo (macchinari) del fattore produttivo, anche se diverso da utenze, personale, servizi ?
        Grazie ancora.

  52. Gian Piero says:

    Siete molto preparati. vi ringrazio e vi consulterò anche telefonicamente. credo che in futuro dovrò pagarvi più di una consulenza. Grazie e buon ferragosto

  53. Antonio says:

    Indicazioni chiare e precise.

    grazie

    Se mi è consentito vorrei porre alcuni quesiti riguardanti la costituzione di una società:

    - l’oggetto sociale può contenere attività diverse tra di loro (ad esempio commercio materiale per l’edilizia + produzione e vendita software) ?

    - in caso negativo, qualora mi volessi occupare di due diverse attività in parallelo, devo aprire due società diverse ? possono essere entrambe ditte individuali?

    grazie mille per la cortesia e disponibilità.

    cordiali saluti

    Antonio

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Antonio,
      scusa il ritardo della risposta, ma con il sabato e la domenica di mezzo, i tempi si ampliano.

      L’oggetto sociale: bella domanda! Diciamo che dal punto di vista legale, nell’oggetto sociale puoi scrivere quello che vuoi. Anzi: ci sono aziende che hanno un oggetto sociale molto “ampio”, nel senso che in esso sono ricomprese le cose “più strane”. Abbiamo visto oggetti di aziende che come attività principale si occupano di distribuzione di prodotti, che poi hanno inserito l’organizzazione di eventi, il commercio di computer, e la consulenza (su cosa, non l’abbiamo capito…). Altre che hanno come attività principale la produzione di componenti elettroniche, che poi hanno inserito anche la compravendita di automobili e motocicli…

      Spesso sono gli stessi commercialisti che suggeriscono ai clienti di scrivere un oggetto molto ampio: questo, di per se, non è un errore, ne una forma di superficialità. Si tratta solo di ricomprendere quante più attività possibile, poichè se l’oggetto non prevede una cosa, l’azienda non la può svolgere.
      E andare dal notaio per inserire una modifica all’oggetto, costa qualche centiniaio di euro..

      Quindi, non è necessario aprire due società: ne basta una una, con un oggetto ampio.

      L’unica cosa a cui devi stare attento, è il posizionamento strategico: se nasci con un’attività (tecnicamente conosciuta come”core business”) e poi ne fai un’altra, rischi di confondere i tuoi clienti (o potenziali clienti).

      E’ come se, all’interno di questo sito, ad un certo punto noi iniziassimo a parlare di automobili: anche tu potresti chiederti (giustamente): “Ma questi, in cosa sono esperti?Business plan, oppure automobili?”. Il rischio che potremmo correre è quello di non essere identificati come specialisti di business plan e materie connesse (come marketing e finanza aziendale). Noi facciamo business plan e ci occupiamo di tutto quello che ruota intorno a questa attività, non di automobili…

      Spero di essere stato di aiuto.
      grazie per la tua domanda.

  54. Mariella says:

    Gentile Signor Barbarisi,
    anche io Le chiedo gentilmente di darmi delle indicazioni per la redazione di un Business Plan per chiedere un finaziamento presso un ente publico ( si tratta di Invitalia Lei li conosce ? cosa ne pensa?) per la creazione di un bed & breakfast in Sicilia ( Lipari ) Non so da dove iniziare e a chi rivolgermi! Soprattutto, siccome ho 33 anni vorrei sbrigarmi visto che l’età massima per richiedere un finaziamento è 35. Inoltre, se è così gentile vorrei chiedere:
    1) se l’impresa non è individuale ( saremmo io e mio fratello) dobbiamo costituire già una società o possiamo farlo anche dopo e se il finaziamento viene accettato?In caso affermativo , quali sono i tempi burocatici e i costi per la costituzione di una società?
    2) per ottenere il finaziamento da ente pubblico dobbiamo avere entrambi meno di 35 anni o ne basta uno solo di noi anche se saremo una società? ( mio fratello ha 28 anni)
    3) Quando i finanziamenti si ottengono da ente pubblico i soldi si hanno disponibili prima di cominciare l’attività ( ad esempio noi dovremmo ristrutturare la nostra casa per poter fare il B&B ma ovviamente prima di contattare una ditta vorrei avere una sicurezza economica!); quali sono i tempi?
    4) Per preparare un business plan relativo a un B&B da realizzare su un’abitazione esistente devo avere già il progetto?
    So che sono tanti quesiti e ringrazio fin d’ora se avrà voglia e tempo di rispondere!!
    Grazie !
    Mariella

    • Paola De Marinis says:

      Ciao Mariella,
      per quanto riguarda l’accesso ai finanziamenti agevolati per i giovani e per le donne ti rinviamo a due articoli che abbiamo scritto nel nostro BLOG. Questo è l’articolo relativo ai finanziamenti per i giovani, dove puoi trovare anche la specifica dei requisiti richiesti per l’accesso.
      Mentre quest’altro è l’articolo relativo ai finanziamenti per l’imprenditoria femminile.
      Poi in merito alla domanda sui costi e sui tempi della costitutuzione ecco la risposta. Per costituire una società devi recarti da un notaio che d’accordo con il tuo commercialista redige l’atto costitutivo e lo statuto della società. I costi per la costitutzione variano a seconda della forma giuridica che viene scelta: di sicuro la costituzione di una Snc ha dei costi nettamente inferiori rispetto a quelli che devi sostenere per la costitutzione di una Srl. Anche su questo abbiamo scritto nel nostro BLOG: ecco il link dell’articolo.
      Ogni bando pubblico stabilisce delle regole: ci sono bandi che richiedono l’esistenza e quindi la costituzione della società già al momento della presentazione della domanda di accesso ai finanziamenti; altri bandi che si rivolgono invece alle società “costituende” o “da costituire”, per cui si può presentare la domanda anche se in quella data la società non esiste ancora. E’ chiaro che l’esistenza di una società ha un suo “peso” nell’attribuzione del punteggio in graduatoria finale rispetto ad una società che non è stata ancora costituita.
      In linea di massima i bandi prevedono l’erogazione dei soldi a SAL cioè a STATO AVANZAMENTO LAVORI, per cui l’imprenditore anticipa il denaro, poi presenta all’ente pubblico le fatture con i pagamenti effettuati e l’ente restituisce i soldi che l’imprenditore ha anticipato. Prima realizzi gli investimenti programmati, prima ricevi i soldi!
      Ti consigliamo di fare il business plan sia per progetti da avviare da zero sia nel caso di acquisizione di attività pre-esistenti. Solo facendo un business plan puoi verificare prima se la tua idea di business è fattibile o meno.
      Se hai bisogno di altri chiarimenti continua a scriverci.
      Ciao

  55. enzo colella says:

    gentilmente vorrei capire, se la rata di ammortamento di un mutuo bancario, quindi un fattore che ha un tempo limitato e determinato, va scritta nei costi di gestione( fissi o varibili) per la previsione annua, oppure va solo inserita nel piano finanziario, o patrimoniale, grazie

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Enzo,
      la rata di ammortamento di un prestito va inserita all’interno del piano finanziario poichè è una delle varie USCITE MONETARIE della gestione. Essendo un’uscita monetaria (quindi finanziaria) va inserita tra le passività di breve termine dello stato patrimoniale, come parte del prestito da rimborsare.

      Un mutuo, infatti, è diviso in due parti: una è quella di lungo termine, e come tale fa parte dei debiti di lungo termine. L’altra è quella che viene rimborsata ogni anno, e quindi è di breve termine.

      Da non confondere la rata di ammortamento di un prestito, con la quota di ammortamento di un’immobilizzazione, che va inserita tra i costi del conto economico (e non ha rilevanza finanziario-monetaria…).

      La cosa è un pò complessa da spiegare in una risposta, poichè riguarda sia aspetti economici che finanziario-monetari edlla gestione complessiva.

  56. Viorica says:

    ciao :-) a breve vorrei aprire un centro per la ricostruzione delle unghie…sono estetista….mi daresti qualche suggerimento per il business plan? come organizzarlo?….grazie…

    P.S. Complimenti per il blog e per l’argomento che trattate…è unico e raro e ce n’è tanto bisogno

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Viorica,

      per organizzare il business plan, vai qui:

      http://www.businessplanvincente.com/business-plan

      e segui passo passo tutti i link che trovi nello schema che è un modello di business plan classico e utilizzato nella prassi professionale.

      Grazie per i complimenti che fai e in bocca al lupo per la tua attività.

      Se hai bisogno di qualsiasi cosa, siamo qui.

      A presto.

  57. Francesca says:

    I complimenti per l’iniziativa sono d’obbligo: sono riuscita ad andare avanti nella stesura del mio BP in punti che mi sembravano insuperabili. Purtroppo sono una testona, sopratutto la materia economica/finanziaria non mi entra in testa e sono ancora insicura sui numeri. Vi lancio una proposta che spero possa essere raccolta e essere di conforto a tanti che (come me) hanno bisogno di maggiore aiuto. Potremmo immaginare di creare un business plan “reale” di una società in startup (magari in ambito web) con tanto di valori numerici (ovviamente inventati) e la successiva finalizzazione in diversi pitch? (tipo quello per telecomitalia o IBAN)

    ciao
    Francesca

  58. Giuseppe says:

    ongratulazioni davvero per la semplicità, la chiarezza e l’approfondimento degli argomenti trattati. Nel vostro modo di spiegare nozioni così complesse in maniera facile per renderle accessibili a tutti, si evince un’estrema professionalità, tanta esperienza sul campo e una grande passione per il proprio mestiere. Sono un consulente alle prime armi ed ho utilizzato le vostre “pillole” per redigere alcuni Business Plan, devo dire che mi sono stati molto utili per crescere professionalmente e mi hanno permesso di raggiungere sempre l’obiettivo desiderato. Vi ringrazio per aver messo a disposizione il Vostro “sapere”, diffondere la cultura d’impresa è un fine nobile ed arduo, e Voi ci state riuscendo.
    Complimenti di nuovo e continuate così.
    buon Lavoro

    • Paola De Marinis says:

      Ciao Giuseppe,
      grazie per ciò che hai scritto.
      Pensiamo che tutti gli imprenditori debbano avere gli strumenti per gestire con semplicità il loro business; ed è per questo che cerchiamo di diffondere questa cultura di impresa nel modo più semplice che conosciamo. Tutti i giorni incontriamo imprenditori e/o aspiranti imprenditori e sappiamo benissimo quanto vale per loro la SEMPLICITA’!
      Grazie ancora.
      A presto

  59. Debora says:

    Gentilissimi,
    intanto ritengo molto utile il Vostro sito e Vi ringrazio per i chiarimenti, ma vorrei farVi una domanda: E’ possibile redigere un business plan ad un’azienda che esiste da quasi 20 anni?Premetto che questa azienda non deve richiedere alcun finanziamento e non deve lanciare una nuova idea imprenditoriale.Vi faccio questa domanda perchè nell’azienda dove lavoro,è stato richiesto da un ente esterno la redazione di un business plan, ma io essendo un ingegnere gestionale mi sono sentita di dire che non aveva alcun senso redigerlo visto che serve per la presentazione di una nuova idea imprenditoriale.

    Vi ringrazio per la cortese attenzione.
    Con l’occasione Vi porgo i miei più
    Cordiali Saluti
    Debora

    • Paola De Marinis says:

      Ciao Debora!
      grazie per averci scritto. Il business plan è uno strumento di pianificazione economico-finanziaria che tutte le imprese dovrebbero fare. Usiamo la parola “dovrebbero” perchè purtroppo sappiamo molto bene che sono ancora tante le realtà aziendali italiane che utilizzano poco questo “strumento” gestionale.
      Come abbiamo avuto modo di scrivere in alcuni nostri articoli, il business plan, essendo uno strumento di pianificazione pluriennale, viene fatto sia per le neo imprese che per le imprese già esistenti. Trattandosi appunto di pianificazione a medio lungo termine ogni imtrenditore dovrebbe stabilire in modo chiaro cosa vuole fare, come vuole farlo, con quali mezzi e quali risorse.
      Ecco perchè alla Vostra azienda è stato richiesto il business plan anche se siete presenti sul mercato da 20 anni.
      Se hai bisogno di altri chiarimenti, scrivici e ti rispondiamo.
      Ciao

  60. Flaviana says:

    Grazie per i preziosi consigli e l’aiuto concreto. Ho appena finito di leggere il vostro e-book e ora mi accingo a redigere il mio business plan. Sono convintissima che la mia idea sia vincente e tra l’altro la concorrenza nel campo che ho scelto non è molta. Anche se materialmente non ho ancora scritto una riga, sono già riuscita a farmi un’idea concreta delle spese fisse annue e più o meno dei costi variabili. Questo certo non mi ha scoraggiato, anzi sono ancora più convinta che sto percorrendo la strada giusta. Ora si tratta solo di mettere nero su bianco. Grazie comunque dell’incoraggiamento.

    Flaviana

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Flaviana,
      ottima notizia! Non ci rimane che farti gli in bocca al lupo, allora.

      Se hai bisogno di altro, noi siamo qui.

  61. Vincenzo says:

    Gentili signori vorrei porre un quesito in merito ai parametri economici di un business plan per una società in start up.
    In particolare, è giusto considerare un ammontare dei ricavi pari all’investimento da sostenere maggiorato del circa il 20% dello stesso?

    Grazie

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Vincenzo,

      non c’è un “giusto” un “non giusto” quando si parla di alcuni parametri. Considera che nell’ambito dell’analisi economica esiste un indicatore che si chiama Capital Turn Over (CTO) il quale è un indice di rotazione che evidenzia proprio quello che hai chiesto tu: cioè la relazione che c’è tra ricavi ed investimenti.

      Il CTO si calcola come totale ricavi/ totale investimenti, anche se poi si può “spacchettare” in altre formule molto più specifiche.

      Il CTO indica quante volte si “ripagano” gli investimenti grazie ai volumi di vendita.
      Facciamo un esempio: se i ricavi sono 100 e gli investimenti sono 100, allora il risultato del CTO è 1, dato da 100/100.

      Se ricavi = 280 e investimenti = 100, allora il CTO = 280/100, che fa 2,8

      Se ricavi = 680 e investimenti = 100, allora il CTO è 6,8. e così via.

      Cosa significa? Significa che, a parità di investimenti (che nell’esempio ho sempre supposto pari a 100 per semplicità e maggiore comprensibilità), più è alto il valore dei ricavi, maggiore è il valore del CTO.
      Perchè se investimenti pari a 100 mi fanno ricavare 680 piuttosto che 280, vuol dire che gli investimenti sono utilizzati in modo efficiente. E significa anche che i ricavi (ottenuti grazie agli investimenti) hanno “ripagato” gli investimenti stesso 6,8 volte.

      Non so se sono stato chiaro…

      E quindi, scusandomi per il giro un pò lungo che ho fatto, rispondo alla tua domanda: se consideri un ammontare dei ricavi pari al 20% degli investimenti, significa che il tuo CTO è sempre più o meno pari a 1,2 (esempio: investimenti = 100 e ricavi = 120, CTO = 120/100 = 1,2).

      Un CTO pari a 1,2 non è “giusto” o “non giusto”: dipende dal tipo di business. Certo, un CTO = 1,2 è sempre, indubbiamente, più basso di un CTO = 2 oppure = 3 eccetera… e quindi sarebbe meglio puntare ad un CTO un pò più alto.

      Chiaramente, queste sono tutte considerazioni che vanno fatte nell’ambito della stesura del business plan, dato che questo documento è la sintesi di quello che sarà l’azienda nel futuro.

      A presto.

  62. Carola says:

    Ho trovato molto affascinate questa bontà di aiutare le persone a capire meglio il mondo del lavoro in proprio, fare un business plan prima era una meta molto lontana ma devo dire che con i suoi consigli e con le testimonianze delle altre persone che hanno seguito questo (diciamo corso intensivo) di business plan, sono convinta che riuscirò ad aprire un attività interessante, nell interesse di tutti. Spero di riuscire a cambiare un pò di cose prima di poter aprire qualunque cosa…

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Carola,

      grazie per quello che hai scritto. Non sappiamo se si tratta di “bontà”, come scrivi, oppure di altro; di sicuro c’è la nostra volontà di diffondere la cultura d’impresa poichè è la nostra Vision. Si, in effetti scrivere il business plan per moltissime persone rappresenta un vero e proprio problema, viste le cose che occorre tenere presenti nel momento della sua redazione; e sappiamo anche abbastanza bene che in giro ci sono testi e manuali (che costano) i quali spesso risultano abbastanza complessi da comprendere anche per noi, figuriamoci per chi non è del mestiere…

      Il sito contiene tutte le risorse (gratuite) necessarie per scrivere in totale autonomia il business plan ed è a disposzione di tutti. Ti auguriamo di riuscire ad aprire la tua attività e di trasformarla in un business di successo. Nel qual caso, ovviamente, ti chiediamo di tenerci aggiornati, fosse anche tra due anni..

  63. Giorgio says:

    Ciao, volevo chiedere una curiosità.. Volevo consultare il Piano Economico finanziario e magari anche l’analisi costi benefici per un progetto pubblico di grandi dimensioni che sarà realizzato vicino a dove vivo. Mi chiedevo se fossero documenti accessibili ai comuni cittadini e se sì dove fosse possibile consultarli.
    Spero che con la vostra grande preparazione mi sappiate essere d’aiuto.
    Grazie mille

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Giorgio,

      prima di tutto, GRAZIE per il complimento che ci hai fatto (mi riferisco a quel “..la vostra grande preparazione..” che hai scritto).

      Secondo poi, rispondo alla tua domanda: tutti i documenti riguardanti la Pubblica Amministrazione (almeno quelli “ufficiali”) sono pubblici e se ne può richiedere la visione in base alla legege 242/90 (è proprio la legge sull’accesso agli atti della P.A.). Quindi, si può chiedere di vedere il bilancio di una PA, si possono vedere le interrogazioni, glio interventi e simili.

      Anche l’analisi costi-benefici di cui scrivi dovrebbe essere accessibile al cittadino in base alla 242/90, poichè si tratta di un’analisi rivolta a capire quali sono i benefici che trae la collettività a seguito di un intervento della PA. E l’intervento della PA, qualcunque esso sia, ha un costo che viene finanziato con soldi pubblici. E quindi, a rigor di logica, detta analisi è accessibile.

      Solo che, spesso, i documenti di pianificazione di una PA sono contenuti (come tutti) nell’ambito di un “business plan della PA” (se lo vogliamo chiamare così…) il quale NON è un documento ufficiale, almeno che io sappia; e quindi “esce” dalla possibilità di essere visionato in base alla 242, almeno fino a che i soldi pubblici destinati al progetto non vengono impeganti dalla PA stessa.

      Poi, sul “dove” è possibile visionarli, dipende dalla PA di riferimento; se sono documenti di una Regione, si va in Regione all’Assessorato competente, Se sono provinciali, si va alla Provincia competente e così via.

      Se sono documenti di un ministero, di un ente Pubblico o simili, si va alla sede di ognuna di queste PA.
      La ricerca, spesso, è un “pò” affannosa, lo riconsoco. Ma se non si perde la pazienza dietro a tutta questa folle burocrazia, ogni tanto si riece a cavareil famoso ragno dal buco…

  64. silvana says:

    salve..
    dovremmo ammortizzare alcuni beni quali ad esempio l’acquisto di macchine caffè da bar e ristrutturazioni locale. la quota sarà costante per gli anni considerati?
    grazie

    • Giancarlo Barbarisi says:

      Ciao Silvana,

      in linea di massima; SI, le quote sono costanti. Questo è quello che dice il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) in proposito.
      In presenza di alcune condizioni, però, le quote possono essere crescenti e/o decrescenti: dipende da una serie di fattori. Un commercialista ne sa infinitamente più di noi e potrebbe darti i consigli giusti.

      • Ciao,
        come fare un BP nel caso di una società che si occupa di crowdfunding e successivamente funziona da incubatore?
        mi date qualche suggerimento?
        Grazie!

        • Giancarlo Barbarisi says:

          Ciao Giorgia,

          le modalità di funzionamento di una società che si occupa di crowdfunding sono le stesse che valgono per tutte le altre aziende e, di conseguenza, le modalità di redazione del business plan sono le stesse. Certo, ci sono alcune difficoltà dovute all’estrema “novità” dell’attività di crowdfunding (che, al momento, in Italia sono poco diffuse) ma, anche in questo caso, ci troviamo di fronte alle “solite” difficoltà in cui si imbatte chiunque deve scrivere il piano di business per un prodotto (o servizio) “nuovo” e non innovativo (c’è una differenza abissale tra i due termini..).

          Immagina, per esempio, quali difficoltà si è trovato di fronte chi, circa una ventina di anni fa, ha inventato il telefonino (prodotto “nuovo” e non innovativo): ha dovuto “convincere” chi lo ascoltava che il futuro sarebbe passato attraverso un telefono che si può mettere in una tasca o, per le donne, in una borsa!!
          Allo stesso modo, quando gli inventori di Google (Sergey Brinn e Larry Page) avevano bisogno di finanziamenti per sviluppare il loro algoritmo, hanno dovuto convincere qualcuno che Google.com sarebbe diventato il primo motore di ricerca del mondo. E ci sono riusciti. Oggi è facile dirlo, ma all’epoca Google non esisteva…

          Scusa se mi sono dilungato un pò troppo (potrei proseguire con altri mille esempi, ma credo che il concetto ti sia chiaro..), ma, di fatto, ogni volta che c’è un’idea “nuova” (e/o anche innovativa) c’è sempre il solito dilemma: come convincere qualcuno che l’idea è valida sia dal punto di vista economico che da quello finanziario. E, proprio questo, è il motivo dell’esistenza del piano economico-finanziario all’interno del business plan.

          Non so darti consigli precisi se non quello secondo cui il piano di business deve essere redatto in modo chiaro, semplice e professionale. Al suo interno devi portare tutti i casi in cui il crowdfunding è un’attività che “fa fare business” (anche se siamo nel campo del no profit..) a chi lo utilizza. Potresti utilizzare le esperienze dei Paesi in cui questa attività “tira”, funziona. Sicuramente ci vorrà un pò di tempo (in Italia siamo sempre in ritardo, su queste cose..), ma se riesci a convincere (e a coinvolgere) qualcuno a finanziarti, il gioco è fatto.

          Se vuoi fare il business plan in modo semplice, chiaro e professionale, clicca qui:

          http://www.businessplanvincente.com/prodotti/come-fare-il-business-plan

          E’ la GUIDA PRATICA che ha aiutato (e sta aiutando) migliaia di imprenditori e aspiranti imprenditori a scrivere la loro idea di business in modo professionale.

  65. I was recommended this website through my cousin. I’m no longer sure whether or not this submit
    is written by him as no one else recognize such exact
    about my trouble. You are wonderful! Thanks!

Trackbacks/Pingbacks

  1. IL FABBISOGNO FINANZIARIO E LE FONTI DI FINANZIAMENTO - [...] all’interno del business plan, nella sezione dedicata alla pianificazione finanziaria (clicca qui per il piano economico-finanziario). Qui devi specificare …
  2. LA VALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI - [...] I metodi di valutazione degli investimenti più utilizzati nella prassi, si basano su questo concetto di valore attuale e …
  3. Il business plan e i finanziamenti alle imprese: come e dove trovare i soldi per avviare un'attività? | Business Plan - [...] di previsione di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato al piano economico-finanziario (leggi qui l’articolo). E’ quindi necessario disporre delle …
  4. Business Plan e differenze territoriali | Business Plan - [...] di poche informazioni, scritte in modo estremamente sintetico (ma non approssimativo), con dati del piano economico-finanziario estremamente ridotti. Perchè? …
  5. Fare l'avvocato del diavolo è un'attività molto scomoda, ma essenziale per conoscere i punti deboli di un business! | Analisi dei costi - [...] pezzi a basso margine, per “rientrare” degli investimenti effettuati (in pratica è il piano economico-finanziario). Poichè non è vero …
  6. I Fondi Europei per la Cultura: come fare per presentare il Progetto | Business Plan - [...] raccolta di fondi, oppure  risorse proprie, oppure chiedendo finanziamenti  a terzi). Nel piano economico – finanziario del progetto devono …
  7. Fondo di Garanzia Eurofidi | BLOG - [...] il piano economico-finanziario [...]
  8. Contributi al turismo della tuscia romana | BLOG - [...] Per accedere ai contributi a fondo perduto occorre predisporre un business plan in cui descrivere in modo dettagliato il …
  9. Emilia Romagna: contributi per l'innovazione | BLOG - [...] termine istruttoria 28/02/2013; Per assistenza nella redazione del business plan e del piano economico finanziario puoi scrivere …

Lascia un commento